Alice in Australia c’era già stata (e ci aveva raccontato i suoi viaggi a testa in giù in 4 post dedicati a Melbourne, Sydney, Brisbane e Perth), ma quando ha attraversato di nuovo l’oceano qualche mese fa, l’ha fatto con uno spirito e una destinazione completamente diversi, che l’hanno portata tra le braccia di un koala adottato a distanza, in un mondo diametralmente opposto a quello in cui era immersa in Italia. Della sua esperienza come koala keeper parla nell’ebook I dolori della giovane koala keeper, pubblicato da Zandegù. Io, incuriosita dalle motivazioni che l’hanno spinta a fare (di nuovo) la valigia per l’Australia, le ho chiesto qualche perché. Ecco le sue risposte:

NBM: Ritornata dalla tua avventura australiana, sei ancora decisa a tenere le distanze dal mondo delle start-up, come dici nel libro? E, se sì, perché?

AA: Ho raggiunto un buon equilibrio. Ho preso le distanze da tutte le persone che non sono etiche e concrete, per esempio. Il problema non sono le start-up, gli aperitivi o le riunioni inutilmente lunghe e burocratiche, ma l’approccio al lavoro delle persone. In passato mi sono ritrovata in situazioni che non erano aderenti alla mia natura e a contatto con alcuni soggetti poco seri, più interessati al tornaconto personale che al vero bene di progetti e clienti. Ci vuole rispetto per gli altri e per se stessi. Diciamo che ho smesso di scendere a compromessi.

NBM: Cosa ti ha insegnato il viaggio in Australia e che differenza hai trovato rispetto agli altri viaggi in Australia che avevi già fatto?

AA: Questo ultimo viaggio mi ha insegnato a capire me stessa e a superare molte paure. Lavorare per mesi a contatto con gli animali, con computer chiuso e cellulare spento nel cassetto, è stata una delle esperienze più significative fatte fino a questo momento. Mi svegliavo con la luce del sole e andavo a dormire con il tramonto. Preparavo da mangiare ad animali che, prima di partire, non avrei nemmeno mai toccato. Ho tirato su serpenti, imboccato con scarafaggi vivi una coppia di gufi malati, ho tagliuzzato pulcini e passerotti per i diavoletti della Tasmania. Sono cose forti, ma non è questione di coraggio. Ho capito sulla pelle che facciamo parte di un grande cerchio, facciamo parte della natura, ma tendiamo sempre a non ricordarlo. L’Australia, in questo senso, è un grande specchio per ritrovare la vera essenza di noi stessi.

NBM: Pensi che questo diffuso desiderio di ritorno-alla-natura sia una bolla tanto quanto quella delle start-up o sia un’esigenza genuina?

AA: Sono certa che sia un bisogno vero. A differenza del mondo del digitale, in quello della natura non ci si può improvvisare. E’ già nostro. Dobbiamo solo ritrovarci, accettarci e poi evolverci. Sembra un discorso tanto new age, ma non lo vuole essere. Penso sinceramente che ciascuno di noi viva in bolle e fronzoli, io compresa, che ci fanno accantonare l’idea che siamo prima di tutto parte di un sistema. Che siamo un puntino minuscolo. Non amo gli estremismi: è solo una questione di trovare un equilibrio e ridurre all’essenziale quello che ci circonda. E anche quello che abbiamo in valigia prima di partire per un viaggio!

NBM: Che differenze hai trovato tra lo stile di vita europeo e quello australiano? C’è un modo diverso di vivere l’ambiente che ci circonda nei due continenti?

AA: Torno sul concetto di rispetto perché è la chiave di questa risposta. Quello che in Australia c’è e in Italia no, è proprio questo. Non sappiamo cosa sia mettersi in fila, buttare i mozziconi di sigarette nel posto giusto, salutare e sorridere ai clienti (cosa sempre più rara nel nostro paese, o per lo meno dove vivo io). E poi si, questo amore incondizionato per l’ambiente, per le piante e per gli animali. Ci sono leggi federali severissime al riguardo. Gli australiani sono generalmente persone più serene e rilassate. Non c’è nessuna corsa per prendere i mezzi pubblici, nessuna calca, e nessuno che non fa il biglietto, nonostante spesso l’assenza dei tornelli. Voi direte: certo, sono pochi loro. Non è solo questo. Il loro comportamento civile lo si vede dall’educazione dei bambini. L’altro giorno ero al mercato e ho visto un bambino che ha dato un calcio ad un cagnolino senza farsi vedere dalla mamma. Una cosa che non sarebbe mai successa nel mondo a testa in giù. Se in Italia studiassimo più educazione civile e meno antichi egizi…

NBM: Cosa pensi del numero crescente di italiani che decide di emigrare in Australia?

AA: Fanno bene, dovrebbero partire tutti per un’esperienza in Australia (o altrove all’estero, sia chiaro!). E’ una terra incantevole, che ti entra dentro in modo fin invadente. Ha un cielo indescrivibile a parole e foto: ti schiaccia, sembra di toccarlo con un dito, lo dico sempre. Già solo questo, vale il costo del biglietto aereo.

NBM: Quelli in Australia non sono stati i tuoi unici viaggi, dal soggiorno a New York è nato Nuok e dall’esperienza con i koala questo libro: cosa significa viaggiare per te? cosa cerchi quando decidi di partire?

