I newyorkesi: non si può non restarne rapiti, non appena vi si entra in contatto, che sia per strada, in metro o in una tavola calda.

Ho cercato di osservarli, di studiarli, di carpire i loro segreti, di conoscere anche solo un piccolo frammento della loro vita.

Mi affascinano da sempre, con quella capacità di estraniarsi da tutto, come se non vivessero in una metropoli di 8 milioni di abitanti, come se al segnale “go” non stessero attraversando un incrocio con altre decine e decine di persone, come se ci fossero solo loro e i loro pensieri, celati dietro un libro o un iPod.

Imperscrutabili, nelle loro mise anonime o eccentriche, modaiole o terribilmente trasandate, ognuno con una storia sul volto, che puoi solo immaginare o, meglio, credi di poter immaginare.

Non ti guardano, i newyorkesi: non incroci mai il loro sguardo, non puoi farlo, non è una questione di principio, è semplicemente la loro vita, è una preziosissima questione privata. Ed è giusto così, non credo ci sia presunzione o chissà quale chiusura dietro quest’atteggiamento, perché è lo stesso atteggiamento che improvvisamente si dissolve quando, accoglienti come nessun altro sa essere, si scusano se ti urtano per strada, ti chiedono se hai bisogno di una mano per portare le valige su per le scale o addirittura ti dicono “entra nel sottoscala e prendi la mia bici quando ne hai bisogno, tranquillo!”.

Mi piace guardarli, i newyorkesi, consci di vivere in una città straordinaria, cui nessun libro e nessun film potrà mai rendere giustizia. Una frase, però, forse ci riesce: “Vorrei aver diciott’anni per vivere tutta una vita quaggiù”, scriveva Pasolini.

Luca Laghetti, giovane ingegnere barese, deve l’amore per la fotografia all’innata voglia di conoscere il mondo in ogni dettaglio che, fin da piccolo lo contraddistingue, curiosità che lo porta a “scappare di casa” all’età di quattro anni, alla scoperta del rudere al di la del cortile. Ma saranno le mille facce di New York assaporate nel soggiorno del 2010 ad illuminarlo: la fotografia ora non è più solo una passione ma il suo lavoro.  [facebook]