Trekking intorno al mondo – 240 escursioni nei 5 continenti, questo è il titolo della nuova guida Lonely Planet edita da EDT e presentata al Trento Film Festival dal fondatore della collana, l’inglese Tony Wheeler.

Tema del nuovo volume, realizzato da Jonathan Tartour, che va ad affiancarsi a due precedenti guide sulla Patagonia e sul Nepal, è il trekking: idee, itinerari e consigli pratici per vivere un’esperienza indimenticabile su un percorso a scelta tra più di 240, in ben 43 paesi del mondo. Il libro, un volume di 352 pagine e quasi un chilo di peso, è destinato tanto agli esperti escursionisti, quanto ai neofiti, che troveranno preziosi consigli su come pianificare e affrontare il viaggio, a partire dalla preparazione dello zaino fino a informazioni dettagliate su come guadare un torrente, filtrare l’acqua dei fiumi o fare escursionismo in compagnia di bambini.

10 trekking in particolare colpiscono per la loro bellezza: il Routeback Track in Nuova Zelanda, il GR20 in Corsica, l’Haute Route in Svizzera, il Pays Dogon in Mali, l’Overland Track in Australia, il Cammino Inca in Perù, l’Himalaya indiano e il ghiacciaio del Baltoro in Pakistan, a cui si aggiungono il classico campo base dell’Everest e il Narrows nello Zaion National Park negli USA.

Ma non è necessario cambiare continente per vivere un’esperienza indimenticabile sulle proprie gambe. L’Europa è molto ben rappresentata all’interno del volume, così come lo è l’Italia, con tre interessanti trekking: il Grande anello dei Sibillini, la Grande Escursione Appenninica (di cui abbiamo parlato su NBM) (Parte Sud) e la Traversata delle Dolomiti sull’alta via n.1, più qualche breve accenno alla Costiera Amalfitana, il Giro del Monviso, l’Alta Via N.2 e le pendici dell’Etna.

Per la presentazione del libro abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con Wheeler.

Un altro volume a tema escursionistico nella libreria Lonely Planet: stiamo assistendo a un ritorno del camminare come tipologia di viaggio?

“Non necessariamente;” confessa Wheeler “il camminare è sempre stato un tratto caratteristico di qualsiasi viaggiatore: non tutti i camminatori sono escursionisti da montagna, anche chi visita una città passa gran parte del tempo muovendosi a piedi. Quel che è sicuro è che stiamo assistendo a una crescita dell’interesse per il raccontare e il leggere di viaggi in cammino: ora se ne parla molto di più che negli ultimi 40 anni. Esistono paesi in cui gran parte del turismo si basa sulle escursioni a piedi, la Nuova Zelanda, ad esempio, insieme a molti altri. È inevitabile che cresca l’interesse per queste destinazioni”. Anche se, ammette, solo il 5% delle pubblicazioni Lonely Planet sono sul trekking: “vedete, il target delle guide di viaggio non è più solo il classico viaggiatore backpacker, bisogna scendere a patti con il fatto che c’è chi vuole semplicemente passare le proprie vacanze rilassandosi in albergo o facendosi portare da un’attrazione all’altra. Siamo di fronte a molti nicchie di viaggiatori piuttosto che un viaggiatore con caratteristiche comuni a tutti gli altri”. Per quanto neghi le proprie capacità in questo campo, si sente emergere sempre più verso la superficie chiaramente lo spirito del businessman Wheele , quasi come se in lui convivessero due personalità in lotta tra loro: il backpacker figlio dei fiori partito – parole sue – per raggiungere i Beatles in India negli anni ’70  e l’imprenditore  il cui patrimonio (insieme alla moglie e co-fondatrice Maurice Wheeler) è valutato intorno ai  190 milioni di dollari.

Tony Wheeler al Trento Film Festival

Cosa ne pensa invece, della tecnologia? Smartphone, tablet; non stiamo forse perdendo un po’ il lato avventuriero del viaggio?

“C’è poco da discutere , il futuro è proprio quello: gli e-book, i navigatori GPS, i cellulari intelligenti. E non c’è neppure più la scusa delle batterie: esistono sul mercato pannelli solari economici e leggeri che qualsiasi viaggiatore può portare con sé nelle proprie escursioni”. E allora ha senso continuare a produrre libri? “Beh nel caso dei libri, la batteria non si scarica proprio mai… e se cadono in un fiume si possono ancora riutilizzare”, ride. “Il nostro obiettivo- il motivo per cui abbiamo iniziato a scrivere queste guide – è fornire ai lettori informazioni non ancora disponibili attraverso altri canali. Ed è quello che cerchiamo di fare anche oggi, attraverso i libri e le nuove tecnologie“.

