Mollare posto fisso, amici e famiglia. Giordano l’ha fatto ed è finito, a 31 anni, a Sydney. Non sembra essersene ancora pentito.

Da quanto tempo vivi a Sydney?
Vivo a Sydney da circa un anno e mezzo, dopo essere partito dall’Italia a luglio 2011.

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Qual è l’aspetto migliore e quale il peggiore della vita a Sydney?
L’aspetto migliore è che ha moltissimi splendidi aspetti. Il clima (a volte capriccioso), i moltissimi scenari diversi (spiagge, un centro modernissimo, quartieri caratteristici) e tanti locali di tutti i tipi e per tutti i gusti, ne fanno una città che può tranquillamente soddisfare moltissime esigenze. E quindi anche le mie.
Di contro, tutto questo si paga. Il costo della vita a Sydney è tra i più cari in Australia (e nel mondo). Tuttavia, questo non è nemmeno tra le cose che metto tra i contro, in quanto una volta entrati nel giro degli stipendi “australiani” ci si accorge che lo sforzo per vivere è molto inferiore a quello fatto in Italia. Certo, se poi si vuole strafare o anche solo soddisfare qualche capriccio extra, allora le spese aumentano di molto. Come “contro” quindi citerei l’affollamento: il primo impatto con Sydney ti fa pensare “ma dove sono tutti” in quanto si è abituati allo stretto contatto e alla vicinanza talvolta eccessiva che c’è in Italia (vedi autobus sovraffollato dove puoi qualcuno ti fa sentire il fiato sul collo. Letteralmente…). Poi mano a mano che ci vivi e magari vedendo altri posti più “tipici” e meno ricercati dalla folla, ci si accorge che la densità media di persone in Australia è molto bassa. Veramente molto bassa… ed è qui che uno come me la apprezza maggiormente.

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Qual è la cosa che ti ha colpito/a di più la prima settimana e qual è la cosa che ancora oggi continua a colpirti?
Tutto quello che è pubblico. La pulizia delle strade e di tutte le infrastrutture, così come la cura che viene riposta nel fornire ai cittadini le infrastrutture di cui hanno bisogno e i relativi servizi. Le biblioteche sono fornite, i trasporti pubblici sono funzionanti ed equipaggiati a dovere, i controlli esistono davvero (e soprattutto chi controlla è rispettato o temuto, a seconda di quando sei nei casini) e tutto, in generale, funziona bene. Certo, imprevisti ed incidenti ci sono sempre, come è inevitabile che sia, ma nel complesso lo stacco con una città italiana si fa sentire parecchio. Per esempio, in autobus nessuno ti spinge e se succede parte una serie di “sorry” alla fine della quale quasi ti senti in colpa per quella occhiataccia. Poi l’atteggiamento pubblico delle persone: non so bene come definirlo, ma se dovessi usare una parola direi “unanime”. Mi spiego meglio con un paio di esempi: se qualcuno rompe le scatole sull’autobus, stai pur certo che qualcuno dirà qualcosa, primo fra tutti il conducente, il quale sarà appoggiato subito da qualche altra persona, fino a finire, nei casi più estremi, con l’arrivo di qualche agente. Oppure se abbandoni i rifiuti in giro o salti qualche fila, hai subito chi ti fa notare la cosa e ti rimette in riga. Insomma, la gente ci tiene al fatto che tutti debbano rispettare le regole pubbliche per il bene comune. Da noi tutto questo non è niente di più che una lista di buoni intenti da leggere in campagna elettorale.

Tra 5 anni ti vedi ancora a Sydney? Se sì, perché? Se no, dove vorresti essere?
Non so se sarò ancora a Sydney, ma senza dubbio vorrei essere ancora in Australia. Il paese è troppo grande e con troppe differenze per potersi basare su una singola città per farsi un’idea complessiva. Inoltre, dopo il primo impatto si cominciano anche a fare considerazioni diverse, del tipo: ok Sydney è davvero bella, ma forse la meno “Australiana” delle città (qualche volta mi chiedo se in realtà sono finito a Pechino). Il costo della vita in altre città è molto più basso e l’affollamento è minore. Insomma, se si è decisi a rimanere a lungo termine, si comincia a pensare al di là dei fattori iniziali che ti hanno portato in questa città.
Entro i cinque anni ho in progetto un tour completo del Paese, per cui non mi vedo stabile in un posto particolare. Ma questa è un’altra storia.

