La prima cosa a cui ho pensato tornando da Eindhoven è stata che ci si viveva bene. I Paesi Bassi hanno una qualità della vita alta, altissima. La scorsa volta la sensazione era stata la stessa, ma c’era il sole, era estate e tutto poteva sembrare più bello. Vero. Questa volta pioveva, era grigio eppure nulla sembrava cambiato. L’atmosfera che si respira in queste piccole città è la stessa. Non si sta dicendo che sia sempre tutto rose e fiori, come tutti, anche gli olandesi avranno i loro problemi, ma girare per i negozi, guardare le case – sì perchè in Olanda si può letteralmente guardare dentro le case – osservare le persone dentro i caffè o i bagels bar, ti da una percezione di una vita vissuta meglio. Saranno gli spazi verdi in cui ti ritrovi a camminare in mezzo alla città, saranno gli spazi verdi in cui ti ritrovi appena ne esci. Le attrezzature sportive, le famose piste ciclabili ovviamente. Un paio di anni fa eravamo stati in giro per due settimane, girando da sud a nord un po’ tutto il paese ma sacrificando la regione più orientale, saltando Eindhoven e le città vicine come ‘s-Hertogenbosch e Breda. Quest’anno con l’occasione di incontrare un grandissimo fotografo, siamo tornati proprio da quelle parti, anche se solo per pochi giorni.

Eindhoven ci ha accolto con vento e pioggia e un discreto freddo. Ci siamo rifugiati al Van Abbemuseum e da subito abbiamo percepito quella qualità della vita di cui si parlava prima. Il museo oltre che essere architettonicamente molto bello, uno spazio su più livelli con continui cambi di fronte, viste e angolazioni che nascondono e rivelano, permette di effettuare la visita in modi molto diversi. All’ingresso è possibile prendere una specie di borsa-cuscino e un blocco e quindi sostare dove si crede meglio per disegnare, appuntare, scrivere, schizzare; è possibile prendere una classica audioguida oppure – ed è la cosa più bella – prendere un paio di cuffie senza file e girare per il museo con una colonna sonora di musica elettronica fatta di sensazioni esili e glitch appena accennati, perfetta per sostare davanti alle installazioni di arte contemporanea. Molto varia la collezione, si possono vedere opere di Rineke Dijkstra, Richard Long, super classici come Judd e LeWitt, Bruce Nauman, Francis Bacon (che vale sempre la pena). Un altro museo consigliatissimo è il DAF Museum.

Probabilmente non in cima alle attrazioni delle guide più blasonate, merita invece assolutamente una visita. Se siete bambini sarà un’esperienza indimenticabile, se siete un po’ più grandi sarà semplicemente bella, ma vale comunque la pena. Nell’edificio che ospitava la vecchia fabbrica – ancora presente la vecchia officina per esempio – potrete vedere una serie di “bisonti” della strada, camion DAF di tutte le epoche e in ogni declinazione, dal mezzo militare all’ambulanza, dal camion commerciale a quello che ha vinto la Paris-Dakar. Al piano superiore un enorme parcheggio di auto, tra cui spiccano i modelli disegnati per DAF dal nostro Giovanni Michelotti.

‘s-Hertogenbosch di lunedì mattina, non è certo la giornata migliore per una visita. Purtroppo i musei sono tutti chiusi e dobbiamo accontentarci di fare un lungo giro. Lo Jheronimus Bosch Art Center infatti non fa eccezione e dobbiamo per forza di cose rimandare la nostra visita: un’occasione in più per tornare nel Noord-Brabant.

La città è molto piccola e dopo una breve visita alla cattedrale non ci resta altro che dirigerci verso Breda. Purtroppo anche qui il lunedì mattina si presenta come la giornata meno adatta per un giro, ma riusciamo ad entrare in una delle più belle cattedrali d’Olanda. Un gentile signore all’interno ci accoglie parlandoci in olandese, ci allunga un opuscolo di cui non possiamo comprendere nulla vista la nostra ignoranza della lingua. Il signore si mosta un po’ dispiaciuto e ci spiega che all’interno della chiesa ci sono alcuni pannelli esplicativi in inglese. Ci aggiriamo per le navate apprezzando anche un po’ di luce del sole che filtra tra una nuvola e l’altra. Per pranzo ci fermiamo a mangiare un bagel da Bagel & Beans, buonissimo così com’è ottimo il tè assam. Forniscono anche una piccola clessidra per evitare di lasciare le foglie in infusione troppo tempo!

Anversa dista pochi kilometri, è proprio al di là del confine che si percepisce appena percorrendo l’autostrada. E’ una città fluviale che si snoda lungo il fiume Schelde prima di buttarsi in mare. Spesso le città tagliate dall’acqua hanno un fascino notevole, e Anversa non è da meno. Il tempo era poco, ma sufficiente per passare qualche ora al Fotomuseum (non mancate di fare un sosta al Museumcafè UFO, i dolci sono squisiti) e vedere un paio di mostre una più interessante dell’altra. In particolare quella che riguarda l’inchiesta fatta da Rob Hornstra e Arnold Van Bruggen sulla questione dei territori intorno alle Olimpiadi Invernali attualmente in corso in Russia “The Sochi Project: An Atlas of War and Tourism in the Caucasus”.

Non poteva mancare la visita alla Casa di Rubens, uno dei pochi pittori che sia riuscito a diventare ricco in vita, evitando di essere celebrato e acclamato una volta passato a miglior vita. La casa-museo è perfettamente conservata e consente di vedere uno spaccato reale di quella che doveva essere la vita del famoso pittore a cavallo tra ‘500 e ‘600.

Passeggiando lungo Kloosterstraat vi troverete immersi nel paradiso dell’antique e la tentazione di entrare e perdersi dentro questi negozi stipati di roba vecchia sarà assolutamente irresistibile. Ultimo suggerimento: anche se non dovete partire fate un salto alla stazione dei treni!