Anche quest’anno sono arrivata a fine dicembre pensando a cosa vorrei dal nuovo anno. Per il 2013 mi ero promessa di imparare una lingua (fatto, il francese), di evitare le guide convenzionali (fatto), di camminare e pedalare di più (fatto, più il camminare che il pedalare, a dire il vero), di ridurre al minimo necessario gli impulsi consumistici (fatto, l’unica cosa che mi concedo di acquistare quando sono in viaggio sono guide atipiche e foto scovate in mercatini dell’antiquariato), di risparmiare (posso dire con certezza di aver speso tutti i miei soldi extra solo per viaggiare, nel 2013), di scoprire meraviglie locali (fatto, come il bar+cinema di Vianden, in Lussemburgo), di spegnere la tecnologia (ecco, su questo devo lavorarci, ma la mia macchina fotografica a pellicola mi sta aiutando), di viaggiare con tutti i sensi (fatto, cucinando per e con amici di ogni angolo del mondo).

Per il 2014 potrei tranquillamente ripetere l’elenco di buoni propositi, perché sono sempre validi (specialmente l’imparare una lingua e il camminare), ma preferisco provare a compilare un elenco degli aggettivi che vorrei che mi descrivessero, come viaggiatrice e come essere umano. Quindi eccoli, i miei buoni propositi del 2014, hanno apparentemente poco a che vedere con l’andare, ma forse sono quegli aggettivi che, alla fin fine, ti spingono ad andare.

  1. Essere gentili: minima e moralia ha pubblicato qualche giorno fa un discorso che lo scrittore George Saunders ha fatto ai laureandi della Syracuse University. Il succo del discorso è che, se c’è una cosa per cui vale la pena impegnarsi nella vita, è la gentilezza. Sembra una dichiarazione da hippie, ma non c’è essere umano più arido di chi non è in grado di fare quel movimento millimetrico che ci consente di avvicinarci a chi ci circonda. Le relazioni con gli altri sono fondamentali per la nostra sopravvivenza, che senso ha, allora, trincerarci dietro muri di diffidenza ed egoismo? Cosa si guadagna, alla fine?
  2. Essere curiosi: la curiosità è l’ingrediente fondamentale della crescita di una persona, intellettuale ed emotiva. Dice bene Paolo Rumiz in un’intervista recente: “Per esser messi in discussione totalmente, devi andare in luoghi che proprio non conosci, di cui non sai nulla, tanto meno la lingua”; la curiosità per la scoperta di territori sconosciuti permette di cambiare punto di vista e questo cambiamento è fondamentale per capire noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. Una nuova prospettiva è una prospettiva in più che si aggiunge al nostro bagaglio culturale, facendoci sentire non più al centro del mondo – è vero – ma mettendo il mondo al centro della nostra persona.
  3. Essere economici: ogni anno che passa cerco di ridurre al minimo gli acquisti inutili (faccio la prova del “mi serve davvero” almeno 3/4 volte prima di comprare qualcosa). C’è una schiera di americani che ha fatto del minimalismo uno stile di vita (estremamente cool): mode a parte, il mondo è un ambiente per definizione finito, se vogliamo renderlo un posto più vivibile, dobbiamo smetterla di riempirlo di oggetti, per lo più inutili. In più, c’è un ramo dell’economia che sostiene che oltre una soglia di benessere non siamo più felici, anzi: quindi difficilmente uno schermo piatto ultimo modello con dolby surround e 3D migliorerà le nostre vite. Risparmiare quei soldi e usarli per viaggiare probabilmente, invece, sì.
  4. Essere anticonsumisti: vi sento mentre pensate “cheppalle con ‘sta cosa comunista dell’anticonsumismo”. Ma l’essere contro il consumismo non è comunista, è l’unica via possibile a un mondo più sostenibile. Non lo dico io, non lo dice Marx, lo dice una serie piuttosto lunga di economisti. Oltretutto, continuare a comprare cose senza freni non fa altro che appesantire il nostro bagaglio (metaforico e non), rendendo più difficile e faticoso qualsiasi spostamento.
  5. Essere creativi: che è poi il rimedio/la cura al consumismo più sfrenato. Oltre alla religione del minimalismo esiste il culto del fai da te, che spinge sempre più persone a restaurare e costruire utilizzando materiali di recupero al posto di acquistare. Il nostro Philipp, convintissimo autoproduttore, ha da poco lanciato autoproduco.it, vale la pena farci un giro.
  6. Essere aperti: la chiusura mentale (per esempio: “la cucina italiana è la migliore del mondo”) è uno degli atteggiamenti più irritanti che esistano. Ma è anche uno dei più autolesionistici: la chiusura nei confronti di cose diverse da ciò che fa parte della nostra cultura o della nostra quotidianità ci rende solo più poveri. Un buon proposito per il 2014 sarebbe di sperimentare una cosa diversa-da-noi al mese. Io lo scorso novembre ho mangiato per la prima volta le rane fritte (e mi sono piaciute), sconfinare in territori sconosciuti ci permette di imparare m0ltissimo di noi e degli altri. E se l’esperienza dovesse non piacerci, possiamo sempre tornare indietro.
  7. Essere attenti: così come la terra non è al centro del sistema solare, noi noi siamo al centro della terra. Essere attenti agli altri – dalla vecchietta sull’autobus al coinquilino musone – è un segno di rispetto che non solo ci augureremmo per noi stessi, ma che renderebbe le nostre città e i nostri paesi posti più sicuri (no, le ronde armate nei quartieri e i respingimenti dei migranti non stanno rendendo le nostre città luoghi più sicuri).
  8. Essere profondi: Hikmet diceva che “La vita non è uno scherzo / Prendila sul serio”, il che non vuol dire muso lungo e l’opera omnia di Camus sotto braccio, ma – almeno per come la vedo io – fare scelte con cognizione di causa, valutando le conseguenze per noi e per gli altri (sì, questa regola si applica anche al mondo dei viaggi). Abbiamo una sola vita (NBM è un sito di viaggi ateo, per lo più), diamole valore e cerchiamone il significato, al posto di lasciarla passare bloccati da paure, convenzioni e da “quello che penserebbero gli altri di me se…”.
  9. Essere consapevoli: il miglior consiglio che la scrittrice e ciclista irlandese Dervla Murphy mi ha dato, quando abbiamo chiacchierato al telefono qualche mese fa, è di documentarmi sempre prima di partire per un viaggio. E non intendeva comprare la Lonely Planet per capire quali sono i ristoranti migliori di New York: parlava del conoscere la storia e la cultura di una regione e dei suoi abitanti prima di metterci piede. Solo attraverso questo tipo di conoscenza è possibile vivere un luogo consapevolmente.
  10. Essere felici: lo vedo già, come storcerete il naso a questo punto. Ma la felicità è salita in cima alle mie priorità da quando ho rischiato la vita (e le gambe) nel 2010. Dal 2010 al 2013 ho provato in mille modi a costruirmi una base di felicità, solo per arrivare a capire che essere felici è difficile. Ma che il valore sta tutto nella volontà di provarci.

