Guardando le alpi dalla pianura vercellese, la Valle Cervo si trova proprio alle spalle di Biella, in linea d’aria esattamente sotto al Monte Rosa. Si incunea dritta tra le montagne per una quindicina di chilometri: nella parte bassa è ampia, le cittadine sono grandi e qui si trovano le industrie tessili e laniere, o meglio, quello che ne rimane.

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Poi all’improvviso, la valle si restringe in una gola, la strada fa una curva e si entra nell’alta valle, la Bürsch, che nel dialetto locale significa piccola patria, casa, un termine molto importante per gli abitanti di queste montagne, costretti per secoli a emigrare lontano dalla loro terra d’origine, ma che hanno sempre mantenuto con essa uno strettissimo legame, considerandola la propria casa.

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Un panorama completo della valle lo si può osservare da uno dei suoi belvedere, per esempio, da quello del Monte Pila, nei pressi di Oriomosso, paese che sembra in bilico sul crinale della montagna. Da quassù si vede tutto l’arco di montagne che circondano l’alta valle: in alto appaiono aspre e rocciose, seppure non particolarmente elevate; più in basso i versanti sono ricoperti da un folto manto boschivo costituito principalmente da faggi, castagni e betulle.

La valle appare costellata da tanti piccoli paesi; le case allungate e fatte principalmente di  pietra sono addossate le une sulle altre, lasciando in mezzo solo strette vie pedonali acciottolate. Queste borgate si trovano su entrambi i versanti della valle, sia su quello meglio esposto al sole, la banda Sulìa, sulla sinistra orografica, che su quello più umido e ombroso, la banda Veja, sulla destra orografica.

Un esempio di architettura tradizionale lo si può osservare a Sassaia, frazione di Quittengo, un piccolissimo borgo di pietra che è riuscito a mantenere pressoché intatta la propria autenticità e dove si possono ancora osservare i caratteristici vicoli di ridotte dimensioni e le volti a botte.

Il comune di Rosazza, al contrario, ha, nell’ultimo trentennio dell’Ottocento, subito grandi trasformazioni sulla spinta degli investimenti del benefattore Federico Rosazza, senatore del Regno d’Italia, che realizzò infrastrutture per migliorare le condizioni di vita nel territorio valligiano: vie di collegamento per le valli limitrofe, acquedotti pubblici, fontane e abbeveratoi per le bestie. Non solo, decise anche di abbellire il paese, fino allora un povero borgo rurale, trasformandolo in un centro di villeggiatura: fece costruire edifici di pregio come il castello con la torre guelfa, il palazzo che attualmente ospita la sede del municipio, il cimitero monumentale.

Il modo migliore per conoscere i piccoli villaggi della Bürsch è sicuramente quello di percorrere a piedi le bellissime mulattiere, pavimentate con ampi lastroni e sostenute con muretti a secco, che, attraversando i boschi, congiungono le numerose borgate che compongono i paesi. Quelle meglio conservate si trovano nei comuni di Quittengo e San Paolo Cervo.

Si tratta di facili passeggiate in un ambiente che offre la possibilità di conoscere molteplici aspetti della cultura valligiana: le iscrizioni rupestri, le cave per l’estrazione della sienite, i segni della devozione popolare come piccole cappelle votive e affreschi a carattere religioso, i terrazzamenti che venivano effettuati per coltivare il terreno estremamente povero. Il periodo ideale per effettuarle è nelle stagioni di mezzo: in primavera, quando il bosco si risveglia e assume una colorazione verde quasi fosforescente, e in autunno, quando, data la grande varietà di piante, le montagne si rivestono di tutte le tonalità dal rosso al giallo.

Per conoscere invece la parte alta della valle è necessario percorrere le mulattiere che ancora oggi sono in ottimo stato e che, per secoli, hanno permesso di collegare la Valle Cervo con le adiacenti Valli del Lys e la Valsesia, consentendo la transumanza del bestiame e gli scambi commerciali attraverso le alpi.

Da Rosazza parte un itinerario che, attraverso il colle della Gragliasca, collega il biellese con la valle di Gressoney. Questo sentiero si snoda attraverso una valle laterale molto stretta e si inerpica sul lato scosceso della montagna, consentendo di camminare in un ambiente estremamente selvaggio.

Se invece si vuole avere una visione d’insieme di tutta la Bürsch, bisogna salire sulla cima più alta della valle, il Monte Bo, a 2556 metri. Da qui la vista spazia sulle alpi, e in particolar modo sul monte Rosa, ma anche sulla pianura biellese e vercellese. In valle è usanza partire per la vetta nel tardo pomeriggio, passare la notte nel bivacco Antoniotti posto immediatamente sotto la punta, e svegliarsi presto per poter godere dello spettacolo dell’alba sul Monte Rosa, che da qui sembra veramente a due passi.

Per approfondire:

La carta dei sentieri del biellese è distribuita gratuitamente presso l’azienda turistica locale, mentre la versione raster è scaricabile qui.

Casa museo dell’alta valle del Cervo  (via Pietro Micca 35,  Rosazza – tel: 3383876595)  ha sede in una tradizionale abitazione situata nel centro di Rosazza e ha l’obbiettivo di divulgare la cultura popolare locale.

Laura Nalesso