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Da quando vivi a Sydney hai visitato altri paesi/città/regioni nei dintorni? Quali consiglieresti?
Ho girato parecchio la regione nei dintorni di Sydney e consiglio senza dubbio un salto alle Blue Mountains e a Palm Beach (circa due ore a nord della città). Sono stato anche a Melbourne. Melbourne per i primi due giorni non ha retto il confronto con Sydney: troppo “piccola” e troppo omogenea, priva della grande diversità offerta da Sydney. Poi piano piano ho incominciato ad apprezzare il suo famoso essere “la più europea delle città australiane”, le sue strade piccole e affollate di ristoranti e coffee shop, botteghe di ogni genere, negozi e gallerie d’arte, spettacoli da strada improvvisati e il cigolare del suo famosissimo tram. Insomma, dopo sei giorni mi sono preso una mezza cotta. Tuttavia, alla fine io tifo sempre per Sydney, perché come si dice da queste parti: la prima città non si scorda mai.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?
Potrà sembrare strano e forse eccessivo, ma dell’Italia non mi manca nulla.
Certo gli affetti della famiglia e degli amici più cari è qualcosa che si fa sentire, specialmente in momenti “bui” o di sconforto. In generale comunque, la vita di prima non mi manca per niente. Purtroppo, per come la vedo io, l’Italia avrà anche lati positivi, ma al momento sono sepolti sotto una montagna di cose che non funzionano (volevo dire di peggio ma non conosco gli usi e costumi di chi ospita questa intervista!) tale per cui non si può fare a meno di notarla. Per cui ogni giorno sono sempre più convinto della scelta, nonostante le mille difficoltà.

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Quali posti consiglieresti per colazione e pranzo a chi visita Sydney?
Dipende da dove siete, in quanto varia molto da zona a zona, per cui vi darò più opzioni: per la colazione, se siete nei paraggi di Bondi Beach, consiglio Gertrude&Alice. Magari snobbata da chi vuole la vista oceano, ma sicuramente un’ottima scelta per la qualità e per l’ambiente: fare colazione, seduti su enormi poltrone, o su minuscoli tavolini all’aperto a rischio socializzazione, circondati da mille libri usati e tutti consultabili e acquistabili, è qualcosa che bisogna provare. Certo, se dei libri non ve ne frega niente allora puntate dritti a Bondi Social. E qui avete anche la vista oceano, direttamente dal primo piano, su un balcone in piena aria e sale. Fantastico. Se invece siete nei dintorni di Darling Harbour, rinunciate per un attimo al panorama da cartolina e attraversate il Pyrmont Bridge: li poco sopra la strada, appena alla vostra sinistra, fa capolino il Cherry Beans, un piccolo ma accogliente caffè, che dice la sua a forza di ottimi cappuccini e giganteschi croissant.

Se infine siete nei dintorni di Central e Redfern, assolutamente da non mancare  l’Appetite: giusto a fianco a un bottleshop in Regent Street (caso mai voleste correggere il vostro caffè…) vi accoglie con un’atmosfera decisamente, squisitamente vintage, creata a colpi di vecchi mobili, pavimento “sconnesso” e sedie spaiate, colori misti e quadri, oggetti e decorazioni “casuali”. Chiedete un Large Flat White, prendete posto all’enorme tavolo al centro e fatemi un fischio. Da casa mia al vostro tavolo ci metto ventiquattro secondi. Per il pranzo invece sempre a Bondi Beach fiondatevi da Moo: favolosi ed enormi hamburger vi aspettano in compagnia della vista oceano. Molto apprezzato dal sottoscritto è il Nok Nok: ristorante thai in zona Darling Harbour. Sedetevi al lungo tavolo centrale, sotto agli alberelli interni e socializzate. Piccolo consiglio agli amanti di cocktail: da provare il loro mojito! Infine una chicca per la cena: il posto si chiama LL Wine and Dine e si trova a Potts Point. Atmosfera che ricorda ogni singolo vizio e cucina ottima. Altro consiglio: fermate uno dei due proprietari e chiedetegli di farvi vedere la stanza segreta…non aggiungo altro.

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Cosa compri a Sydney che non compravi quando vivevi in Italia?
Biglietti del treno (o metro) e dell’autobus. Se in Italia non si comprano per principio, qui si comprano per principio. Addirittura li compro nonostante spesso i tornelli siano aperti in qualche stazione, perché comunque è giusto così. Pazzo? Forse. Ma corretto. I servizi pubblici li trovo ottimi per cui perché non pagare come fanno tutti?
A questo aggiungiamo enormi Mocha (cappuccino gigante + cioccolato) rigorosamente in bicchieroni takeaway, che fa molto chic. A pensarci bene fa chic anche una enorme tazza fumante dai colori sgargianti. Beh, scegliete voi.