AA: In effetti è vero, da ogni mio viaggio nasce poi qualcosa. Nel lontano 2004 ero pendolare per motivi di studio, e ho inventato Visioni Binarie per ammazzare il tempo (e spesso la noia). Fotografavo di nascosto le persone con il cellulare, inventavo il loro nome e una breve storia, e li pubblicavo su un blog. Per me viaggiare è questo, stimolare la mia immaginazione, creare nuovi mondi partendo dal nostro. Non ho preferenze sui miei viaggi, qualsiasi meta è una meta buona. Per scomodare Socrate, portiamo sempre in giro noi stessi, a prescindere dal cielo sotto il quale siamo. Tutto sta nell’essere aperti ad assorbire culture, persone, paesaggi. E anche cibo: ho questa convinzione che tutto passi per la tavola, è uno dei miei metri di giudizio imprescindibili quando si tratta di tirare le somme su un posto visitato.

NBM: Qual è la tua prossima destinazione e perché l’hai scelta?

AA: Sono in Portogallo. Paradossalmente, ho fatto tanti viaggi oltre oceano sia verso est che verso ovest, ma questo era uno stato che mi mancava. Erano anni che volevo andare, conquistata da alcuni scrittori portoghesi, dalla musica di Dulce Pontes e dai bicchieri di porto, e ho sempre rimandato. E ora, eccomi qui: prima tappa, ovviamente, Lisbona.

NBM: Di motivi buoni per scappare dall’Italia ce ne sono molti, non pensi che bisognerebbe iniziare a creare motivi altrettanto buoni per restare?

AA: Non sono d’accordo. Non ci sono buoni motivi per scappare dall’Italia, ma tante, tantissime scuse. Un conto è viaggiare per il piacere di farlo (o per studio, lavoro, amore, un conto è scappare pensando che in altri posti si viva meglio. Anche in Australia, sotto quel cielo di cui parlavo prima, ci sono grandi problemi. Così come in America, Asia e, ne sono sicura, anche in Portogallo. Il problema di noi italiani è che amiamo tanto lamentarci e poco rimboccarci le maniche. Cerchiamo il posto fisso per il quale abbiamo studiato, ma poi siamo disposti a fare i lavapiatti all’estero per due lire in nero. E’ molto più facile ritrovare l’entusiasmo di partire da zero quando si va in un altro paese, ma si scappa sempre da qualcosa. Dopo l’Australia, sono tornata ad Asti per lavorare a progetti legati alla mia città. Non ho urgenza di ripartire, grazie a quel famoso equilibrio ritrovato. Resterò, poi ripartirò, e poi tornerò. L’erba del vicino non è mai più verde.

NBM: Perché hai scelto il formato ebook per il tuo racconto?

AA: Il mio è un reportage piuttosto breve e denso, non avrebbe trovato spazio sulla carta. Inoltre, mi piaceva l’idea di un racconto da portarsi dietro, un viaggio nel viaggio. Un’esperienza così estrema senza tecnologia, presentata poi sul digitale: è divertente. Inoltre, Marianna Martino, la mamma di Zandegù Editore, si è da poco lanciata in questa coraggiosa avventura degli ebook, finalmente pensati e creati ad hoc per il supporto, e non semplicemente libri “trasportati” dalla carta ai pixel. E’ un approccio concreto e sincero, e l’ho sposato subito.

NBM: Come mai realizzare una app (Il gioco del mondo a testa in giù) da associare al libro?

AA: L’idea dell’applicazione mobile fotografica è nata ancora prima del libro. Con Enrico Ratto, fondatore di Open SevenDays, abbiamo pensato a una nuova categoria di viaggiatori – gli Esploratori Contemporanei – e abbiamo pensato a una collana, partendo proprio da nostre esperienze e dal mio all’epoca imminente viaggio verso i koala. Questi Esploratori Contemporanei sono persone che viaggiano con uno spirito d’avventura nuovo, non necessariamente fanno safari o guadano fiumi, vivono le grandi metropoli, viaggiano in aereo, cercano lavori sul posto, osservano l’arte e la cultura locali, ma sempre in relazione alle dinamiche del mondo intero. Con macchina fotografica al collo e iPad in borsa.

INFO:

Alice Avallone
I dolori della giovane koala keeper
Zandegù editore
1,99 euro (formato epub, mobi)

 

 

 

 

 

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La foto in alto e in homepage è stata scattata da Kuchno in Australia

  • christian_nbm

    Ciao Azzurra,
    sì è disponibile solo in formato ebook.

  • Azzurra

    Questo libro è disponibile solo in versione e-book?
    Grazie.
    Azzurra

  • Ylenia

    Non ci porterei la bimba di sei anni…il Sudafrica è un paese meraviglioso e il Kruger Park è superbo, è consigliata però la profilassi antimalarica, quindi no bimbi. Potete visitare altri posti in Sudafrica malaria-free per portare anche la bimba.

  • Johnny Starman

    Ma invece cosa ne pensate di un safari in Africa. Recentemente mi è stato proposto come regalo di compleanno da un gruppo di amici. All’inizio ero un po’ dubbioso, poi dopo aver visto delle foto di un’amica che era stata al Kruger Park in Sudafrica mi sono quasi convinto. Quali possono essere i pro e i contro, considerato che porterei con me una bimba di sei anni?

    Grazie

    Johnny