Se vivi in Lussemburgo, ti accorgi relativamente presto del fatto che, nei weekend, la città si svuota del tutto (molti lavoratori vengono da Germania, Belgio e Francia), trasformandosi nel fantasma di se stessa, sia dal punto di vista del numero degli abitanti, sia dal punto di vista delle aperture di negozi, bar e ristoranti (molti chiusi, o aperti soltanto metà giornata). Non si muore di noia, a trascorrere un weekend nella capitale del granducato, ma esistono altrettanto valide e interessanti alternative fuori confine, per arrivare senza crisi di solitudine acuta al lunedì. Prima di elencare le mie strategie di sopravvivenza al weekend lussemburghese fuori dalla città, qualche cenno alle possibilità offerte dalla città stessa, sia mai che io parli male di un posto che lo scorso dicembre mi ha accolta, sorpresa e mi continua a stupire tutt’oggi.

IL WEEKEND IN  LUSSEMBURGO:

Può tranquillamente iniziare di giovedì sera, quando l’Exit07 organizza serate in un ex-magazzino con bar e galleria dove ogni tanto vengono allestite mostre insolite, come quella dedicata ai collezionisti autoctoni (che collezionano di tutto, comprese le action figure dei puffi). Il venerdì si può passare in centro, tra Urban, Go Ten, Rocas e Mamacita, oppure al Brigitte, nella parte bassa della città, dove bere birra o vino sulla terrazza che si affaccia sul (minuscolo) fiume. Se siete in cerca di concerti, i punti di riferimento sono il Liquid, Scott’s e il Den Atelier. Qualche volta si trova qualcosa di interessante anche al Konrad (che offre la migliore carrot cake della città ed è aperto fino a mezzanotte).

Sabato è giornata di mercato: quello della frutta e della verdura si trova nella Ville Haute (la parte alta della città) e offre anche prodotti bio, specialità turche/greche e pasta fresca italiana per nostalgici. A pranzo, vale la pena di provare l’AM14, il nuovo bar/ristorante vegano e vegetariano del Museo della storia della città, che offre piatti freddi (cous cous, lasagne vegan, insalate, paste), un ottimo caffè, succhi freschi e un’insolita torta al mojito. L’AM14, oltre ad avere un menu molto particolare, vanta anche un giardino segreto con la vista migliore della città, in cui trascorrere i pomeriggi quando il tempo lo permette. Sabato sera, se siete usciti giovedì e venerdì, potete dare un occhio alla programmazione della cineteca o degli altri cinema cittadini. Per sapere cosa c’è d’interessante in città c’è la newsletter di Delano, il magazine cittadino per gli anglofoni. Quanto a ristoranti, personalmente sono ancora in esplorazione e non mi sento di consigliare ancora nulla, con l’eccezione del ristorante thai che si trova a Bonnevoie (Sawasdee) e dell’Independent Cafè, dove mangiare buoni hamburger e insalate bio.

Il problema più grosso del Lussemburgo è la domenica, quando molti bar, ristoranti e tutti i negozi tirano giù le serrande, abbandonando i lussemburghesi al loro destino. MA! Si può sopravvivere, a cominciare dal brunch che si può fare (consigliata prenotazione) al bar del Mudam (buona scelta e qualità discreta, in un ambiente molto bello) o all’abazzia di Neumunster, dove a domeniche alterne sono organizzati anche concerti jazz. Una volta fatto il brunch (con molta calma), se il tempo lo permette vale la pena di passare ogni secondo di sole al sole, tra i parchi cittadini (il mio preferito è Parc Merl).

Detto questo, la vera bellezza della città è la sua posizione: in mezzo all’Europa. Negli 8 mesi di vita qui ho trasformato quasi ogni fine settimana in una micro-avventura urbana alla Alastair Humphreys (qui l’intervista che gli abbiamo fatto) facendo tappa a: Metz, Maastricht, Bruxelles, Vianden, Parigi, Mainz, Francoforte, Trier e Anversa e spostandomi quasi esclusivamente in treno e in autobus. Ogni città ha la sua peculiarità, ma tutte condividono la bellezza dell’uscire dall’ufficio il venerdì pomeriggio, saltare su un treno o un autobus per un miniviaggio con ritorno previsto domenica sera.

