Voglio parlare della fine del mondo, ma  non della fine del mondo legata al tempo della storia, all’Apocalisse o alla fine che seguirà quando tutta la terra sarà inquinata,  ma della fine del continente americano, a sud del sud del mondo. A questo selvaggio orlo della terra è legato il nome di un grande visionario, il padre salesiano Héctor Salaberry che il 21 dicembre 1913, a Capo Froward, 90 km dalla città di Punta Arenas, mise  una grande croce di pietra detta la Cruz de los mares, perché quel promontorio che si affaccia sullo stretto di Magellano divide le acque dell’oceano Pacifico dalle acque dell’oceano Atlantico. In verità questa croce non è proprio quella che sta più a sud di tutte le altre, (perché più a sud di tutte vi è la croce di capo Horn) ma è quella che si trova alla fine di un continente che inizia in Alaska e termina a Capo Froward, dopo di che esiste un arcipelago vastissimo e disabitato, popolato di isole piccole, insidiose, sgranate in mari tempestosi.

Capo Froward è un promontorio roccioso alto 400 metri, testimone perenne dello scontro millenario fra i due oceani più grandi del mondo, l’oceano Atlantico e l’oceano Pacifico. La croce era formata da due travi di ferro lunghe 12 metri, una delle quali affondava per tre metri nel terreno roccioso. Una vera e propria «spada nella roccia», che ricopriva di vero spirito messianico non chi l’avesse estratta, ma chi l’avesse conficcata. Il primo monumento fu divelto dal vento, ma nello stesso punto il 5 marzo 1944 fu edificato il secondo monumento, alto 21 metri. Era una croce di cemento armato, con grandi fori nelle braccia, visibile da 35 km di distanza che con la sua presenza continuava il messaggio lasciato dalla prima. Poichè froward significa luogo orribile e quel promontorio sfida i venti e le furie del mare, anche questa croce fu divelta dalle intemperie, così nel 1987, in occasione del viaggio apostolico del papa Giovanni Paolo II in Cile, fu eretta una terza croce fatta con tondini di ferro alta 50 metri di colore bianco che ancora regge alle raffiche di vento.

La cruz de los mares non sta tanto a significare la presa di possesso di un territorio, bensì il compiersi di una catena di profezie che rimontano ai tempi della Bibbia. Infatti, ai piedi della croce vi sono i versi del salmo 71 che tradotti in italiano dicono: “e dominerà da mare a mare fino agli estremi confini della terra”. L’invocazione a portare la parola del Dio degli Ebrei fino agli estremi confini della terra non risuona solo in questo salmo, ma è presente anche in molti altri salmi profetici, come una costante degli scritti dell’Antico testamento. Profezia che viene ripresa anche nel Nuovo Testamento, più precisamente negli Atti degli Apostoli, quando Gesù dice ai suoi discepoli “mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”.

Come sappiamo, il Vangelo fu portato sullo stretto di Magellano dai salesiani capeggiati da Don Giuseppe Fagnano che arrivarono nel 1887 a Punta Arenas. Arrivando agli estremi confini della terra, essi non si videro come dei semplici missionari, ma come gli interpretri di quella antichissima profezia. Non bisognava solo testimoniare una presenza missionaria, ma dimostrare che la loro presenza si collocava alla fine di questo ininterrotto fiume di parole iniziato ai tempi della Bibbia e concluso nel 1913 alla fine del continente americano.

Perchè padre Salaberry scelse quest’anno per edificare la sua croce monumentale? Perchè in quell’anno ricorreva il sedicesimo centenario della dichiarazione dell’imperatore Costantino, avvenuta a Milano nel 313, (in seguito all’apparizione della Croce a Ponte Milvio, con la scritta In hoc signos vinces, prima della vittoriosa battaglia con Massenzio) con la quale il cristianesimo veniva dichiarato religione ufficiale dell’impero romano. Insomma il sacerdote salesiano, edificando quel monumento si ricollegava alla Bibbia, al Vangelo e ai missionari di Don Bosco, mentre riscriveva una nuova carta geografica che andava dal regno di Israele, alla Gerusalemme del Vangelo, alla Roma degli antichi imperatori, alla Milano di Costantino, alla Torino di Don Bosco,giù giù fino a Capo Froward.

Alla fine di questo vertiginoso tunnel scavato nei secoli della storia, ci viene da chiederci se esiste al mondo un luogo più denso di significati profetici, più carico di una dimensione visionaria di quanto non lo sia l’ultimo promontorio del continente americano.

Proprio per ricordare questo evento, nel mese di marzo si è recata a Capo Froward una troupe cinematografica per filmare i luoghi dell’azione missionaria dei salesiani, che si sviluppò proprio lungo le sponde dello stretto. Ma siccome l’isola della Terra del Fuoco è un baule pieno di sorprese, ci è sembrato logico ricordare che il canale che scorre a sud dell’isola, ossia il canale Beagle, porta i segni della presenza di Darwin. Per cui abbiamo costruito due percorsi paralleli, quello della scienza e quello della fede, percorsi rappresentati da due attori che prima camminano separati poi quando si incontrano decidono di camminare insieme fino alla croce. Il film si chiamerà proprio “Una croce alla fine del mondo”.

Se nella finzione cinematografica la scienza e la fede arrivano senza fatica fino alla croce, nella realtà gli attori, i tecnici e le attrezzature hanno impiegato molto più tempo ad arrampicarsi sul promontorio. Perché il sentiero che sale fino alla croce è quasi inesistente, ripidissimo, attraversato da ruscelli e spazi fangosi, battuto da un vento micidiale o da un sole che ricorda come il buco dell’ozono si sia aperto proprio sulla croce. Il film, che è ancora in fase di lavorazione, verrà proiettato a Punta Arenas nel novembre del 2013, quando verrà ricordato l’autore dell’insigne monumento.

In quell’occasione io ricorderò che il mondo è diviso da frontiere ma i grandi visionari sono capaci di tracciare strade attraverso la storia e la geografia, e che basta capovolgere la sfera della terra per verificare che Capo Froward non si trova alla fine del mondo, ma all’inizio di un “nuovo mondo”.

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Nicola Bottiglieri insegna letteratura ispanoamericana all’Università di Cassino. Si è occupato di viaggi reali e immaginari nell’Oceano Atlantico e ha scritto Le case di Neruda, il romanzo Afrore eTristissimi Tropici. L’ultima sua opera narrativa è l’ebook A sud del sud, quasi fuori della carata geografica, viaggio dall’Italia nella Terra del Fuoco, fino a Capo Horn, per recitare la poesia l’Infinito di Leopardi, l’unico luogo dove la parola infinito ha davvero un senso. La scelta di pubblicare un ebook dipende dalla convinzione per cui oramai i libri di viaggio devono viaggiare nella rete.

La foto in alto e in homepage è stata scattata nella Terra del Fuoco da Natalia Altamirano Lucas.