Un primo visitatore del novecento così commentò: “A Kathmandu ogni edificio è un tempio, ogni giorno è un festival”. In effetti oltre 2.500 monumenti religiosi riempiono la valle della capitale nepalese e più di 50 festival caratterizzano il suo calendario, totalizzando 120 giorni di celebrazioni ogni anno. Ci sono feste indù, celebrazioni buddiste, festival delle popolazioni Newar; alcune sono grandiose Melas, fiere religiose dove a migliaia i fedeli si accalcano nel tempio della divinità onorata,  altre sono dedicate ad un solo piccolo villaggio o ad un singolo quartiere.

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Non bisogna dunque essere particolarmente fortunati per imbattersi in uno di questi avvenimenti, ma se Pashupatinath è nel tuo cuore e all’ennesimo atterraggio a Kathmandu scopri che si sta festeggiando lo Shivaratri, l’adrenalina sale alle stelle. Pashupatinath è la Varanasi del Nepal, una delle più famose mete di pellegrinaggio dei fedeli indù e uno dei centri religiosi più estesi del mondo. Vi si adora Shiva (Dio della distruzione e della rigenerazione) sotto forma di Pashupati, il “Signore protettore degli animali e guida delle greggi”. Il Dio perde il proprio aspetto terribile e assume quello più umano di Guida-Pastore il cui gregge è formato anche dalle anime dei fedeli. Questo buon pastore che accoglie sotto la sua protezione i poveri e le pecorelle smarrite viene raffigurato sotto diversi aspetti il più diffuso dei quali è il Lingam . Simbolo del sesso maschile esse si erge sullo Yoni, simbolo del sesso femminile. A Pashupatinath gli indù vanno a morire, a purificarsi e per l’annuale raduno in occasione della festa di Shiva, lo Shivaratri, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Per l’occasione migliaia di fedeli raggiungono con i più improbabili mezzi di trasporto la loro mistica capitale, un lungo e travagliato viaggio per rievocare il momento in cui il Dio aprì gli occhi dopo una lunga meditazione … la grande Mela è iniziata. Centinaia di militari piantonano le strade di accesso alla città e sorvegliano il Tempio principale, che noi ‘non indù’ possiamo solo osservare da lontano, dalla sponda opposta del fiume sacro, il Bagmati. I luoghi  che ricordavo silenziosi ed intriganti oggi sono un caleidoscopio di colori, di profumi, di violente emozioni, di affascinante confusione. L’originalità della festa è aumentata dall’arrivo di centinaia di sadhu venuti anche da lontano, persino dalla confinante India. I sadhu sono gli uomini-cenere, asceti-vagabondi ai margini del mondo che si dedicano alla meditazione e vivono di elemosina, coperti da una pelle di animale o da una vecchia coperta, i lunghissimi capelli laccati col fango a formare alti turbanti. La loro fronte è segnata da tre linee orizzontali, con una mano portano il tridente di Shiva, con l’altra la ciotola per l’elemosina. Il loro sguardo sembra leggerti l’anima; starei ad osservarli per ore ma sono piuttosto turbato. Io sono per loro una realtà ben definita, loro sono per me un enigma irrisolto: santoni o barboni, asceti o fannulloni, profeti o falliti?

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Quando verso sera li vedo radunarsi dentro un immaginario quanto invalicabile cerchio per consumare il pasto che chiude il periodo di digiuno, enormi quantità di marijuana stanno annebbiando le loro menti. I loro occhi sono fissi, il loro sguardo è vuoto, forse hanno raggiunto lo stadio in cui i desideri non esistono più. Nel frattempo i fedeli incominciano a disperdersi, la tensione è calata, il grande Lingam è ormai sazio. A Pashupatinath per un altro anno regnerà la quiete, il crepitio delle cremazioni, il silenzio delle abluzioni. Sarà sempre piacevole tornare…

