Cosa cambia davvero mentre siamo in viaggio? Il posto dove siamo. Dove mangiamo. Dove dormiamo. Spostarsi, non necessariamente di migliaia di kilometri, comporta un cambiamento delle proprie abitudini e quello che ci aspetta può essere migliore, decisamente migliore, peggiore, decisamente peggiore. Una guida semiseria al pernottamento!

Da dove partiamo? In linea di massima io dormo dappertutto.

Non ho grossi problemi, è una componente del viaggio che non mi dà particolari problemi. Una cosa sola mi deve essere assicurata: devo potermi vestire in piedi, ragione per cui non sopporto l’idea della tenda (a meno che non sia una tenda da campo della protezione civile!). Questa è la mia debolezza, non dormo in tenda. L’unica volta che mi è capitato, in un campeggio alle Cicladi, alla fine ho dormito fuori dalla tenda, dentro ci tenevo lo zaino. Ma andiamo con ordine e proviamo a fare un minimo di casistica.

Dormire in movimento

Tralasciando macchine e pullman dove dormire mi viene estremamente facile, il treno è stato per alcuni anni il mezzo principe dei miei viaggi; caratterizzati da lunghi spostamenti notturni che aiutavano a comprimere i tempi morti e a risparmiare giorni preziosi. Parti da Berlino la notte e la mattina sei a Copenaghen, perfetto no? Il problema di questi viaggi era il sovraffollamento dei vagoni. Non si viaggiava mai in cuccetta né tantomeno in carrozze letto. Spesso erano vecchi treni dell’Est, con scompartimenti da 8 e sedute non particolarmente comode. Se viaggiate in due una buona regola è sedersi uno di fronte all’altro in modo da mettere tra voi il bagaglio, allungare le gambe verso un lato e incrociarvi con il vostro compagno di viaggio. Dopo molte ore di tragitto si può proporre anche a sconosciuti, di solito è tale la stanchezza che accettano tutti. Mi è capitato su un affollatissimo Stoccarda-Praga di dormire per terra, nel corridoio. Sconsiglio di mettersi in perpendicolare, meglio assecondare il passaggio e sdraiarsi lungo la parete. Nonostante il freddo, meglio la parete esterna, quella interna con la porta scorrevole può essere letale: da dentro nessuno vi vede e la forza impressa alla porta per aprirsi di solito si scarica raddoppiata sulla testa, che fatalmente è sempre posizionata in prossimità del binario di scorrimento. Dormire per terra in un treno non è particolarmente confortevole, né pulito: cercate di indossare vestiti che siete disposti a buttare, l’odore di treno non se ne va tanto facilmente. Alcuni amici dormivano dove normalmente si mettono i bagagli, io lo sconsiglio. Il mal di schiena al mattino può rivelarsi fatale per tutto il viaggio. Se siete pesanti e un po’ grossi, c’è sempre il rischio di volare giù alla prima frenata un po’ brusca. Un consiglio che mi sento di dare è di provare a dare un’occhiata ai vostri compagni di scompartimento: in un trasferimento in Bulgaria ho erroneamente sottovalutato la presenza di due simpatici, corpulenti omoni russi che hanno allegramente bevuto vodka per tutto il viaggio, accompagnandosi con canti e risate inframmezzati da episodi, acusticamente davvero notevoli, di poderosa flatulenza. Insomma, un occhio buttatelo prima di sistemare la vostra roba!

Sulle navi si può dormire un po’ ovunque comodamente, se non avete una poltrona o una cabina, la moquette a terra darà un buon grado di confort. Cercate un posto non troppo di passaggio e potrete riposare tranquillamente. Se siete diretti o tornate in piena estate da mete mediterranee, potete tranquillamente dormire sul ponte, con un buon sacco a pelo starete benissimo e il mattino sarà una vera gioia. L’arrivo all’alba a Brindisi fu un vero spettacolo.

