Sgombriamo subito il campo. Quella che state per leggere non è una semplice recensione di un libro. Non proveremo a convicervi del fatto che “Girardengo, il Campionissimo” (Italica Edizioni) sia o meno un bel libro (per noi lo è, nel caso ve lo stiate chiedendo). Vi diremo però cosa significa per noi. Poi decidete voi cosa fare.

Come forse sapete abbiamo molto a cuore il mondo delle biciclette. Abbiamo iniziato con l’Eroica e poi qualche mese fa abbiamo anche fatto un giro sulle colline piemontesi. Quelle stesse colline hanno dato i natali a Paolo, che collabora con noi ed è un nostro amico, e a Costante Girardengo. “Girardengo, il Campionissimo” è il primo libro di Paolo, e parla della sua terra e di sport. Il primo Campionissimo, perchè qualche anno dopo il Campionissimo sarebbe stato – e a ragione, sia chiaro – Fausto Coppi da Castellania. Stesse colline piemontesi, qualche kilometro in linea d’aria più in là.

Sono i primi anni del ‘900, il primo giro d’Italia parte da Milano a notte fonda, prima tappa Bologna. Poco meno di 300 km, per percorrerli i corridori ci mettono quattordici ore. Quattordici ore in sella a biciclette che pesano anche 16 kg e che non permettono mai di riposare le gambe; la ruota libera ancora non c’è e si pedala sempre, anche in discesa. Più che un Giro, sembra un viaggio agli Inferi. Paolo ci racconta di come il Gira – così lo chiamavano, il Costante –  dal 1912 al 1936 abbia corso e vinto le più grandi corse dell’epoca. Corse che erano avventure, non solo per le condizioni in cui si svolgevano, ma anche per come venivano vissute giorno per giorno. Erano estenuanti viaggi in macchina su strade disastrate, quando andava bene, se non lunghissimi spostamenti in treni dalle durissime sedute di legno.

Leggere le pagine di quelle gesta ci raccontano uno spaccato di storia che non è poi così lontana, anche se sembrano passati anni luce. A noi piace leggere di ciclismo, ci piace pensare che sul percorso della Mitica, su quelle stesse strade, magari si era allenato anche lui. Nel racconto di quei momenti, di quell’epoca, si ritrova l’essenza di uno sport che è fondamentalmente fatica, una fatica che per molti resta incomprensibile. Girardengo ha vinto moltissimo, quasi tutto. Forse è stato il primo ciclista a diventare una vera e propria icona di questo sport. Le sue gesta erano epiche e raccontate, riportate di generazione in generazione. Ha detenuto il record di vittorie alla Milano-Sanremo fino alla comparsa del sovrannaturale Eddy Merckx, vincendo per 6 volte e giungendo sul podio ininterrottamente dal 1917 al 1926. Ancora oggi detiene il record di vittorie dei campionati italiani su strada, con 9 vittorie. Anche chi non l’aveva mai visto correre poteva sentire la grandezza di Costante. Quando decise di chiudere con il professionismo, divenne commissario tecnico della nazionale italiana e nel 1938 portò Gino Bartali alla vittoria del Tour de France (ricordiamo che in quegli anni si correva a squadre nazionali). Anche questa una vittoria epica.

“Girardengo, il Campionissimo” di Paolo Bottiroli – Italica Edizioni

Collana: L’Ammiraglia
Formato: 15×21 cm, copertina in brossura
Numero pagine: 128, illustrate in b/n
Prezzo: 12 euro

Lo trovate all’Emporio di Italica Edizioni