Come Agnese anche Andrea ha origini umbre: leggere, scrivere e viaggiare insieme alla passione per la natura, per gli animali e per la buona cucina, hanno dato la carica ad un quasi quarantenne per rimettersi in gioco e ricominciare a Bangkok una nuova vita che racconta più a se stesso che agli altri in un diario di vita quasi quotidiana.

Da quanto tempo vivi a Bangkok? E come ci sei arrivato?

Sono arrivato a Bangkok a giugno del 2008, un po’ per caso, e dopo 2 mesi già ero qui in pianta stabile. Ma facciamo un passo indietro: cosa facevo in Italia. Il Medico Veterinario. Per oltre 10 anni ho esercitato felicemente la libera professione collaborando con la migliore veterinaria dei Castelli Romani (standing ovation per la Dott.ssa Paola Minici). Nel 2008 c’erano appena i sentori di una crisi economica in arrivo nel nostro paese ma la crisi stava già in uno stadio avanzato dentro di me, su diversi livelli ma non lavorativamente parlando. Dopo una vacanza qui in Thailandia grazie anche all’appoggio di famiglia e amici il passo di mollare tutto e cambiare! Prima di partire ho fatto colloqui via Skype in inglese per poter entrare a far parte di un progetto di rebranding di un’importante scuola d’inglese privata, la Wall Street English (presente fra l’altro anche in Italia). Le leggi tailandesi per quanto riguarda il lavoro sono rigide forse più di quelle italiane e partire all’avventura per la Thailandia può non risultare una scelta oculata. Grazie alla Wall Street ho ottenuto il primo permesso di soggiorno come studente: lavoravo e studiavo con loro allo stesso tempo, inglese prima di tutto e poi marketing, comunicazione e tecniche d’insegnamento. Trattandosi di un progetto sapevo che prima o poi sarebbe terminato e pertanto ho continuato a guardarmi intorno. Non è stato facile ma oltre al full time con la Wall Street ho fatto mille altre cose, da collaborare allo sviluppo di applicazioni per iPhone a insegnare gratis inglese a bambini al collaborare con il Warwick Institute, una scuola privata che prepara studenti delle superiori ad entrare nelle più prestigiose università tailandesi. I contatti con il mondo universitario mi hanno portato alla Facoltà d’Arte della Reale Università di Chulalongkorn con la quale collaboro tuttora e da lì ad Agoda, per la quale mi occupo di promozione turistica del sudest asiatico.

grand Palace from Wat Arun

Qual è l’aspetto migliore e quale il peggiore della vita a Bangkok?

Rispetto al resto di questo paese Bangkok ha sicuramente ritmi di vita più (direi forse troppo) frenetici e al tempo stesso offre tutte le comodità di una metropoli moderna. Le cose che giorno dopo giorno mi fanno apprezzare il vivere qui sono il contatto con la gente e la possibilità di avere un tenore di vita superiore a quello che in Italia potrei permettermi. Sicuramente l’’inquinamento e la quasi mancanza assoluta di coscienza ecologica del tailandese medio rendono la città spesso poco vivibile.

Qual è la cosa che ti ha colpito di più la prima settimana e qual è la cosa che ancora oggi continua a colpirti?
Il mio primo impatto con Bangkok è stato di amore e odio, molto travagliato e tutt’altro che privo di conflitto interiore. Credo che la cosa che mi ha colpito di più all’inizio sia stata la puzza che pervade i vicoli, una puzza accentuata dall’umidità e dal caldo. Cumuli d’immondizia prendono magicamente vita con ratti e scarafaggi: la prima settimana a Bangkok mi sembrava di vedere in continuazione gente che pisciava negli angoli bui delle stradine, d’imbattermi ovunque in ammassi di rifiuti abbandonati. I tanto esaltati chioschi per lo street food mi sembravano i luoghi più malsani dove consumare un pasto. Il fatto che però ben 12 milioni di persona avessero scelto questa città per vivere mi ha fatto pensare che ci dovesse essere qualcosa di magico nella “Città degli Angeli” che valeva la pena d’essere scoperta. Essendo un curioso di natura non potevo non darle un’altra chance.

