Roma, stazione Termini, 07 luglio 2012.

La nostra avventura parte da qui. Con un marito appassionato di bicicletta, avrei dovuto sapere che prima o poi mi sarei fatta convincere a fare questa stravagante vacanza (se così si può chiamare…): in bicicletta da Berlino a Copenaghen, in circa 15 giorni (arrotondando a 20 per un po’ di meritato riposo), circa 700 km.

Io, mio marito Federico e nostra figlia Beatrice, di quasi 3 anni, con tanto di borse ai lati delle bici, seggiolino montato sulla bicicletta di Federico e carrelletto al seguito.

I giorni pre-partenza sono ricchi di emozioni contrastanti: da un lato l’eccitazione di intraprendere un viaggio così diverso dal solito, e dall’altro un grande quesito a cui non sappiamo rispondere: come reagirà Beatrice? Sarà contenta, o capricciosa o, ancora, annoiata? Collaborerà o sarà un ostacolo alla serena prosecuzione del viaggio? La vacanza dipende quasi totalmente da lei. Alcuni amici ci dicono che siamo “matti” a fare una cosa del genere con una bambina così piccola, altri danno per scontato che non sarebbe venuta con noi: quando raccontiamo il programma di viaggio ci rispondono entusiasti “Ma che bello! E Bea a chi la lasciate?”. Altri ancora pensano che l’esperienza sarà indubbiamente bella, ma che Bea è troppo piccola e non la ricorderà. A questi, Federico risponde con sicurezza che probabilmente Bea non ricorderà i dettagli, ma tutto il viaggio nella sua interezza farà parte del bagaglio di emozioni e di esperienze che si porterà dietro tutta la vita. Da qui viene il titolo della nostra avventura: “troppo piccola per dimenticare”.

Stabilito il programma, decise le tappe a grandi linee e mappe alla mano, arriviamo al giorno della partenza. Che, purtroppo, inizia con una disavventura: appena occupata la cuccetta del treno che ci porterà a Monaco, ci allontaniamo entrambi, io per portare al bagno la piccola e Federico per sistemare meglio le biciclette nel vagone apposito. Un po’ superficiali noi, ma tanto disonesti loro che approfittano della nostra assenza, entrano in cuccetta e ci rubano la macchina fotografica e la piccola tracolla con dentro TUTTO: i nostri passaporti, i bancomat e la carta di credito, i biglietti cartacei del treno (non stampati da una mail ma inviati direttamente da un’agenzia torinese che chiaramente di sabato sera è chiusa) e circa 200 euro in contanti. Ci crolla il mondo addosso. Entro 3 minuti ci troviamo a decidere cosa fare, se scendere dal treno che sta per partire e molto probabilmente rinunciare alla nostra vacanza, o proseguire, ma praticamente da clandestini! Optiamo per la seconda, anche perché il treno parte e quasi non ce ne rendiamo conto. Siamo sul treno che ci porterà a Monaco, e poi da lì prenderemo la coincidenza per Berlino, senza uno straccio di documento e né tanto meno un biglietto che attesta l’avvenuto pagamento della tratta.

Io mi faccio vincere da una crisi di pianto: ho tanta paura, e angoscia. Perché siamo quasi senza soldi, non sappiamo quello che da adesso ci aspetta, e non sappiamo se e come arriveremo a Berlino, e la bambina è così piccola…il senso di responsabilità nei suoi confronti mi opprime. Ovviamente, non vogliamo fare nulla che possa minimamente metterla in pericolo, o “sfidare la sorte”, ma allo stesso tempo ci sentiremmo sconfitti se rinunciassimo a tutto ancora prima di iniziare. Comunque, visto  che Beatrice continua a chiedermi: “Mamma! Perché piangi?” decido di smettere di disperarmi, anche perché non voglio che percepisca le emozioni che ora mi invadono. Le sorrido e la stringo forte, cercando di spiegarle in semplici parole quello che è appena successo. Dopo circa mezz’ora arriva il controllore, a cui raccontiamo l’accaduto, e il quale ci avvisa che dobbiamo scendere alla fermata successiva, perché privi di documenti.  Proviamo a convincerlo ma inutilmente, continua a ripetere che la cuccetta è come una camera d’albergo, e non possiamo occuparla senza documenti. Per nostra fortuna si avvicina a noi uno controllore tedesco che parla perfettamente l’italiano, a cui raccontiamo tutto e che ci promette di parlare con il suo capo.

