Una delle tappe immancabili in un viaggio nel Celeste Impero è sicuramente l’antichissima Xi’An. Nota per essere stata il punto di partenza della Via della Seta e dimora del meraviglioso Esercito di Terracotta, questa località è da sempre crogiolo di popoli, culture e religioni diverse. Per secoli infatti la comunità Hui, minoranza etnica di fede islamica, è prosperata all’interno delle mastodontiche mura della città e ancora oggi una delle attrattive principali del posto è il quartiere musulmano. Perdersi nel labirinto delle sue viuzze è una delle esperienze più divertenti che si possano sperimentare, anche se potreste rischiare di uscirne carichi di souvenir e paccottiglia di ogni tipo, nonché sazi come non mai. Mettere alla prova le vostre capacità di contrattazione (che comunque – per quanto eccellenti possano essere – vi porteranno sempre e immancabilmente a perdere) non sarà di certo l’unica sfida da affrontare una volta messo piede in questa zona della città.

Il carattere multietnico di questa località ha permesso la nascita di un sincretismo culinario che coniuga sapori della tradizione musulmana alla tipica cucina cinese. Le pietanze che troverete qui sono assolutamente uniche e, per questo motivo, imperdibili. Tra le specialità da non farsi scappare c’è sicuramente il yangrou paomo, che mescola pezzetti di pane sbriciolato con noodles e carne di montone: il tutto è poi immerso in un delizioso brodo che rende questo piatto un perfetto espediente per riscaldarsi nelle giornate più fredde. Se voleste invece assaggiare un cibo decisamente più fresco potreste ordinare i majiang liangpi, noodles freddi preparati con farina di grano o riso e conditi con una salsa di aceto e crema di sesamo nero. Questo piatto, perfetto per l’estate ma che non dovreste perdervi nemmeno in pieno inverno, vi colpirà per il suo sapore acidulo e la strana temperatura degli “spaghetti” a cui un italiano doc non é di certo abituato. Tuttavia, una volta superato lo shock, vi scoprirete totalmente conquistati da questa insolita specialità.

Un’altra pietanza particolarissima da testare in uno dei tanti ristoranti del quartiere musulmano è il fenzhengrou, uno squisito spezzatino di montone cotto nel wok (la tipica padella semisferica della cucina cinese) insieme ad abbondante quantità di grano macinato, che conferisce al tutto un gusto inimitabile. Perfetto accompagnamento del pasto potrebbe poi essere un contorno di liangfen: il neofita della cucina cinese potrebbe cadere nell’errore di scambiare questo piatto per patate, ma in realtà si accorgerà ben presto di star gustando gelatine salate di amido di piselli. Per quanto strano possa apparire é di certo un sapore che non deve mancare nella vostra avventura gastronomica.

Come avrete già potuto immaginare leggendo questi articoli sulla cucina tradizionale, i cinesi sono grandissimi amanti della carne rossa. Per coloro che tuttavia non gradiscono questo tipo di gusto, é possibile trovare in ogni ristorante del Paese ampissime alternative. Tra le più appetitose troviamo i xiangyou shanhu, anguille fresche saltate in padella e condite con germogli e salsa di soia. Questa pietanza saporita potrebbe essere ben accompagnata dai delicati mantou, le tipiche focaccine cotte al vapore che si possono trovare sulla tavola in ogni momento della giornata (dalla colazione fino alla cena), preparate attraverso l’utilizzo di farina di grano, acqua e lievito. Un buon piatto che soddisferebbe vegetariani e non é poi lo ou pian chao, costituito da fettine di radici di loto fritte e poi brasate insieme a funghi e germogli di bambu.

I viaggiatori che non si lasciano spaventare da niente e hanno voglia di lanciarsi in imprese estreme non devono poi lasciarsi sfuggire uno dei miei piatti preferiti: lo hóngshāo shíjī. Volete sapere di cosa si tratta? Immaginate un calderone che viene mantenuto in temperatura da una fiammella accesa, contenente un favoloso stufato ribollente di bocconcini di rana gigante, foglie di cavolo e germogli di soia. Il tutto rigorosamente piccantissimo, come vuole la tradizione. Non siatene intimiditi perché, per quanto spaventoso possa apparire, vi trascinerà presto in un universo di sapori mai provato prima. Sapendo bene poi quanto squisito esso sia, sono certa che, al vostro ritorno, lo ricercherete ossessivamente in ogni ristorante orientale, purtroppo senza successo. Volete dunque un consiglio? Se lo trovate, provatelo!

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Questa è la terza parte di una serie di articoli scritti da Margherita Candida e dedicati alla cucina cinese. Non quella del riso alla cantonese. Qui potete leggere la prima parte e qui la seconda parte.