Quando io e mia moglie abbiamo detto a parenti e amici che avremmo testato le performance di nostra figlia (poco più di 5 mesi all’epoca dei fatti) con un viaggio in centro Italia abbiamo ottenuto due generi di risposte: quelli che si stupivano ammirati e chi si stupiva inorridito. Viaggiare con bambini piccoli al seguito non lascia ancora indifferenti, anche se molte famiglie più o meno giovani stanno abbandonando il classico conservatorismo italico in tema di gestione della prole in favore di un atteggiamento più rilassato.
In realtà il viaggio on the road col lattante è possibile ed è anche divertente, a patto di seguire qualche regola minima di buonsenso.

1) MAI RIMANERE A CORTO DI CIBO: può sembrare scontato ma non lo è affatto. Se non allattate al seno o se il bimbo è già in fase di svezzamento, è fondamentale avere sempre a portata di mano latte, pappe o omogeneizzati vari. La fame del bimbo è come il Natale in una vecchia pubblicità: “quando arriva, arriva”. E quando arriva (anche ad ore potenzialmente insensate), vorrete forse trovarvi di fronte un cucciolo urlante senza aver nulla per placare le sue ire? Il perfetto genitore da viaggio porta sempre tutto ciò che serve da casa. A noi però non succede mai, e i risultati possono creare qualche grattacapo. Per esempio ci si può accorgere a proprie spese che un certo latte in polvere, comunissimo a Torino, lo è assai meno a Roma, dove deve essere ordinato per il giorno successivo. Soluzione da noi adottata (sconsigliatissima dai pediatri): cambiare marca di latte dal mattino alla sera.
Anche ammesso di avere a disposizione tutti gli ingredienti si pone il problema di avere il pasto pronto quando serve.
Con il latte è piuttosto facile, l’acqua si può scaldare quasi ovunque (con un microonde o con una macchina da caffè da bar) e le custodie termiche per biberon regalano un’autonomia di un paio d’ore. In alternativa, un termos d’acciaio garantisce acqua calda per 16-20 ore. Se poi volete essere dei fulmini nella preparazione, dotatevi di una serie di mini contenitori dove avere le dosi di latte in polvere già porzionate e la giornata vi sorriderà. Con il cibo vero la soluzione migliore è rappresentata dalle pappe complete in barattolo. Non sono come quelle che preparate amorevolmente a casa, ma in viaggio sono molto comode. In assenza di microonde o fornelli si scaldano a bagnomaria nei bricchi d’acciaio dei bar (pieni di acqua bollente).
L’ultimo punto è: dove nutrire il pargolo? Qui rispondo con sicurezza dicendo: ovunque. Noi, ad esempio, abbiamo allattato nostra figlia (con biberon) in un palco di teatro durante uno spettacolo e tutto sommato è andata bene, visto che non ci hanno cacciati.

2) CONOSCERE L’ARTE DEL CAMBIO VOLANTE: la conoscenza di questa specialità è necessaria per viaggiare ovunque ma indispensabile in Italia. Nel nostro paese infatti è raro trovare bagni dotati di fasciatoio o addirittura aree specifiche per il cambio dei bambini piccoli, cosa invece abbastanza comune in Francia o nei paesi nordici. Dato che fare tappa nei vari negozi Ikea (perfettamente attrezzati per le famiglie con bambini) può risultare scomodo, la carta da giocarsi se si viaggia in autostrada si chiama Autogrill. I più grandi o quelli più recentemente rimodernati dispongono di locali per il cambio: i vostri problemi possono considerarsi risolti. In tutti gli altri casi si presentano due opzioni fondamentali: usare una toilette senza fasciatoio oppure inventarsi un luogo alternativo per cambiare il pannolino al bebè.
La prima scelta prevede un certo atletismo, perchè sovente si tratta di rinunciare ad un piano di appoggio, a meno di voler usare la tavoletta del water o il nudo pavimento. Però a volte questa è l’unica alternativa disponibile, per cui fate prove di cambi al volo e cercate di essere in due in questi frangenti.
Se invece scegliete di uscire dalle mura di una toilette le soluzioni possibili sono quasi infinite e dipendono dalla vostra creatività. La più à portata di mano è il sedile posteriore della vostra auto: morbido, abbastanza igienico e riparato, ci è stato di grande aiuto in diverse occasioni. A volte però l’auto è lontana, di bagni accettabili nessuna traccia, quindi serve rompere i muri dell’abitudine e inventarsi un’idea. Per esempio cambiare il pupo su una panchina, o sotto il portico del Pantheon a Roma, scelte magari insolite ma necessarie: un bimbo pulito è un bimbo felice, e soprattutto non vi farà fuggire da chiese e musei urlando all’impazzata.
Tutto è fattibile senza troppi patemi, bastano teli usa e getta per il cambio, un po’ di organizzazione e un pizzico di spirito d’avventura.