METZ: a circa 40 minuti di treno dal Lussemburgo (subito dopo Thionville) è piccola e vagamente decadente. C’è chi ci va per fare shopping, io grazie alla mia coinquilina appassionata d’arte ho scoperto la seconda sede del Pompidou (che ha da poco dedicato una retrospettiva alla Beat Generation) e il centro d’arte contemporanea Frac Lorraine. Oltre alla cattedrale (attrattiva principale della città), vale la pena fermarsi al mercato coperto di frutta e verdura, alla minuscola libreria di fumetti e libri per bambini Au Carré des Bulles e alla libreria di seconda mano Le Seuil du Jardin. Se volete entrare in un altro mondo, mettete piede nel disordinatissimo T Decker, dove un vecchietto con la barba lunga culminante in una lunga e sottile treccina vi aiuterà a frugare tra le mille cianfrusaglie impolverate che riempiono le sue due vetrine fino al soffitto. Ma la cosa che ho amato più di Metz sono le sue insegne: piacevolmente datate, adornano i muri dei palazzi trasformandosi in involontarie opere d’arte. Per mangiare, vale la pena fare capolino da Derrière, ristorante dall’arredamento stravagante gestito da italiani che serve piatti tipici cucinati discretamente.

MAASTRICHT: non proprio girato l’angolo, ma a circa 3 ore di treno dal Lussemburgo, è la città in cui ho lasciato il cuore entrambe le volte che l’ho visitata. Il merito non è stato solo della sua incredibile libreria centrale, ricavata dal restauro miracoloso di una chiesa dominicana, ma anche del groviglio di strade che si annodano attorno al nucleo centrale, al fiume che le dona respiro e all’architettura nordica, contemporaneamente elegante e umile. Evitando il banale consiglio di ingozzarvi di frites e waffles (io disapprovo fortemente entrambi, in caso ve lo chiedeste), consiglio invece di fare tappa al Cafè Zondag per mangiare qualcosa e, se doveste passare di domenica, fate un salto al piccolo mercatino dell’usato di fronte alla stazione dei treni.

BRUXELLES: anche a Bruxelles (3h di treno dal Lussemburgo) ci sono stata due volte, la prima con amici appassionati di musica (e conseguente tappa in quasi tutti i negozi di vinili del centro), la seconda ospite di ex coinquilini con case talmente incredibili da averne adibita una parte a galleria per mostre d’arte estemporanee. La seconda volta è stata decisamente più curiosa della prima, e mi ha fatto scoprire una città che sa ridere di se stessa e dei suoi visitatori, che raramente si prende sul serio e che è sempre in bilico tra serietà (le istituzioni europee hanno le loro sedi principali qui) e ironia. Anche qui, evito il cliché delle frites e delle cozze e passo a ciò che mi è piaciuto davvero, come il piccolissimo bar Bonnefooi, le sue birre e i dj che hanno suonato rockabilly per tutta la notte, o ancora Halles Saint Gery dove a cadenza periodica organizzano un design market con dj, vestiti e accessori vintage e brunch domenicale. Se capitate di domenica, la zona dove trascorrere la giornata è Marolles, con il suo mercatino delle pulci di Place Jeu de Balles (c’è un vecchietto di 80 anni che vende scatoloni di foto antiche, tra le tante cose). Quanto a spazi artistici, sono ancora a digiuno, ma sicuramente vale la pena fare una tappa al Bozar. Più di ogni altra cosa, ho amato osservare personaggi di ogni tipo percorrere strade ricche di street art, in una città che – nonostante la presenza ingombrante dell’UE – ha poco di istituzionale.

VIANDEN: Vianden fa quasi sorridere nel suo essere così remota e piccola. Accoccolata in una minuscola vallata a nord di città del Lussemburgo, è famosa per l’imponente castello (delle favole) che la domina, e per poco altro. Quel “poco altro” per me è stato la scoperta dell’Ancient Cinema Café Club dove, oltre a poter mangiare discretamente, si possono guardare film nel retro, una sala cinematografica con sedie in legno dove vengono organizzate proiezioni periodicamente o dove poter portare e proiettare film direttamente da casa. Una sorta di versione lussemburghese del BYOB anglofono. Il castello? Vale la pena curiosare al suo interno, soprattutto nei weekend in cui ci sono rievocazioni storiche e ti danno il permesso di tirare con arco e frecce. Altro aspetto degno di nota sono i tanti sentieri escursionistici che circondano il paesino.

MAINZ: le scoperte migliori sono quelle che si fanno perché i nostri amici ci costringono a farle. A Mainz ci sono finita dopo 3 ore di bus in una domenica di maggio, per scoprire assieme ad Ale la città in cui si sarebbe trasferito. L’impatto più grosso, per me, l’ha avuto il fiume, la Mosella, percorribile con un traghetto che collega le città principali che vi si affacciano. Per il resto, mi tocca sospendere il giudizio e rimandare i consigli al prossimo weekend in città.

