Ho fatto un rapido conto.

Il mio primo trasloco è stato nel 1985. Ma non l’ho sentito particolarmente, non ho ricordi sostanziali. Abbiamo cambiato casa, da una più piccola a una più grande. Avrei avuto la mia stanza, finalmente, invece che dormire in corridoio. Non ricordo scatoloni, roba imballata. Ricordo che avevamo lasciato un armadietto bianco, alto e stretto. Passando per viale Monza, su un balcone, quasi 30 anni dopo si vede ancora.

Quello successivo invece me lo ricordo bene, 1999. Noleggiamo un furgone e lo carichiamo con tutta la mia roba, che a quei tempi era racchiusa in un’unica stanza, la mia camera da letto. Inspiegabilmente sono riuscito a riempire una casa, seppur piccola, con il contenuto di una camera, seppur abbastanza grande (almeno per gli standard attuali…). Di quel trasloco ricordo tutto, invece. Il secondo piano senza ascensore, il peso specifico della lavatrice trascinata su per le scale, il divano letto – oh klippan! – con tutta la sua pesantissima struttura in truciolare. Poi gli scatoloni, la mancanza del tavolo – sarebbe arrivato dopo –  i resti del piano di legno della cucina. La segatura e la polvere che sarebbero sparite totalmente solo mesi e mesi dopo.

Ma andiamo con ordine, si parlava di viaggio, il viaggio più lungo.
Sì perché il viaggio è sinonimo di bagaglio, di zaino o valigia, persino di trolley volendo, di borse, borsoni, di come portare la roba che ci occorre per un certo periodo. Il trasloco è l’apoteosi del bagaglio, perché in teoria non devi scegliere, devi – o meglio puoi – portarti via tutto. Maglioncino di lana o cotone? Tutto. Pantaloni lunghi o bermuda? Tutto. 3 o 5 t-shirt? Tutte. Scatoloni di t-shirt per esempio, nel mio caso. Ma questo è il trasloco epocale, quello in cui si cambia casa, a volte si cambia città. Si prende la propria vita e la si rimette da un’altra parte. E’ pesante, ma alla fine anche facile, prendi tutto e sposti. Sì, perché a volte il trasloco non è solo questo: c’è il trasloco temporaneo per un mese, per quattro mesi, c’è quello di transizione (intanto inizio così poi mi sistemo meglio), c’è quello all’interno della propria città, c’è quello interregionale, c’è quello europeo, c’è quello oltreoceano. Quando possiamo parlare di trasloco? Io mi sono fatto un’idea: quando ti devi fermare per più di due mesi. Se il tuo soggiorno è superiore ai 60 giorni, lo puoi considerare un trasloco. Ora, quanti ne ho fatti? Come dicevo all’inizio, facendo un rapido conto, dal 1999 a oggi circa 13 e ho praticamente testato tutte le tipologie: stessa città, stessa regione, altra regione, altra nazione (Europa), altra nazione (extra Europa). I tempi di permanenza ovviamente sono molto variabili: 7 anni, 4 mesi, 1 anno, 8 mesi. In tutto questo, qualcosa ho imparato. Dovete traslocare a breve? Magari vi aiuto a non fare gli stessi errori:

* per quanto pensi di essere preciso e meticoloso nel fare gli scatoloni e nello scrivere a pennarello il loro contenuto, alla loro riapertura non troverai (mai) quello che stai cercando

* se non ti metti quella t-shirt da 10 anni un motivo ci sarà, puoi buttarla. Davvero, no, non è vintage.

* se il poster che stai srotolando ti fa esclamare: “Ma dai? Non mi ricordavo di averlo!”, si può buttare.

* se stai traslocando in treno, spostandoti con l’autobus di linea che passa alla tua fermata di campagna una volta ogni 40 minuti, autobus che ti porta alla stazione di campagna dove passa un solo treno utile per prendere la coincidenza per il freccia rossa, ecco, se stai facendo tutto questo ti sconsiglio di portarti un borsone senza ruote con dentro mini-stereo e 3 contenitori da 12 cd. Specie se insieme al borsone hai anche lo zaino con qualche vestito. (Per la cronaca, il treno l’ho preso nonostante l’autobus fosse ovviamente in ritardo. Ah sì, sono quasi svenuto per la corsa, ma nulla di grave).