Qual è la prima cosa che consiglieresti di visitare/fare a Sydney?
Fatevi una doccia. Bella completa. Dopo venti e qualcosa ore di viaggio avrete fatto amicizia con quel gruppo di cani randagi che vi segue a distanza sempre più ridotta. Per cui rilassatevi e mettete via propositi di visita turistica appena arrivate. Rischiate di addormentarvi in metro e svegliarvi nel bush. Dopo un pisolino di qualche ora invece, magari di sera con poca gente in giro, prendete la vostra fotocamera e andate a Circular Quay. Una volta li camminate piano e godetevi la vista. Il gigantesco Harbour Bridge a sinistra e il luccicante Sydney Opera House a destra fanno da cornice ad una baia a dir poco splendida. Le luci dei grattacieli dietro di voi e i riflessi di quelle luci sull’acqua tranquilla davanti a pochi passi, vi renderanno indecisi sul da farsi, in bilico tra il volersi sedere e godersi il fare nulla o camminare piano da sponda a sponda, lasciando liberi gli occhi di posarsi dovunque. Respirate a fondo, ancora e ancora. Siete nel cuore di Sydney.

Qual è la cosa che consiglieresti di evitare come la peste a Sydney?
Evitate assolutamente di non provare tutto e di non visitare tutto. Ogni quartiere ha qualcosa da dire e molto da far vedere. Ad un primo impatto vi rimarranno impresse le cose più eclatanti, quelle più turistiche diciamo, così come i locali più famosi e quelli “dove non bisogna mancare”. Poi piano piano inizierete a conoscere i piccoli angoli nascosti della città, dove troverete locali quasi invisibili dall’esterno o completamente al di sopra delle aspettative per quello che vedete da fuori. Vere e proprie gemme da scovare. Andate ovunque. Perdetevi nello sballo di Kings Cross (rimanete sempre vigili però), passeggiate a Circular Quay, mangiate a The Rock e sorseggiate un calice di vino davanti alla baia di Darling Harbour. Fatto questo, fate tutto il resto, senza dimenticare un sabato danzante alla famosa Bondi Beach. Fatto anche tutto il resto, ricominciate capo. Sydney di voi non si stancherà mai e di sicuro, nemmeno voi di “lei”.

Buon Viaggio a tutti.

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Giordano vive a Sydney e ha quasi trentaquattro anni. E’ partito quando ne aveva più di trentuno, dopo aver mollato lavoro fisso, amici fissi, casa fissa e playstation fissa. Alcuni leggono in tutto questo una schizofrenia latente che si è manifestata tutto d’un tratto, io invece la chiamo risveglio dal letargo. La voglia di vedere “il mondo” è sempre stata parte della sua vita, ma per lungo tempo soffocata dal “devo prima fare questo e quest’altro”. In sostanza ha studiato e lavorato, come ogni genitore comanda, poi si è rotto ed è partito.

La foto in alto e in homepage è stata scattata a Sydney da Lina Hayes.

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  • Silvio

    Vorremmo andare anche noi abbiamo il whv come visto…
    La mia email e salerani@gmail.com
    Siamo io ragazzo di 28 anni e la mia ragazza di 20
    Partiremmo da 0…

  • sergio

    31anni! grande gesto e grande coraggio…cmq si, farebbe piacere sapere qualcosa in piu come è andato avanti…cosi tanto per sapere e per trasmettere il suo coraggio ai lettori..se ha cominciato da un lavapiatti oppure no…
    dopo 31 anni che visto bisogna richiedere per volare in ozzy? ciao ciao

  • Andrea

    Anch’io son arrivato al punto di mollare tutto. Mi sto svegliando dal letargo ed a novembre spero di raggiungere Sydney. È il momento di riappropriarmi della mia vita e di viverla davvero!

  • Tuttocchi

    Stessa esperienza ma con qualche anno in meno. Buon risveglio!;)
    Ps ma quale schizofrenia??

  • grazie per l’intervista Patrick, curiosiamo e ti diciamo 😛

  • ottima osservazione, chiediamo a Giordano e correggiamo 🙂

  • matteo

    Vive in Australia da 1,5 anni, si è trasferito quando ne aveva trentuno e ora ha quasi 34 anni? Siete sicuri dei conti?

  • Bella intervista, ma sarebbe interessante anche sapere come si è ricostruito una vita a Sydney e cosa fa, dateci almeno un indizio.