Il Cile. Un paese stretto tra l’immensità dell’Oceano Pacifico e la maestosità della catena andina. Un territorio ampio e dilatato come il deserto, città dense e stratificate. Immagini  e appunti di Anna Favero.

deserto atacama

Il deserto di Atacama e il sole basso, la luce metteva in risalto i segni delle jeep sul terreno e la sagoma dei cartelli in lontananza. Sicuramente non ho pensato a questo mentre scattavo la fotografia, raramente penso davvero alla ragione che mi spinge ad uno scatto. A posteriori posso dire che il paesaggio era talmente solitario e naturale, le forme della terra così aspre e irregolari da rendere interessanti dettagli banali come un geometrico rettangolo e un rombo di metallo in cima a un palo o le impronte parallele di pneumatici. La presenza dell’uomo dava l’idea della profondità di uno spazio così aperto e senza fine.

lago

I colori sono tutto in questo scatto. Il deserto era rosso, o meglio, composto di rossi, tanti e diversi, i toni della sabbia e della roccia mescolati col giallo della distesa regolare di bizzarri ciuffi d’erba. Sbucare da dietro un vulcano e trovare in fronte a sé questa macchia immensa, irreale, di un colore profondissimo: una laguna blu freddo nel mezzo del nulla incandescente, è stato quasi come l’idea di un miraggio.

fili

Valparaiso è una città intricata, i cavi elettrici la attraversano in lungo e in largo e sembrano quasi dei percorsi che la gente segue lungo le strade, le salite e le discese di una reticolo di vie colorate e complicate. Questa donna con la sporta e una sigaretta in mano è l’esempio specifico di come immagino i cileni muoversi per quelle strade sudamericane: allineati ai cavi, paralleli, seguono percorsi che si perdono nell’intreccio e di cui non vedrò la fine.

tetto

Anche in questa foto sono i colori ad avermi spinto la macchina fotografica alla mano, il rosso di un maglione e l’azzurro di un tetto. Questo operaio lavorava ad almeno trenta metri di altezza. La foto è stata scattata dalla terrazza di un alto edificio a picco sul porto, in direzione dell’edificio accanto, più alto ancora. Il tetto di quest’ultimo era dello stesso colore del cielo azzurro e completamente privo di nuvole: faceva da unico contrasto la macchia rossa che si muoveva avanti e indietro, abbassava e rialzava.

pausa

Il mercato La Vega Central, Santiago. Nel mezzo del rumore più disordinato della città, tra frutta e verdura, cibo fumante da asporto e scarpe, fiori e tessuti, ho trovato e impresso la scena più quieta che mai si potesse immaginare trovarvi. Quest’uomo, il suo chiosco e delle parole, o numeri da leggere su un taccuino, il suo gatto che gli dorme accanto, la stessa espressione nei due. Sembrava quasi che una bolla li avvolgesse, dai suoni e dal movimento: credetemi quando dico che nella realtà questi due apparivano tanto immobili quanto lo sono nella pellicola.

ricamo

Un’altra intima scena di quiete nel mezzo del mercato. La piccola zona dedicata al ricamo di questa donna cilena era definita da divisori, quasi fosse il minuscolo palco di un teatro. Gli oggetti attorno a lei, la bilancia, le rose finte e i loro tre colori alternati, il piccolo volantino politico appeso al tavolo, la disposizione delle casse sullo sfondo, mi appariva tutto come messo lì per me, perché notassi l’equilibrio tra gli oggetti e le loro distanze, i toni accostati l’uno all’altro. La luce con cui la donna poteva lavorare era poca, eppure il giorno era splendente fuori dal mercato: questo forse è il dettaglio che mi ha ispirato una certa malinconia, mentre guardavo.

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Il mio nome è Anna Favero, nata a Treviso e laureata in lettere a Padova. Ho vissuto a lungo in Germania, a Monaco e a Berlino, e da allora mi piace pensare di essere sempre in viaggio. Le prime parole degli amici che non sento da qualche tempo sono immancabilmente “Dove sei ora?” e ne sorrido ogni volta.