Abbiamo parlato finora delle più svariate pietanze che si possono trovare in Cina, da quelle prêt-à-porter alle più “impegnative”, ma non abbiamo ancora trattato un argomento che spesso, nelle dissertazioni culinarie, passa in secondo piano: cosa si può bere in accompagnamento a cotante leccornie?

La prima precisazione che è d’obbligo fare riguarda il problema “acqua”: in Cina, infatti, è decisamente raro trovare sui tavoli bottiglie di acqua minerale fresca. Da fanatica dell’acqua naturale (che rimane per me quasi indispensabile ad ogni pasto), uno degli shock culturali più forti che sono stata costretta ad affrontare è stato proprio il fatto di non poter ordinare, nella maggior parte dei casi, questa semplicissima bevanda. O meglio, avrei potuto farlo, ma il massimo che mi sarebbe stato offerto sarebbe stato un bicchiere di acqua calda. Questa tendenza affonda le sue radici nel passato, quando era necessario sterilizzare al meglio l’acqua potabile e ciò spingeva la popolazione ad arricchire questa bevanda con un’infusione di foglie di the. Dal momento che ancora oggi, in particolare in inverno, i cinesi sono soliti riscaldarsi con bicchieri di acqua bollita, la nostra italianissima bottiglia d’acqua fresca è tendenzialmente un lontano miraggio nel Celeste Impero. Durante la mia permanenza in Cina, perciò, mi sono dovuta adattare ad accompagnare ogni pasto con l’onnipresente the (cosa che tra l’altro mi è riuscita senza grande sforzo, viste le temperature glaciali che i mesi di dicembre e gennaio mi hanno regalato). Elencare tutte le qualità di the ordinabili in Cina, che ne detiene il primato della produzione mondiale, sarebbe decisamente impossibile: in questa sede, però, mi piacerebbe elencarvi quelli che io amavo di più e che è facile trovare in qualsiasi ristorante. Per tutti coloro che volessero provare qualcosa di più originale del classico the verde, il profumatissimo the al gelsomino (mòlìhuā chá in cinese pinyin) è di certo una delle scelte migliori. Delicato come il fiore da cui viene prodotto, è un the che diventa più forte col passare dei minuti e se lasciato a lungo in infusione arriva a dare la sensazione di essere immersi in un giardino fiorito: provare per credere. Un’altra varietà di the molto diffuso e allo stesso tempo abbastanza delicato da non sovrastare il sapore delle pietanze che state assaggiando è il the al crisantemo (il júhuā chá). Questo infuso viene da sempre bevuto come rimedio naturale ai sintomi dell’influenza e del mal di gola, nonché per purificare il fegato.

I più golosi, poi, potranno gustare il diffusissimo milk tea, offerto in particolar modo dai piccoli localini e dai fast food: questo consiste in un miscuglio di the verde o nero e latte di soya, a cui possono essere aggiunti altri ingredienti per conferirgli un sapore diverso. Tra i più comuni milk tea si possono ricordare i più semplici green milk tea e il black milk tea, a cui si aggiungono i gusti più zuccherosi al cioccolato, al caramello e alla frutta. All’interno, poi, possono essere trovate a galleggiare delle piccole palline gommose di tapioca che, nonostante suscitino qualche perplessità a prima vista, rendono lo strano intruglio ancor più delizioso.

Se la mattina foste troppo di fretta per sedervi al tavolo a fare colazione, non temete: in mezzo alla strada vi potrà capitare di trovare venditori che con i loro carretti trainati a mano vi offriranno la possibilità di acquistare dello yogurt liquido, da sorseggiare con una cannuccia. In alternativa, potete sempre indirizzarvi verso un bicchiere di latte di soya, venduto spesso anche in pratiche lattine.

Nel caso vogliate ritemprarvi durante una passeggiata notturna per le vie della città, cercate una bancarella che offre il fumante infuso di mele e jojoba. Io ho avuto modo di assaggiarlo a Xi’An, tra le strette viuzze del mercato all’aperto, e ne sono rimasta estasiata.

Tuttavia, la bevanda più strana che ho assaggiato in Cina me la sono ritrovata di fronte durante una cena in un piccolo ristorante di Wuhan. Viste le rigide temperature esterne e la ormai inarrestabile diffusione del raffreddore tra i presenti, i miei commensali hanno voluto ordinare un drink che farebbe accapponare la pelle agli integralisti delle bibite gassate: una caraffa di Coca Cola calda al profumo di zenzero. Da quanto mi é stato detto, infatti, tale miscela sarebbe un toccasana per i sintomi influenzali e verrebbe utilizzata spesso come “medicina fai da te”. Ebbene, nonostante possa capire la perplessità che ognuno di noi avrebbe nel vedersi offrire una tale stramberia, io l’ho trovata decisamente buona. Colpa dell’influenza, dite voi? Può darsi. Però io vi consiglierei di provarla: di certo tornerete a casa con una storia divertente da raccontare!

_

Margherita Candida ha 24 anni, vive nella periferia di Milano, e ha una grande passione per i viaggi. Ha iniziato a “dare una sbirciata al mondo” grazie ai suoi genitori che, fin da bambina, l’hanno scorrazzata ovunque nelle loro peregrinazioni. Si definisce una gitana di natura e sente periodicamente la necessità di fare la valigia e andare a vedere un posto nuovo. Questo suo interesse si è rispecchiato negli studi e oggi frequenta un corso in Antropologia culturale ed Etnologia all’Università di Torino.

Della cucina tipica cinese ha già parlato in tre post diversi.

La foto in alto e in copertina è stata scattata a Beijing da Mitch Altman.

  • Marta

    Articolo molto interessante su un aspetto solo apparentemente marginale. Conosco bene la Cina (parlo da insider: gestisco un servizio di assicurazioni viaggi) e so per certo che moltissimi dei problemi riscontrati dai turisti (soprattutto quelli alle prime armi o persone di una certa età) deriva dalla scarsa conoscenza delle abitudini alimentari, comprese le consuetudine in materie di bevande.

    Ben vangano articoli informativi e approfondimenti del genere, dunque!

    Ciao

    Marta