* se stai traslocando al nono piano di uno stabile, controlla che l’ascensore funzioni.

* per quanto tu possa imballare bene, il corriere troverà sempre il modo di romperti qualcosa. Sempre.

* spesso i corrieri hanno la sede in zona industriali molto poco accoglienti, non è una buona idea trascinare due scatoloni da 40 kg dalla strada fino al punto di raccolta.

* qualsiasi tavolino Lack è sacrificabile

* rendi ampiamente riconoscibile gli scatoloni che contengono cose a cui tieni veramente. Se li perdi di vista al momento del carico, potresti non trovarli mai più. Almeno non prima del prossimo trasloco.

* per i traslochi non definitivi, portati sempre qualcosa di inutile che ti faccia sentire a casa. Mi limiterei a fotografie e/o qualche piccolo oggetto, la coppia di levrieri in ceramica in scala 2:1, o le poltrone con lo schienale reclinabile e il poggiapiedi anche no.

* non ti sforzare di ordine libri e cd mentre imballi, sarà una delle più grandi soddisfazioni trovare un nuovo ordine. Anche se poi per mesi, per non dire anni, passerei ore a cercare quel libro che ti sembrava proprio lì.

books

La cosa migliore è trovare cose che non solo non ti ricordavi di aver messo in quello scatolone, ma proprio non ti ricordavi di avere mai posseduto.

Cambiate nuovamente l’ordine di catalogazione dei cd e dei libri senza sembrare un soggetto border line, e fatelo ora, nel preciso momento in cui aprite lo scatolone e tirate fuori il materiale. Se pensate di farlo in un secondo momento, di mettere le cose a caso, tanto poi le sistemo, sappiate che non troverete più nulla per i prossimi anni, a meno di non scorrere con il dito pazientemente tutte le coste.

Poi ci saranno i rimpianti (avrei dovuto tenerlo) e ci saranno i rammarichi (perché l’ho tenuto). Io, per dire, ho scarrozzato un tavolo con tecnigrafo che non ho mai più utilizzato, e ho lasciato una lampada che invece avrei fatto meglio a riportare con me.

* se non avete la macchina, se non avete amici con la macchina, se non conoscete nessuno che guidi un furgone e se siete costretti a chiamare un taxi e a spostare due scatoloni del peso di 45 kg grandi come due blocchi di marmo, assicuratevi che il taxi sia abbastanza capiente e che possa arrivare esattamente fin sotto casa, diversamente vi toccherà portarli fino al bagagliaio dell’auto con il tassista che vi guarda. Anche il più disponibile, tende a tirarsi indietro.

boxes

Si dice che la preparazione e il trasloco stesso siano uno dei più grandi stress a cui una persona si possa sottoporre. Ed è vero, indubbiamente. Però tutto ciò, di solito, presuppone – in qualsiasi contesto ciò avvenga – anche un lato estremamente positivo: l’inizio di qualcosa, una nuova prospettiva. Poi magari le cose vanno male, bisognerà traslocare di nuovo, ma quei momenti di ambientamento, di conoscenza degli spazi, sia interni sia quelli che ti circondano, che siano il quartiere o il condominio hanno sempre una valenza positiva. E’ sicuramente un piccolo viaggio, però riprogrammare le proprie consuete coordinate su un “territorio” nuovo ha sempre qualcosa di emozionante. Io ricordo con piacere le piccole abitudini che avevo preso per sapere dove andare a mangiare qualcosa, se una sera rincasavo tardi e non avevo voglia di fare nulla. Così come passeggiare la domenica mattina fino a quel posto con le brioche più buone del mondo! Sono e resteranno solo frammenti di un viaggio più grande, che forse è proprio tutta la nostra vita.

le foto sono rispettivamente di Splityarn, Alper Cugun, Erich Ferdinand – la foto in copertina e di Thomas Guignard  tutte su licenza CC