FRANCOFORTE: mentre la gran parte dei report di viaggio italiani in terra tedesca si soffermano su Monaco e Berlino, io continuo a finire – per un motivo o per l’altro – a Francoforte. E, nonostante la fama di città votata agli affari, Francoforte è un centro culturalmente attivo, ricco di musei, locali e angoli interessanti. Una volta fatta colazione in una panetteria qualsiasi e dopo un caffé da Wacker, si può passare direttamente dai musei, facendo tappa alla Schirn Kunsthalle, al Museum of Modern Art e al Portikus, museo-mono-stanza appoggiato sul fiume, ben allestito anche il German Film Museum che, al secondo piano, mostra non solo una raccolta dei primissimi film mai realizzati nella storia del cinema ma anche una selezione suddivisa per tematiche dei film più significativi della storia del cinema (fantastica la sequenza dedicata ai vampiri). Se capitate in riva al fiume nel weekend giusto, noterete una fila infinita di bancarelle: è il mercatino dell’usato di Shaumainkai e vale la pena percorrerlo a piedi per trovare da fotografie a biciclette passando per televisori e vestiti. A Francoforte abbiamo dedicato una guida XS dove trovare consigli per colazione, pranzo e cena, qui aggiungo una nota per la buona catena Urban Kitchen e il ristorante italiano Vai Vai (ottima lista dei dolci e curatissimo arredamento interno). Su Everplaces ho raccolto i posti consigliati, a esclusione dell’ostello vicino alla stazione centrale (la prossima volta prenotiamo con airbnb).

TRIER: è la vostra seconda opzione se volete uscire dal Lussemburgo senza allontanarvi troppo. Qui ci sono stata una volta, per fare un giro per il centro, e non mi sento pronta a consigliare nulla. Devo ritornarci, e ritornare su NBM con consigli dettagliati.

NOTA TRASPORTI:

* Per arrivare a Francoforte e a Mainz dal Lussemburgo ho usato uno degli autobus della Meinfernbus che sono molto comodi ed economici se paragonati ai treni della Bahn. Si prenota online e il costo di un biglietto di sola andata è attorno ai 15 euro. Ci si gode il paesaggio (che sulla linea Lussemburgo-Francoforte è straordinariamente bello).

* Per arrivare a Maastricht si deve prendere il treno e cambiare a Liegi. Il costo del biglietto di sola andata è attorno ai 40 euro e si può acquistare online sul sito internazionale delle ferrovie belga. Quanto al Belgio, una volta entrati nel paese, è possibile acquistare un travel pass da 76 euro (10 viaggi) che permette di viaggiare da e per qualsiasi destinazione entro i confini a 7,6 euro a tratta. Qui tutte le info del caso. Entrambe le volte che sono stata a Maastricht ci sono andata in auto, una delle due noleggiando una Polo con europcar dall’aeroporto del Lussemburgo (e rimanendone piuttosto soddisfatta).

* Per arrivare in Francia ci sono treni regionali per le destinazioni più vicine ed esiste, anche in questo caso, la possibilità di fare diversi abbonamenti, come la carte week-end che offre il 25% di sconto su tutti i treni (e costa 75  euro all’anno). Per Parigi esistono i TGV che vi lasciano comodamente alla Gare de l’Est. I prezzi variano, arrivando fino a 37 euro a tratta se siete particolarmente fortunati (o mattinieri).

I siti che utilizzo solitamente per organizzare gli spostamenti nei dintorni del Lussemburgo sono il sito delle ferrovie tedesche (che spesso ha buone offerte), il sito delle ferrovie francesi (per cui nutro un odio dichiarato) e il sito delle ferrovie svizzere (preciso e ben fatto). Per valutare la fattibilità di un weekend fuori porta uso RailEurope che offre la possibilità di visualizzare le città a una distanza (km o ore di viaggio) di vostra scelta.

  • Samantha

    Ho vissuto in Belgio per un po’ durante le scuole superiori (oddio, sono passati tre lustri) ed stata la mia prima esperienza di vita all’estero: trovarsi a parlare quattro lingue ogni giorno (con un tocco di fiammingo), confrontarsi con realtà diverse dalla propria, essere catapultata lassù proprio negli anni in cui la tua personalità viene a formarsi è stata un’esperienza semplicemente unica. Ogni volta che torno in quei luoghi, è un po’ come sentirsi a casa, fuori dall’ordinario ma dentro di me.