Di Nuova Zelanda su NoBordersMagazine ho parlato in tutte le salse: ho spiegato perché non è come l’Australia, ho elencato 10 motivi per visitarla e ho raccontato il viaggio che ho fatto, nel 2012, lungo tutto il paese per riscoprirne cultura e ambiente. Quindi questo articolo, frutto di un traumatico ritorno europeo dopo 25 giorni neozelandesi, non vuole essere il solito cosa-ho-visto-cosa-ho-fatto, ma una serie di consigli su come preparare e vivere il viaggio perfetto. Un momento, hai detto viaggio perfetto? Sì. Esiste? Eccome: io l’ho appena vissuto.

PRIMA:

  • L’organizzazione del viaggio perfetto varia al variare dei viaggiatori coinvolti. Il mio viaggio (partenza prevista 26 dicembre 2013 da Parigi) è iniziato qualche mese prima, a maggio 2013, quando con Kim, la mia coinquilina e compagna di viaggio, abbiamo prenotato un biglietto a/r Parigi-Auckland, via Singapore. Lezione di cui fare tesoro: nel prenotare voli transoceanici il risparmio non è l’unico fattore da tenere in conto. Se fate scalo, considerate “buona” la durata dello scalo dalle 2 alle 4 ore (1 ora vorrà dire che dovrete correre da un gate all’altro in caso di ritardo; più di 4 ore è sadomasochismo, a meno che non vogliate uscire dall’aeroporto e farvi un giro nei dintorni, cosa non sempre possibile); non scegliete la compagnia aerea più economica, per ovvie ragioni. Ci sono classifiche sia delle compagnie aeree sia dei pasti che offrono. La Singapore Airlines si è rivelata pressoché impeccabile su tutto, scelta dei film in volo e servizio in aeroporto a Singapore inclusi.
  • Per quanto riguarda il rapporto durata del viaggio/luoghi da visitare, mai strafare: un viaggio perfetto non deve essere una maratona all’inseguimento di tutti i posti che la Lonely Planet vi ha consigliato di vedere. Il miglior consiglio che posso darvi è di lasciarvi 3/4 giorni di riposo (leggi: senza spostamenti) nell’ultima destinazione prima del vostro ritorno alla realtà.
  • Non riempite il bagaglio, specialmente se siete viaggiatori indipendenti e non vi muovete in taxi/auto. Una valigia (ho detto valigia? Intendevo zaino: non avrò altro bagaglio all’infuori di te) leggera vi rende facile farla/disfarla/spostarla. Se poi scegliete di girare con lo zaino in spalla avrete le mani libere e la schiena tutta intera a fine viaggio.

DURANTE:

  • Il nostro viaggio in Nuova Zelanda è stato me-ra-vi-glio-so dall’inizio alla fine. Come è stato possibile? Distribuendo dosi di meravigliosità lungo tutto il viaggio. Se ci sono cose particolari che volete sperimentare, non accumulatele all’inizio o alla fine del viaggio, ma spalmatele su tutta la permanenza, in modo da garantire un livello di entusiasmo costante (e intossicante). Noi siamo partite con il concerto dei Fat Freddy’s Drop nel bel mezzo delle montagne della penisola di Coromandel, nel giardino di una taverna, abbiamo continuato con una giornata in kayak nel parco nazionale dell’Abel Tasman e, per contenere la depressione da è-ora-di-tornare, abbiamo visto un torneo di tennis (Heineken Open) e un festival di musica (Big Day Out) ad Auckland la sera prima di rientrare a Parigi.
  • Pur essendo la prima volta che viaggiavamo insieme, io e Kim non abbiamo avuto né attriti né insofferenze. Come? Lasciandoci i nostri spazi, suddividendoci i compiti, mantenendo il massimo livello di sincerità e apertura nei confronti dell’altra. Trovare il compagno di viaggio perfetto è anche una questione di fortuna. Direi che sono stata fortunatissima, in questo caso.
  • Fermatevi nei posti più improbabili (per noi è stata una comunità che coltiva frutta e verdura biologica su un terreno donato da un benefattore e vende il tutto in una baracca di legno a bordo strada ma con possibilità di pagare con bancomat e carta di credito), parlate con le persone che incontrate durante il viaggio, dite sì sempre (o quasi, se vi offrono di fare da corriere per un traffico di droga, dite di no). Smontate tutti i pregiudizi a colpi di piatti tipici, usanze locali e tanti, tantissimi detour. Non usate (solo) la lonely planet.
  • Fate foto, con qualsiasi mezzo possibile e non solo dei paesaggi più mozzafiato. Se usate instagram, una volta tornati potrete stampare mini album fotografici su cui piangere nei momenti di sconforto alla scrivania dell’ufficio.
  • Mettete. Via. Quello smartphone. O quantomeno usatelo lo stretto necessario e a fine giornata. Io non ho foto di nessuna delle nostre uscite in kayak, mentre pagaiavamo circondate da pinguini, foche e berte. Eppure rimarranno i ricordi più intensi del viaggio e possibilmente di tutto il 2013.

DOPO:

A thing of beauty is a joy for ever:
Its lovliness increases; it will never
Pass into nothingness; but still will keep

  • Fulvio

    Quello é proprio vero..,se ci si concentra troppo sulle foto, macchine fotografiche e smartphone….poi si perdono un sacco di attimi irripetibili!

  • ciao Letizia, io ti consiglierei almeno 20 giorni, se puoi prenderne di più, ancora meglio!

  • Letizia

    Fantastico! Quanti giorni minimo ci vorrebbero per un viaggio così?