Dormire in ostello

Personalmente, tranne rari casi, ho sempre soggiornato negli ostelli indipendenti. Forse sono stato fortunato, ma spesso li ho trovati più accoglienti, più comodi e meglio attrezzati. Ricordo però quello magnifico di Uppsala, in Svezia, (che indipendente non era) dove sembrava di essere capitati  sul set di un film di Bergman. Anche quello di Oslo, molto bello ma decisamente caro. I migliori ostelli in cui sono stato sono quelli scozzesi. Era bello quello di Parigi, fetido quello di Madrid. Soffocante quello di Lisbona (colpa mia però: alla domanda vuoi la finestra in camera ho detto di no!), surreale quello di Praga (allestito in una scuola materna, i lavabi erano tutti a 40 cm da terra!). Però, come dicevo, io dormo praticamente dappertutto. Questo non significa che non abbia un limite e infatti in un paio di occasioni ho dovuto cedere e abbandonare. La prima volta fu a Stoccolma, piena estate, turisti a grappoli ovunque, ostelli tutti pieni, tranne uno. Non molto distante dalla celeberrima biblioteca di Gunnar Aslpund, mi avevano detto che aveva aperto un ostello. Oggi si direbbe un temporary hostel, visto che evidentemente la struttura non consentiva un vero e proprio ostello con tutti i criteri di sicurezza e confort. Era una palestra, con tanto di specchi e sbarre alle pareti. Un fila di materassini a terra, un solo bagno. Il rapporto era di circa 90:1. Al mattino questo rapporto ha rivelato tutto il suo limite riducendo l’unico bagno in una specie di cloaca maleodorante. Tempo di rifare lo zaino e si era già in direzione Uppsala. La seconda volta un altro temporary hostel organizzato nel piano interrato di una palestra londinese, gestita da equivoci personaggi dell’est europa che tramite il versamento di una quota pari a 1/3 della più bassa tariffa riscontrabile a Londra, ti offriva un “posto letto”. Anche qui, poco più di un materassino per terra. Bagni un po’ più numerosi, ma in condizioni da emergenza sanitaria (le pareti erano di un colore indefinibile, ma non era pittura, bensì un misto di sporco, muffa e umidità). Il mio vicino di sacco a pelo era un simpaticissimo portoghese che per qualche strano motivo aveva deciso di mettere i piedi dove tutti gli altri mettevano la testa. Una volta tolti gli anfibi, le esalazioni gassose mi hanno fatto temere per il peggio. Pensando che in caso di evacuazione rapida dovessi farmi trovare pronto, ho solo tolto le scarpe e mi sono infilato nel sacco, pronto a scattare fuori alla bisogna. Le regole dell’ostello erano chiare: si poteva stare dentro solo dalle 22 alle 7.30. Io alle 7 ero già in strada, attaccato ad una cabina del telefono cercando un altro posto per dormire. Dopo un paio di chiamate, dopo aver triplicato il budget, trovai un altro ostello dalle parti di Knebworth. Il ricordo più bello resterà sempre quello dell’ostello di Uyeasound, isole Shetland: bowindow sul mare e unico ospite presente. Io.

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Dormire in B&B

L’esperienza più totalizzante con i B&B è stata l’Irlanda. Non avevo mai visto un numero così alto di posti che offrivano stanze in affitto. In alcuni momenti sembrava quasi che a ogni numero civico ci fosse associato, obbligatoriamente, l’insegna “B&B”. Ad ogni ufficio del turismo locale, veniva fornito un libro, non un opuscolo, un vero e proprio libro con indirizzi e fotografie, prezzi e servizi disponibili per ogni nominativo. Con un’offerta così ampia, girare era molto rilassante, perchè sapevi sempre che avresti trovato da dormire senza difficoltà. Il meccanismo che scattava a quel punto, era cercare il B&B più bello, con la posizione più particolare, con la vista migliore. E così ricordo di essere capitato in casa di questa signora, molto espansiva, che non si capacitava del fatto che al mattino alle 8 non riuscissi a mangiare fagioli, salsiccia, pancetta, uova, toast, formaggio e marmellata. La sua idea di colazione era molto lontana dalla mia evidentemente, tanto che non ho osato confessarle che normalmente io colazione non la faccio…Nonostante fosse un po’ pressante aveva questa casa proprio di fronte a un sito archeologico, con la tipica torre circolare in pietra e le consuete croci celtiche. Alla sera al tramonto era una vera meraviglia. In linea di massima è una soluzione consigliabile, spesso le colazioni, a parte quelle irlandesi, sono composte da prodotti locali quando non addirittura fatti direttamente in casa. La questione prezzi può variare notevolmente, non sempre i B&B risultano essere più convenienti di una sistemazione in hotel, ma spesso l’atmosfera è migliore e anche questo conta. Lo stesso discorso si può fare per i vari agriturismo, la situazione non cambia.