In effetti, essendo la tratta Italia-Germania, all’interno del treno è presente personale sia italiano sia tedesco, con tanto di 2 capi-treno: uno italiano, e uno tedesco, appunto. Il ragazzo torna poco dopo con una splendida notizia inaspettata: il suo capotreno è disposto ad assumersi la responsabilità di farci arrivare a Monaco, anche senza documenti e biglietti. Lo ringraziamo con le lacrime agli occhi, poco dopo il treno si ferma a Orte e noi guardiamo con gioia la stazione mentre il treno riparte, felici di non essere dovuti scendere.

Arrivati a Monaco la mattina seguente verso le sei, il nostro angelo-controllore va a  parlare con il capotreno della tratta Monaco-Berlino spiegandogli la nostra situazione. Lui ci guarda per un interminabile istante, poi ci sorride e ci fa cenno di salire. Dobbiamo fargli una gran pena: 2 derelitti con le facce stanche morte e rassegnate che lo guardano pieni di speranza, e una bimbetta che gioca per terra ignara di tutto. Ringraziato a dovere il nostro angelo-controllore, saliamo sul treno che finalmente ci porterà a destinazione.

Arrivati alla stazione centrale di Berlino, denunciamo il furto. Il giorno seguente andiamo all’ambasciata italiana, che ci fornisce un modulo con i nostri dati e con allegata una dichiarazione di furto. Usciti dall’ambasciata, facciamo tappa obbligatoria alla Porta di Brandeburgo per la foto di inizio avventura, e finalmente partiamo! In leggero ritardo sulla tabella di marcia rispetto al previsto, ma con tanta, tanta voglia in più di iniziare questa meravigliosa esperienza, carichi di energia positiva dopo la brutta disavventura vissuta.

E finalmente inizia il nostro viaggio.

Percorrendo la famosa ciclabile Berlino-Copenaghen, passiamo attraverso paesi e cittadine, pedalando su strade incantevoli lungo i fiumi e attraversando laghi, boschi e praterie. Notiamo che a nulla o poco serve il saper parlare bene l’inglese in Germania, perché tanto quasi nessuno ci capisce!

La nostra giornata tipo inizia con la sveglia verso le 7.30 e, dopo un’abbondante colazione, alle 9.30 saliamo in sella alle bici. Bea di solito trascorre la prima parte della mattinata sul seggiolino montato sulla bicicletta di Federico, e puntualmente dopo un paio d’ore chiede di essere trasferita nella “carrozza”, come l’abbiamo generosamente battezzata. Lì dentro, sommersa di cuscini, bambole, peluche, album da colorare e colori, gioca tranquilla ma soprattutto si fa dei bei sonni, permettendo a noi di farci un paio d’ore di pedalate senza interruzioni. Ci fermiamo verso l’ora di pranzo a sbocconcellare i panini preparati la mattina nella sala-colazione dell’albergo che ci aveva ospitato la notte, sdraiati su un prato o seduti su una panchina lungo il fiume, ci sgranchiamo un po’ le gambe, ci godiamo il panorama, giochiamo un po’ con Bea e ripartiamo. Gli incontri che facciamo durante le ore di pedalate sono vari: gruppi di uomini di varie nazionalità (abbiamo incontrato anche italiani!), donne e ragazze in solitaria e anche molte famiglie, con bimbi poco più grandi della nostra che pedalano sulla loro bicicletta! Se in Italia eravamo due “matti”, qui siamo solo due dei tanti. Biciclette con borsoni e carrelletti al seguito sono ovunque.

Arrivati alla fine della tappa giornaliera ci troviamo una pensioncina o bed & breakfast e, giusto il tempo di riposarci mezz’ora, usciamo a fare passeggiate e a cercare parchi e giochi per bimbi. Ci sembra doveroso, nonostante la nostra stanchezza, dedicarci dopo le pedalate completamente alla piccola, per gratificarla, perché se lo merita, e soprattutto perché abbiamo noi per primi voglia di godercela e di viverla in questo contesto così nuovo e diverso. Così scopriamo anche quanto sono perfetti questi due paesi del Nord Europa, dove tutto funziona e tutto è a misura d’uomo e soprattutto di bambino. Tantissimi parchi-giochi all’aperto, negozi con all’interno veri e propri playground per intrattenerli e agevolazioni per i piccoli ovunque.