Le alte montagne e le lunghe camminate ci ritemprano l’animo ma dopo 10 giorni tra le nuvole ritorniamo nella bolgia cittadina, giusto in tempo per vivere un’altra emozionante avventura nella cultura nepalese, sta iniziando l’Holi. L’Holi è il festival dei colori volanti, il festival per eccellenza di tutti gli indù del  mondo. È il simbolo della comune armonia fra le diverse sette e i diversi gruppi etnici del subcontinente indiano. È il simbolo dell’unità nella diversità, ricordando che tutti gli uomini sono uguali nonostante appartengano a diverse caste, credenze e colori della pelle. Nonostante l’Holi inizi effettivamente nel favorevole giorno di Basanta Panchami esso è osservato per gli otto giorni antecedenti alla luna piena di Phalgun. Si crede che la luce lunare, attraverso Kamdev, Dio dell’Amore, aumenti la fertilità sessuale anche nei meno giovani, arricchisca la vitalità delle genti, riempia i cuori di allegria e gioia. Il festival che è particolarmente propiziatorio per i nuovo fidanzati e gli sposi novelli e che simboleggia anche l’avvento della primavera è celebrato con maggior entusiasmo nel Terai, Nepal meridionale, dove viene chiamato Fagua o Hori che nel dialetto locale significa che si è liberi da tutti i tabù ed i complessi sessuali (ecco perché le mie compagne di viaggio venivano “palpate” così spesso!!!). Paradossalmente i ragazzi urlano brutte parole alle loro ragazze preferite, ci si insulta, fioccano sarcastiche battute ma in questa occasione nessuno se la prende. L’Holi è un patrimonio permanente dell’eredità culturale del Terai ed è celebrato in un contorno musicale di canzoni popolari romantiche prodotte con l’aiuto di strumenti tradizionali come tamburi, cembali, corni e flauti. Si beve il bhang (una bevanda derivante dalla cannabis) e si danza in completa estasi immersi nella luce lunare. Anche la dieta alimentare subisce qualche variazione ma soprattutto si consumano grosse quantità di betel che aumenta l’eccitazione e si dice beatifichi e purifichi l’intera atmosfera familiare. Lord Krishna col suo flauto simbolo dell’amore romantico è l’eroe di questo colorato festival. Molte canzoni popolari sono legate al flauto che è sempre presente tra le amorevoli labbra del Dio. Una celebre canzone così narra: “Quel giorno Krishna suonava il flauto, i tre mondi erano uniti. Di cosa era fatto il flauto? E come era legato? Quel giorno Krishna affascinò il mondo. Con ossa e carne era fatto, con amore era legato”.

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I nomi di Krishna, Radha, Rama e Sita sono sempre associati al festival nonostante esso non abbia alcun significato religioso. L’Holi è invece legato alla mitologia indù. Hiyanya Kashipu era un re indemoniato che tramava la morte del figlio Prahalad, in quanto devoto di Dio. Un giorno Prahalad fu obbligato a sedere sul grembo di Holika, sorella del re, e vi fù appiccato il fuoco. Ma con la grazia di Dio egli fù salvato mentre Holika bruciò viva. Così nel giorno dell’Holi si usano bruciare i mucchi di immondizia di primo mattino e l’occasione è conosciuta come Holikadahan. Il distratto viaggiatore noterà in questi giorni un lungo palo, detto chir, con centinaia di drappi colorati sventolanti, eretto nelle mitica piazza di Durbar Square a Kathmandu. Il palo rappresenta l’albero dove Lord Krishna si arrampicò con i sari che aveva rubato a giovani donzelle intente a lavarsi nel fiume Yamuna mentre i drappi colorati rappresentano i sari stessi svolazzanti nel vento. Nel giorno di luna piena il chir viene abbattuto e bruciato mentre stormi rumorosi di ragazzini si scontrano. Volano gavettoni di acqua colorata e variopinte polveri macchiano gli eccitati protagonisti. Le ragazze rispondono dai terrazzi e dai tetti inondano gli angusti passaggi, ma le bande motorizzate sono le più pericolose. Capito l’antifona anche noi ci lanciamo nella mischia, acquistiamo le polveri ed entriamo in questo immenso teatro pieno di simpatici arlecchini. Forse perché tra i pochi turisti a prenderne parte finiamo per essere i più colpiti dalla colorata artiglieria nemica e dopo tre ore di imboscate torniamo in albergo fradici come pulcini e colorati come pavoni. Col calare della sera ritorna la quiete e i vicoli di Kathmandu lentamente si svuotano. Ma solo per poche ore; probabilmente qualcuno sta già organizzando il prossimo evento da festeggiare.

Riccardo Prati, professione viaggiatore e cittadino del mondo. Un Master in Diritti umani e azione umanitaria. Si occupa di tematiche legate alla pace e alla nonviolenza, ha viaggiato in oltre 100 paesi ed ama i grandi overland che ha percorso in moto, auto e mezzi locali. Per info potete scrivere a  riccardoprati@libero.it