Dormire in hotel

Che dire della più classica delle sistemazioni? Sono tali e tante le possibilità, il campo così vasto che forse non vale la pena aggiungere altro. Ho imparato negli anni che non sempre le stelle sono indice di qualità, che non sempre le foto rendono giustizia, che non sempre al prezzo alto corrisponde qualità alta, così come ad un prezzo basso non si deve associare sempre bassa qualità. A volte però ad un prezzo alto si associa davvero una qualità alta. E c’è stato un caso in cui mi capitò proprio di verificarlo: avevo avuto la fortuna di vincere una notte in un hotel a 4 stelle. Era solo una notte ma avevo intenzione di sfruttare l’occasione, sapendo che non mi sarebbe mai più capitato nella vita. La stanza era enorme, una specie di suite con camera e soggiorno. Il bagno aveva tutto. Accappatoio e ciabatte di spugna (e cartellino che pregava di non rubarlo, ma di comprarlo nel caso…), vasca e doccia con un numero imprecisato di getti orizzontali e verticali. Non avevo un grande bagaglio, ma appena entrato ho sparpagliato un po’ di roba in giro, era tutto talmente grande che non mi sono preoccupato. C’erano persino due televisori, accesi, che riportavano il mio cognome sullo schermo. Ero stato accompagnato in stanza da un ragazzo in divisa cremisi, portava il mio misero zaino quasi come fosse la borsa della spesa. Una volta mostratami la stanza ho cominciato a pensare a quanto fosse giusto dare di mancia. Ora era evidente che non ero un cliente abituale, che mai e poi mai sarei tornato lì, non volevo però nememno fare il pezzente scroccone così con una malcelata disinvoltura gli ho dato 10 euro! Immagino che abbia riso di me lungo tutta la strada che riportava alla reception. Nel pomeriggio sono uscito e ho fatto ritorno alla sera, quando ovviamente il turno era cambiato. Avevo camminato tutto il giorno, era estate ed ero piuttosto sudato. Lo zaino della macchina fotografica mi provocava dei fastidiosi aloni sulla maglietta, una di quelle che compravo compulsivamente ai concerti. Quel giorno ne indossavo una verde militare, acquistata al concerto dei Mogwai. Quando mi sono avvicinato al banco e ho chiesto la chiave, il concierge mi ha guardato come si guardano quelli che pensi siano gli attori di una candid camera. Un mezzo sorriso e nessuna risposta. Io mi sono guardato un po’ in giro cercando un visto familiare, qualcuno che ci fosse al mio arrivo. Per fortuna incrociai lo sguardo di un signore, uno dei responsabili che vidi fare un cenno di assenso al concierge. Mi diede la chiave con un gran sorriso, a cui risposi con una mezza risata perchè anche io al suo posto avrei avuto gli stessi dubbi! Di quella esperienza mi rimane la sensazione del letto più grande e più comodo in cui abbia dormito!

Dormire in casa

Negli ultimi anni, per motivi vari, mi sono ritrovato a viaggiare sostando in case altrui. L’idea di affittare una casa era nata per questioni di comodità, non avendo voglia di mangiare fuori tutti i giorni (un po’ per motivi economici e un po’ perchè cercare sempre un posto diverso alla fine è una rottura di scatole) e anche dopo aver visto alcune foto di case in affitto. Erano bellissime e davano allo stesso tempo la possibilità di vivere un pezzetto di vita quotidiana anche mentre si è in viaggio. Fare la spesa, girare per i negozi di un quartiere in cerca di pane e non di cartoline, era un aspetto del viaggio che mi piaceva particolarmente. Finora ho sperimentato due viaggi costruiti così, Olanda e Francia, e non ci sono state mai brutte sorprese. Le case in Olanda erano più numerose, c’era più scelta e quindi più possibilità di trovare qualcosa che ti piace. In Francia la scelta era un po’ più obbligata, meno offerta e quindi meno scelta. Però una della case più belle in cui sia stato, è stata proprio in Francia. La grande differenza rispetto ad altre soluzioni è quella che in questo caso non si tratta di una struttura turistica, quindi l’approccio è sicuramente diverso. Per quello che è stata la mia esperienza, la non professionalità degli ospiti si traduce spesso in una volontà concreta di accoglienza nei confonti del turista. Nel cercare di risolvere i problemi se ce ne sono, nel dare sempre qualcosa in più, rispetto a qualcosa in meno. Su viaggi medio lunghi e con mezzi propri, è attualmente la soluzione preferita.

E anche se non c’entra nulla, se non lo avete ancora letto, leggetevi “La casa del sonno”!