Km dopo km, dopo circa una settimana arriviamo a Rostock, più o meno a metà del tragitto. Ci fermiamo qualche giorno, per riposarci ma anche per lavare i panni nelle mitiche “laundry”, comprare alcune cose e ritirare alla posta i soldi che ci hanno spedito i nostri genitori.

Dopo tre piacevolissimi giorni a Rostock, ci imbarchiamo sul traghetto e sbarchiamo  in Danimarca. Purtroppo il tempo ci è avverso, già in Germania non era stato bello, ma qui le condizioni meteorologiche peggiorano decisamente. Qualche giorno di pioggia ma, soprattutto, un costante forte e freddo vento genera parecchi malumori, soprattutto da parte mia, perché amo il sole e il caldo e invece mi ritrovo in pieno luglio a pedalare con felpa, giacchetto e k-way.

Anche la Danimarca ci riserva paesaggi splendidi, praterie infinite, fiumi e laghi. Approfittiamo per fare sosta e ci prendiamo un giorno in più per visitare le splendide scogliere bianche nell’isola di Moen. Passiamo su ciclabili che si srotolano lungo il mare e questo ci permette, nelle sporadiche giornate di sole, di stare sulla spiaggia a godercelo, a infilare i piedi nel mare gelato ma pulitissimo, a giocare con Bea con la sabbia bianca.

Nel giro di una settimana arriviamo finalmente a Copenaghen. Dopo la foto di rito sul canale, brindiamo con spumante appositamente acquistato per l’occasione. Siamo felici e soddisfatti dell’impresa e orgogliosissimi di Beatrice, viaggiatrice promossa a pieni voti. Perché è stata lei la vera chiave del nostro successo. Mai un capriccio, collaborativa e perfettamente capace di adattarsi a qualsiasi situazione. Speriamo con tutto il cuore che questa esperienza la ricordi per sempre, con tutte le emozioni vissute, gli odori, i paesaggi, le fatiche, le piccole soddisfazioni quotidiane per le mete raggiunte, le giornate passate con mamma e papà  a cantare serena e spensierata in bicicletta. Ma noi siamo certi che non scorderà tutto questo.

È troppo piccola per dimenticare.

– Alessia, Federico e Beatrice

  • il_capitano_achab

    tantissima stima!

  • Luigi

    Ciao! Quest’estate ho portato a termine un viaggio del tutto simile al vostro con due miei amici, da Parigi a Londra in bici!:) Per l’anno prossimo pensavamo di fare la Berlino-Copenaghen e, leggendo il tuo racconto, mi ha preso un magone pazzesco. Davvero complimenti per quello che siete riusciti a fare con la vostra bambina al seguito. Capisco cosa voglia dire il freddo, la pioggia e comprendo come ci si debba sentire di fronte all’imprevisto che avete vissuto. Questi viaggi sono in grado di regalare emozioni incredibili ed indelebili, di certo lasciano un segno importante all’anima. Parole commoventi le tue, complimenti ancora.

  • massimo

    Complimenti, bel viaggio, il vero viaggio. È nella mia lista delle cose da fare.Avete avuto problemi per il trasporto in treno?

  • Fulvio

    Che viaggio commovente!Bravissimi!

  • Bobbo72

    penso , senza troppi giri di parole, che abbiate vissuto dei momenti di vera vita!
    per me siete voi i veri ricchi!

  • MammaInOriente

    Complimenti a voi per il coraggio e, soprattutto, alla piccola Beatrice. È stata lei a fare una cosa eccezionale per i suoi 3 anni. Sarà che io con il mio primogenito non ci avrei mai pensato…con il secondo forse perché è in effetti molto più adattabile.

  • Enrico

    Semplicemente mitici !!!!!!!

  • Valerio Arcieri

    I fantastici tre straordinari in un’avventura così stravagante,e conoscendoli bene,straordinari nella vita di tutti i giorni!

  • Sergi

    Rewriting adventures with your girls. Thats great my friend. Nice pictures, nice smiles!
    Sergi, Barcelona.