Una marea umana che convive pressoché pacificamente in questa città: la microcriminalità non manca, ovvio, ma qui da subito mi sono sentito al sicuro. Nulla a che vedere con il senso di timore che si può avere parcheggiando a Tor Bella Monaca camminando a piedi in altre zone della periferia di Roma, dove abitavo prima. Sarà forse la filosofia buddista intrinseca nel popolo tailandese ma qui mi sento tranquillo. Uno dei primi giorni dopo il mio trasferimento mi sono addentrato per sbaglio in una serie di vicoli dove le case sono fatte di legno e lamiere e che non hanno nulla a che vedere con gli scintillanti grattacieli che tanto affascinano i turisti; era già buio e sentivo gli occhi puntati su di me, unico straniero che forse si era addentrato lì in settimane. Ad un certo punto un vecchietto si è avvicinato e sorridendo, senza spiccicare una parola d’inglese, mi ha accompagnato verso l’uscita di quel labirinto: sapeva che m’ero perso . Forse è proprio questo che mi colpì all’inizio e che ancora oggi mi colpisce: alla puzza mi sono abituato, al fatto di sentirmi al sicuro qui ancora no.

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Tra 5 anni ti vedi ancora a Bangkok? Se sì, perché? Se no, dove vorresti essere?

Forse. Se sarò ancora qui è perché il lavoro che faccio mi piace e, soprattutto, perché gli affetti che mi legano a questa nuova vita stanno diventando sempre più stabili. Se invece non sarò più a Bangkok so che potrei essere in Laos o in Cambogia, paesi che adoro e che hanno molto in comune con la Thailandia.

Da quando vivi a Bangkok hai visitato altri paesi/città/regioni nei dintorni? Quali consiglieresti?

Bangkok è uno snodo aeroportuale perfetto per chi ama viaggiare. Permette di raggiungere i paesi del sudest asiatico in poco tempo e spendendo cifre contenute. Come ho detto sono innamorato del Laos e della Cambogia. Offrono la combinazione perfetta di quello che in genere cerco in un viaggio: contatto con il popolo che abita una terra, paesaggi bellissimi, storia e cultura e, perché no, comodità a prezzi accessibili.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Se dicessi la pizza sarebbe solo perché in questo momento è quasi ora di pranzo. In realtà sono gli affetti che ho lasciato a mancarmi terribilmente, familiari e amici. Sono un “mammone” e anche se sento i miei genitori quotidianamente, per cui riesco in qualche modo a condividere con loro la mia vita qui, non è la stessa cosa che se li potessi vedere spesso. Mi mancano gli amici e la facilità di comprendersi reciprocamente: quando si vive in un paese tanto diverso da quello di origine inevitabilmente le differenze culturali creano non pochi disagi.. Dopo quasi 3 anni d’assenza dall’Italia rientrare lo scorso luglio mi ha fatto capire quanto il nostro paese sia comunque bello e quanto potrebbe offrire se solo ci fosse un apparato politico-burocratico meno pesante e corrotto.

Quali posti consiglieresti per colazione e pranzo a chi visita Bangkok?

