Pantaloni di velluto, scarponcini da montagna, giacca elegante in cotone e pashmina al collo. Il tutto accompagnato da una faccia raggiante, occhi di ghiaccio, barba e capelli arruffati da folletto dei boschi. Parliamo di Paolo Cossi, fumettista veneto che ieri, nell’ambito degli eventi organizzati dal Trento Film Festival, ha presentato il suo fumetto Il burattinaio delle Alpi (Hazard Editore).

Soprannominato dalla critica “il folletto dei fumetti”, Paolo nasce a Pordenone nel 1980, segue corsi di fumetto con grandi nomi come Cavazzano (tra i più famosi disegnatore Disney italiani), Toffanetti (Nathan Never) e Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) e nel 2002 vince il 1º premio al concorso Jacovitti, che gli permette di frequentare gratuitamente la Scuola del Fumetto di Milano. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro: Corona. L’uomo del bosco di Erto, graphic novel sull’eclettica figura dell’alpinista, scultore e scrittore Mauro Corona.

Accompagnato dal suo editore Giovanni Miriantini, Cossi ha intrattenuto il pubblico in Piazza Fiera illustrando il progetto alla base della sua graphic novel, alternando momenti di discussione e “performance live” – illustrazioni tratte dal racconto del fumetto disegnate dal vivo. Tema della graphic novel è la valorizzazione del patrimonio culturale delle regioni transfrontaliere (che per noi italiani è sinonimo di Alpi) e dei territori montani. Il progetto, reso possibile grazie a una convenzione  Unesco del 2003 sulla salvaguardia del patrimonio umano immateriale – a cui hanno aderito ben 144 Paesi -, racconta la storia di un burattinaio e della sua apprendista, una studentessa adolescente che decide di spostarsi dalla città per andare alla ricerca del suo passato tra le montagne.

Il fumetto è stato ispirato dalla storia di una famiglia di burattinai comaschi, i Pigliapochi di Macugnaga (in arte: i Pigliapupazzi), che ancora oggi costruiscono con le proprie mani e portano in scena burattini in legno e stoffa identici a quelli che si sarebbero potuti vedere nelle fiere di paese dei secoli scorsi. L’arte dei burattini, antico mestiere tramandato da generazioni nelle valli dell’arco alpino, è uno dei tanti beni immateriali – miti, leggende, tradizioni – andato quasi perduto a partire dal secondo dopoguerra, complice l’arrivo delle strade che hanno offerto soprattutto ai giovani una via di fuga verso le grandi città. Erano proprio i burattinai che, grazie al mestiere che permetteva loro di viaggiare di villaggio in villaggio e di festa in festa, divenivano i custodi delle tradizioni immateriali delle valli montane. Racconti di valli incantate, mulattiere, sentieri sui monti e animali magici, che i burattinai imparavano in un paese per poi riportarli a casa e farli raccontare ai propri burattini durante i loro spettacoli.

L’idea di utilizzare la graphic novel piuttosto del classico libro o documentario nasce dal desiderio di informare sui paesi alpini con un occhio rivolto alle nuove generazioni. “Bisogna ammettere che noi, la nostra generazione, siamo già bruciati,” mi confida ironico Cossi scambiando due chiacchiere dopo la presentazione “anche se sono  positivo: c’è molta gente che sta tornando sui monti, complice la ricerca di un modo di vivere nuovo e forse anche a causa della crisi. Ciò non toglie che resta comunque un forte bisogno di un passaggio di testimone tra generazioni, per quel che riguarda le tradizioni”.

Le radici sono importanti, importantissime, ma l’uomo è nato con le gambe per andare altrove”. Questa citazione, scelta da Cossi per aprire la conferenza può avere un duplice significato. Se da una parte è vero che le gambe sono state il mezzo con cui in molti hanno abbandonato i monti in passato, attratti dalle città e dalla vita moderna, ora che le nuove tecnologie ci permettono di restare connessi in qualsiasi luogo del pianeta – in un periodo, quindi, in cui non c’è più la necessità di essere fisicamente presente sul luogo di lavoro – è di nuovo possibile tornare sulle proprie gambe alla ricerca delle proprie radici. L’altrove è diventato il nostro passato; ciò che dovrebbe essere familiare deve venire riscoperto attraverso un viaggio nel tempo e nei luoghi della storia dei monti.

“Un bambino cresce con le storie che gli sono state raccontate” spiega Mario Pigliapochi, in un breve video sui burattinai proiettato durante l’incontro. Ed è per questo che è importante insegnare ai giovani ad andare a riscoprire il proprio passato attraverso la ricerca di tradizioni ormai quasi dimenticate – ricercarle, quindi, ma anche continuare a tramandarle alle generazioni future. Solo così sarà possibile rendere accessibile a tutti il delicato insieme di beni immateriali sempre più a rischio estinzione.

Il burattinaio delle Alpi è un riuscitissimo esempio di come sia possibile svolgere questo difficile compito rendendo il tema della protezione dei beni culturali appetibile e piacevole, distaccandosi dall’ambiente accademico che rischia, attraverso la pubblicazione di prodotti classici – testi, fotografie, documentari – di escludere completamente una fascia di pubblico di fondamentale importanza: i giovani.

Il progetto prevederà inoltre, la distribuzione completamente gratuita della graphic novel sia in formato cartaceo sia e-book, per facilitarne e massimizzarne la distribuzione. Non appena sarà disponibile, non mancheremo di aggiungere un link anche qui su NBM, restate in ascolto!