Continuiamo a discutere sul futuro del viaggio e delle guide e Wheeler appare sempre più come un uomo diviso tra passato e presente, tra il viaggiatore e il fondatore della collana, tra l’ideale del viaggiatore da lui stesso proposto 40 anni fa e il viaggiatore contemporaneo, naso sempre calcato sulla cartina o sulla guida.

Abbiamo sentito dire che c’è chi usa la Lonely Planet per annotare i posti dove non andare, per evitare di incontrare il turismo di massa.

“Sì, l’ho sentito anch’io”, sorride, “ma anche loro in un modo o nell’altro fanno parte del nostro pubblico. Il mondo è in continuo cambiamento e sempre più persone viaggiano, chi per diletto, chi per lavoro. Alcuni paesi si aprono, altri si chiudono. C’è la necessità di continuare ad avere notizie aggiornate sui posti che si visitano. Spesso anche chi usa la Lonely Planet per sapere dove non andare alla fine trova utili alcune sue sezioni, magari quelle più generali su trasporti, salute, festività”.

Piani per il futuro?

“Come saprete, tra il 2007 e il 2011, la BBC Worldwide ha acquistato tutte le azioni della Lonely Planet. In realtà, almeno sulla carta, non ho più un ruolo ufficiale nell’organizzazione, anche se continuo comunque a collaborare in vari modi. Non so però esattamente quali siano i loro piani. Per quel che mi riguarda, al momento mi sto dedicando alla ricerca di luoghi insoliti del pianeta, quelli che chiamo le Dark Lands: paesi come il Congo, la Colombia, la Somalia, Papua Nuova Guinea, ad esempio, dove il turismo è scarsissimo e dove spesso viene consigliato di non andare. Eppure sono luoghi affascinanti, forse proprio per il fatto di essere off the beaten track. Bisogna far conoscere questi luoghi non solo perché sono interessanti dal punto di vista culturale, paesaggistico e storico ma anche per sviluppare l’economia locale. È come in Nepal: il mercato necessita dei turisti, sono uno dei pochi modi di sfamare le popolazioni locali. Togli quello e non rimane niente. E i locali lo sanno benissimo”.

Qualcosa di particolare che le è successo mentre era in viaggio recentemente?

“Come Lonely Planet abbiamo (qui Wheeler usa la terza persona singolare, ndr) una guida per quasi ogni paese del mondo, guide di sub, guide sul cibo, guide sul trekking. Un po’ di tutto. Tempo fa, però, mi trovavo in Kazakistan e ho assistito al lancio di un vettore spaziale che avrebbe trasportato un turista nello spazio. Mentre assistevamo ai preparativi qualcuno mi ha chiesto se avessi in programma una guida ai viaggi nello spazio. Ecco, questa ci manca, ho pensato. Certo, con un audience di 10 persone al massimo non mi sembra un grande affare”.

Ora forse no, ma chi lo sa, magari tra qualche anno ne risentiremo parlare.

BIO: Tony Wheeler, nato in Inghilterra nel 1946, consegue una laurea in ingegneria alla Warwick University, seguita da un MBA alla London Business School. Nel 1972, dopo aver lasciato il suo paese natale, parte  in compagnia della moglie Maureen per un viaggio che li porta a compiere un mezzo giro del mondo lungo il cosiddetto hippie trail, passando per l’Asia e raggiungendo infine l’Australia. Il libro del 1973 che racconta quest’avventura, intitolato Across Asia on the Cheap, seguito a breve da South-East Asia on a Shoestring, contribuì a definire un nuovo standard per quel che riguarda le guide di viaggio, creando di fatto una nuova categoria di viaggiatore: l’independent traveler. Più di trent’anni dopo, l’impero Lonely Planet è divenuto una delle maggiori case editrici e uno dei marchi più noti al mondo, con uffici in tre continenti, 400 impiegati, 250 scrittori, più di 600 titoli e vendite annuali di più di sei milioni di copie. Il racconto di questa success story, Unlikely Destinations – The Lonely Planet Story è edito in Italia da EDT con il titolo Un giorno, viaggiando: the Lonely Planet story. Ad agosto/settembre di quest’anno la Lonely Planet pubblicherà il libro Tony Wheeler’s Dark Lands, già in prevendita su Amazon.