3) USARE IL MEZZO DI TRASPORTO GIUSTO: molte delle città d’arte italiane rappresentano un terreno di prova impegnativo anche per i passeggini più evoluti. Se in città come Roma e Firenze il problema principale è dato dall’onnipresente ciottolato e dalla scarsa sensibilità alle famiglie con bambini piccoli (basti pensare che nella basilica di San Pietro è vietato entrare con passeggini e carrozzine), a Venezia o nelle splendide cittadine medievali del centro il problema è nella geografia del luogo: ponti, vaporetti, scale fisse o mobili, ripide salite che diventano discese impegnative richiedono un corso di scuola guida. Se poi piove, siete a Spoleto e per rientrare in albergo dovete scendere una ripida discesa in pavè (com’è successo a noi) dotatevi di una capottina trasparente per carrozzina.ovetto-passeggino, impugnate saldamente il mezzo e incrociate le dita. In generale vale il consiglio di spostarsi leggeri, così, quando sarete costretti a ripiegare il passeggino per superare un ostacolo (potrebbe ad esempio succedervi a Perugia o ad Assisi per raggiungere il centro storico con le scale mobili) almeno avrete le mani libere. Per passeggiate brevi su percorsi particolarmente accidentati abbandonate i mezzi con le ruote e mettete il bimbo nel marsupio o nello zaino: eviterete di faticare inutilmente cercando di spingere un passeggino su terreni poco adatti, come la sabbia morbida. In caso di sole, oltre alla fatidica crema protezione 50, utilizzate tutti i mezzi per mantenere vostro figlio o vostra figlia all’ombra. Vanno bene gli ombrellini, ma si ottengono ottimi risultati anche con soluzioni fatte in casa, come un telo fissato alla capottina del passeggino con delle mollette da bucato. Se poi volete proteggere il pargolo dalle zanzare (è un dovere più che una scelta) affidatevi ai preparati naturali a basi di citronella. Non garantiscono una protezione totale ma aiutano, specie se usati in abbinamento agli emettitori di ultrasuoni per passeggino.

4) ATTREZZARE LA VOSTRA AUTO COME UNA SECONDA CASA: per il periodo del viaggio la vostra auto dovrà essere dotata di ogni cosa utile alla cura del bebè, per poter diventare uno spazio tranquillo e sicuro in caso di necessità. Sono molto utili tendine parasole da usare in combinazione con il climatizzatore dell’auto per mantenere un clima fresco. Un lungo viaggio può essere molto stressante per la vostra creatura, quindi sono importanti soste frequenti e una dotazione di giochi ed ammennicoli vari per tenerla occupata. Tra i più efficaci i carillon semoventi da applicare ai vetri dell’auto. Meno (molto meno) i cd di musica classica.

5) AVERE SEMPRE UN JOLLY DA GIOCARE: ci sono casi in cui tutto sembra remarvi contro, le avete provate tutte, vi siete infilati il naso rosso da clown e avete iniziato a ballare su un piede solo ma, nonostante ogni tentativo, la piccola peste continua a piangere talmente forte da convincere i passanti che voi siete pessimi genitori. In questo caso dovete ricorrere a qualcosa di estremo, quasi di magico: un giocattolo, una ninna nanna, una copertina speciale, qualunque cosa che spezzi il maleficio. Se ne siete sprovvisti oppure non sembra funzionare non vi resta che giocarvi l’ultima carta affidando il destino della vostra giornata di vacanza al potere ipnotico di smartphone e tablet. Utili soprattutto per i cartoni animati, attraggono l’attenzione dei bambini al punto da spegnere molti dei pianti da noia o frustrazione. Unico piccolo problema: danno dipendenza ai piccoli come ai grandi quindi vanno usati come il pepe in cucina, quanto basta.

Serena & Paolo

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Serena e Paolo hanno in comune molte cose, tra cui un matrimonio, una figlia, la passione per i viaggi, soprattutto quelli dove si può mangiare bene per strada. Amano le cose belle e raccontarle senza prendersi troppo sul serio. Lei è fashion designer con una passione per la comunicazione, lui scrive e fa foto. Insieme insegnano Tecniche di Sopravvivenza in Viaggio con Bambini all’Università del Genitore Disperato. Li potete seguire su twitter: @paolopatrito e @seapgh.

La foto in alto e in copertina è stata scattata da furiousmadgeorge.