Ecco: essere felici. Il trionfo della banalità, starete pensando. Ma davvero? Ripromettersi, per il 2014, di provare a essere felici è così banale? Non credo. La felicità dipende da moltissimi fattori, almeno per me: dalla capacità di fare scelte anche quando non condivise dagli altri, dall’abilità di costruire un percorso personale autonomo, dal coltivare interessi e relazioni ricche, dal mettere in discussione atteggiamenti, reazioni e punti di vista. Dal determinare cosa stiamo cercando e cosa vogliamo da noi stessi e dagli altri. Provare a essere felici richiede un impegno considerevole, non mi sembra poi così male come buon proposito per il 2014.

E i vostri buoni propositi? Ne avete? Quali sono?

  • Fulvio Setti

    Brava ! Mi sono piaciuti TUTTI i tuoi ‘dieci buoni propositi’ e …. penso che li farò anche miei !
    p.s. BRAVI anche a TUTTI i gestori di questo sito che io non conoscevo !!!!!!!!!!

  • Paolo B.

    Ho letto con interesse il discorso di George Saunders. E certamente è tutto condivisibile. Intendo il punto sulla gentilezza. Però, però, rimane il dubbio di come si possa conciliare la gentilezza con la necessità di evitare relazioni con chi si vuole approfittare, i malintenzionati, gli insistenti, i cattivi, i ladri, gli stupratori, gli assassini. Tutte categorie umane che esistono.

  • ANTO2006

    Condivido le intenzioni e le sto già mettendo in pratica. Sono le 11.30 del primo giorno del nuovo anno. Sono curiosa del seguito di queste mie righe. Sono aperta, in quanto è la prima volta che scrivo su un blog. Sono attenta a quello che dicono persone che non conosco. Sono creativa, forse solo con me stessa (per il momento) e questo mi porta ad essere profonda. Sono economica quando viaggio. Sono consapevole di quello che sto scrivendo. Credo di essere gentile e sono felice di questo inizio d’anno. Viaggiare, e non solo per il mondo, ma anche dentro noi stessi e gli altri, è il modo migliore per essere liberi.

  • Sottoscrivo totalmente la lista soprattutto quell’essere felici che hai messo all’ultimo posto, ma non per esser meno importante, anzi.
    Io aggiungerei altre due cose che per me sono importanti: essere coraggiosi, intesta come non aver paura di sbagliare, di intraprendere esperienze nuove ed imparare invece dai propri errori, e l’essere riconoscenti, per tutto ció che abbiamo invece di vedere ció che ancora ci manca.
    Mi ha fatto sorridere la tua nota sull’essere consapevoli, perché é proprio l’intenzione con cui é nato il mio blog, affinché la gente possa conoscere a fondo la cultura di Maiorca e ne apprezzi le sue ricche tradizioni..e che per favore non chiedano dove si puó bere una buona sangria!! 🙂 Perché come dici tu é fantastico vivere un luogo consapevolmente!