Bangkok è sinonimo di street food: c’ho messo poco ad adattarmi e un po’ ovunque è facile trovare ad ogni ora del giorno e della notte chioschi dove consumare il delizioso cibo tailandese. Impossibile indicare un posto piuttosto di un altro anche perché cambiano in continuazione. L’importante è controllare che ci siano tailandesi seduti ai tavoli, vuol dire solitamente che il cibo è buono e non caro. Qui il rischio di prendersi una tossinfezione alimentare è molto minore che in altri paesi e in genere la scelta è così varia da poter accontentare tutti i gusti. Più che per colazione o pranzo mi discosto dal cibo di strada per la cena. Uno dei ristoranti che preferisco è Sortrel Sathorn: musica dal vivo tutte le sere con band tailandesi davvero brave e una cucina aperta fino a tardi che offre piatti tipici delle varie regioni della Thailandia. Unico rischio è che, nonostante si dica “no spicy”, non essendo abituati ai turisti, portino dei piatti comunque troppo piccanti per il palato italiano! Per qualcosa di altrettanto buono ma più elaborato un posto dove mi capita di pranzare oltre che cenare è Secret Garden: ce ne sono diversi a Bangkok, tutti con lo stesso standard di qualità e ottimi dessert. Ci sono comunque più ristoranti che templi a Bangkok quindi è davvero difficile fare una graduatoria.

Cosa compri a Bangkok che non compravi quando vivevi in Italia?

L’acquisto più frequente è la frutta pronta per essere mangiata: papaya, mango, ananas o altri frutti che in Italia costano un capitale qui li trovo a prezzi decisamente più bassi e sicuramente più freschi e buoni. Credo ad esempio che se tornassi in Europa sentirei la mancanza del Durian, the King of Thai Fruit, nonostante da molti sia ritenuto nauseabondo per l’odore che emana.

Fra gli acquisti che in Italia non facevo rientrano le cose contraffatte, anche se so che non si dovrebbe: sfido chiunque a resistere ai prezzi di certi articoli rispetto agli originali.

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Qual è la prima cosa che consiglieresti di visitare/fare a Bangkok?

Non ho dubbi: la Casa-Museo di Jim Thompson. Sicuramente non è il monumento più significativo e caratteristico ma di certo è un approccio diverso a Bangkok. È un angolo paradisiaco nel cuore della città che può dare l’idea di come possano esistere diversi modi di visitare la capitale tailandese. In molti dedicano solo 1 o 2 giorni a Bangkok e secondo me sono davvero troppo pochi. Altra cosa da fare è salire su un grattacielo e godersi al tramonto la città che si accende. I miei 2 posti preferiti sono il Banyan Tree Hotel con il suo Vertigo Restaurant e Moon Bar e lo Sirocco al Lebua-State Tower Hotel – anche se la politica di codice d’abbigliamento e il servizio poco accogliente mi fa in genere preferire il primo.

Ovviamente non possono mancare i monumenti classici come Wat Arun, Wat Pho e il Grand Palace ma quelli li vedono comunque tutti i turisti che arrivano qui, non hanno bisogno di essere nominati.

Qual è la cosa che consiglieresti di evitare come la peste a Bangkok?

Per me Khaosan Road è la zona di Bangkok che se non esistesse non ne sentirei la mancanza: è un quartiere creato artificialmente per i “viaggiatori”! Forse all’inizio poteva avere il suo perché visto che la sua popolarità è legata alla celebrazione nel 1982 del bicentenario della fondazione di Bangkok come capitale della Thailandia: i tailandesi residenti all’epoca nella zona intuirono il business legato all’afflusso dei turisti e aprirono le loro case per ospitare chi non aveva trovato altro o aveva pochi soldi a disposizione. Dell’originario spirito delle “guesthouse” oggi resta davvero ben poco.

Discorsi su pedofilia e droga, rientrando nell’illegalità sia in Italia che in Thailandia, mi pare inutile farli, no? Tenete solo presente che le carceri tailandesi non hanno nulla in comune con quelle italiane.

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Andrea Bicini ha 42 anni ed è nato a Perugia. Ha vissuto gli ultimi 10 anni della sua vita in Italia ai Castelli Romani e da cinque anni vive a Bangkok.  Non è in Thailandia in vacanza ma lavora: vivere in un paese tropicale non significa essere in spiaggia 365 giorni all’anno, perlomeno non per tutti. La vita da emigrato non è una passeggiata!

Tutte le foto sono state scattate a Bangkok da Andrea