Istanbul, città magica che ammalia e incanta chiunque la visita. Le fotografie di Stefania Cason cercano di ritrovare nei volti dei suoi abitanti una realtà fatta di gesti quotidiani e momenti di normalità. Uno sguardo da ‘semplice turista’ che per una volta evita i monumenti e le attrazioni da cartolina e ricostruisce con scatti rubati una giornata tipo degli abitanti della città turca a cavallo tra due continenti.



Venditore di miele lungo la strada di Ḉarṣamba

Donne all’esterno della Moschea di Fatih. Il quartiere sorto intorno al monumentale complesso della moschea è popolato per lo più da immigrati delle zone dell’estremo est anatolico, persone molto attente ai dettami religiosi.

Un bimbo nella zona di Zeyek. Le case di legno, di periodo ottomano antiche di 200 anni, rendono questa zona una delle più pittoresche di tutta Istanbul.

Momenti di gioco nelle strade del quartiere di Zeyek.

Sguardo malinconico di una bimba esclusa dai giochi in strada.

Donna a passeggio a Fener, storico quartiere greco di case ottomane colorate, alcune superbamente restaurate, altre impietosamente diroccate.

Bambine all’uscita da scuola nel quartiere accanto al Ponte di Galata.

Tradizione e modernità all’uscita da scuola.

Due pullman che si incrociano, una macchina fotografica e sorrisi spontanei.

Contrasti al Caffè Lotti, storico ritrovo da cui ammirare una superba vista del Bosforo e della città.

Credenti intenti nel rituale della purificazione prima della preghiera all’interno della Moschea di Solimano.

Ritratto di venditore al mercato del Gran Bazar.

Un anziano attraversa la piazza antistante la Moschea Blu.

Pausa caffè nella caotica Piazza Taksim, cuore pulsante della città.

Donna intenta ad impastare il pane in un locale vicino alla Basilica di Santa Sofia

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Stefania Cason, 34 anni, vive e lavora in provincia di Varese. Da sempre con la macchina fotografica in mano per serbare ricordi di occasioni importanti e della vita di tutti i giorni. I tanti viaggi sono diventati un modo per vedere il mondo attraverso l’obiettivo della sua reflex, per non dimenticare, per non smettere mai di guardare.