16 agosto 2013 – Nuova Delhi

“Che disastro!” È il pensiero più frequente che ti piglia girando per Delhi. Che poi il disastro presupporrebbe una fine imminente e invece no, qui tutto, anche la fine, sembra rimandata a data da destinarsi, perché il disastro si regge su un suo equilibrio.
Tutto e tutti sembrano infatti avere un senso e uno spazio essenziali in questa città, in questo puzzle precario eppure inossidabile. Le migliaia di nullafacenti per strada e le migliaia sulle auto, che qualcosa da fare l’avranno. I cani randagi tutti con lo stesso muso e le stesse ferite, gli scoiattoli sfuggenti e le scimmie sfrontate. I militari riparati dietro i sacchetti di sabbia alle entrate della metropolitana, col moschetto dell’anteguerra spianato verso non si sa quale nemico e i conducenti dei risciò, che spingono avanti i mezzi con le loro gambe secche.
Uno spazio e un senso in questo disastro ce l’avrà anche la bimba vista fuori dalla sua casa (un prato ricolmo di rifiuti dalle parti della tomba di Humayun), che giocando è caduta e atterrata sul mento proprio davanti ai miei piedi. Con ancora nelle orecchie lo “stock” della sua faccia sul marciapiede, le auguro che la terra le sia più lieve alla prossima, inevitabile, caduta e che presto possa trovare un incastro più dignitoso nel disastrato mosaico che è la Delhi che ho visto oggi.

18 agosto 2013 – Jodhpur

L’aforisma di Cartesio “Penso, quindi esisto”, in India diventa “Suono il clacson, quindi esisto”.

18 agosto 2013 – Jodhpur/Udaipur

A un certo punto alzo gli occhi e vedo un bar dai grandi finestroni, sicuramente climatizzato. Due giapponesi guardano giù, verso la torre dell’orologio di Jodphur. Ci fiondiamo nel bar entrando in una specie di camera di decompressione. Il caos delirante della strada arriva molto attutito. Sembra di essere appena usciti da un lavaggio con centrifuga. Mai stato in una lavatrice durante una centrifuga, ma se dovessi descrivere la sensazione, penserei al mercato di Jodphur. Come si fa a vivere così? “Riusciresti a vivere così?” ci chiediamo a vicenda. La risposta è no. E non sarebbe la povertà il problema, sarebbero la mancanza di decoro, di senso del bello, di voglia di rendere il luogo in cui vivi un bel luogo in cui vivere. Non mi capacito di come un popolo che abbia costruito degli edifici pazzeschi come il forte di Jodhpur o i templi di Ranakpur, possa accettare di vivere in un degrado come questo.
Ieri sera abbiamo dormito in una capanna di fango e paglia lontano dalla città, dai clacson e dal caos. Abbiamo cucinato il chappati e cenato con la famiglia che ci ha ospitati. Dormito poco in realtà, che i pezzetti di paglia di che cadevano dal soffitto, sulla pelle prudevano un sacco, il ventilatore saltava insieme alla corrente e la campagna faceva un casino assurdo di grilli, latrati, muggiti e canti di uccelli vari. Sarebbe stato più produttivo dormire sui letti nel cortile, come hanno fatto i bimbi della famiglia.
Prima di andarcene, ci hanno mostrato come tessono i tappeti e cercato di vendercene uno, oltre a chiedere di scrivere una bella recensione su tripadvisor, visto che sono primi su 120 B&B a Jodphur (lo faremo, se la meritano, paglia a parte).
Strade piene di buche, di vacche scheletriche e di camion stamattina. Ishwar, il nostro driver, guida lento e meticoloso in una campagna tutta uguale, per larghi tratti incolta. Lunghe file di pellegrini vanno nella direzione opposta alla nostra, pare manchino 350km alla loro meta. Quando sono stanchi si buttano a terra sotto un albero sul ciglio della strada.
Udaipur stanotte e domani, una grande stanza con letti comodi e pale sul soffitto che muovono l’aria indolenti. La vista sul lago è così magnifica che sembra di essere viaggiatori inglesi in giro per il Rajasthan a metà dell’Ottocento. I clacson non arrivano in questa zona della città ed è una sensazione veramente piacevole.
Scrivo queste righe su un bellissimo quaderno comprato ieri, per l’equivalente di 1€, al mercato infernale. In copertina un’immagine di Ganesha. È da sempre la mia divinità preferita, spero che continui a vegliare su di noi.

19 agosto 2013 – Udaipur

“Se per ogni sbaglio avessi mille lire, che vecchiaia che passerei”, qui diventa “Se per ogni sguardo avessi mille lire, che vecchiaia che passerei”

20 agosto 2013 -Pushkar

Puzza di piscio di vacca, di merda di vacca, di vacca, di piccioni vivi e morti, di uomo, di marcio, ma davanti alla puja del tramonto sul lago di Pushkar, non si può che rimanere incantati.

Alessandro Santini, 34 anni di Novara. Laurea in Lettere e dottorato in Geografia, lavoro precariamente da 10 anni insegnando nelle scuole superiori e facendo ricerca in università. Appassionato di sport, letteratura e viaggi, quando questi tre elementi si fondono, vado in estasi.