Ogni anno il Trento Film Festival dedica la sezione “Destinazione” del suo programma a un paese, presentandolo attraverso mostre, eventi e, ovviamente, proiezioni di documentari, lungometraggi e cortometraggi. Quest’anno il paese ospite è il Messico, apparentemente lontano dai paesaggi trentini, ma particolarmente attuale sia per tematiche, sia per produzione cinematografica, ricca e interessante. Se prenderete parte al Festival nei prossimi giorni, potrete assistere a diverse proiezioni e l’elenco completo dei film selezionati si trova sul sito del Trento Film Festival, noi abbiamo visto in anteprima alcuni titoli, e ve li raccontiamo in questo piccolo viaggio oltreoceano.

Il nostro viaggio dentro il Messico contemporaneo è iniziato con Who is Dayani Cristal: prodotto da Gael Garcia Bernal e a metà tra documentario e film, ricostruisce con particolare delicatezza la storia di uno dei tanti latinos che cercano di attraversare ogni giorno il muro di confine che separa Messico e Stati Uniti. “Dayani Cristal” tatuato sul petto di un corpo tumefatto ritrovato nel deserto è l’unico indizio che la polizia dell’Arizona ha per tentare di identificare l’uomo. Con questo solo elemento, gli ufficiali partono per un viaggio da nord a sud nel tentativo di ricostruire la storia e il volto di questo signor nessuno. Contemporaneamente, Gael Garcia Bernal ricostruisce quello stesso viaggio, ma da sud a nord, ovvero dal paese da cui l’uomo sconosciuto è partito per tentare di attraversare il muro tra Messico e Stati Uniti e cercare un lavoro nella terra del sogno americano. Non c’è recitazione da parte di Gael Garcia Bernal, che si limita a ripercorrere il lungo viaggio di “Dayan Cristal”, e non c’è il tentativo di drammatizzare una storia già tremendamente drammatica: le autorità americane, per loro stessa ammissione, non sono in grado di identificare i corpi dei mille dispersi nel deserto e, da quando il governo Clinton ha deciso di erigere un vero e proprio muro sul confine tra i due stati, le morti si sono moltiplicate, producendo tutto fuorché un miglioramento della situazione. Il film svelerà lentamente l’identità di “Dayani Cristal”, rivelando il volto e la vita di una persona qualunque, ed è proprio la normalità della sua storia a rendere il racconto ancora più importante. “Dayani Cristal” era un padre che voleva trovare lavoro negli USA per sostenere le cure del figlio, affetto da leucemia. Ogni volta che i telegiornali parlano di immigrati, si parla di clandestinità, illegalità, criminalità, dando importanza prima di tutto a questi elementi, e mettendo totalmente in secondo piano l’aspetto più importante: ogni migrante è prima di tutto un essere umano. E spesso nessuno di loro decide di attraversare terre di confine – che siano mari, muri, o confini invisibili – per piacere, ma per cercare una vita migliore. E cosa c’è di male? Perché dovremmo impedire ad altre persone di desiderare ciò che anche noi desidereremmo? Desideriamo?

Il tema del confine sembra essere ricorrente, forse non nella cinematografia messicana in generale – di cui non so abbastanza – ma di certo nei film selezionati per Trento. Il confine non è più geopolitico, ma diventa economico, nel corto Tùmin, che racconta la storia della comunità di Espinal (Veracruz) che, per migliorare le condizioni di vita e il potere d’acquisto dei propri cittadini, decide di stampare la propria valuta, il tumin, acquistabile solo se si partecipa attivamente alla vita della comunità, ovvero offrendo prodotti o servizi. E’ la stessa comunità di Espinal, in questo caso, a rappresentare il confine tra l’economia “tradizionale” e quella alternativa del tumin.

L’altro confine su cui sembra trovarsi spesso la cultura messicana è quello tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, esplorato nei corti Musica para despues de dormir, Inframundo, Dentro e La lluvia al borde del camino che affrontano il passaggio tra la vita e la morte da diverse prospettive: il funerale di un musicista, un criminale che seppellisce morti e il ritorno di un uomo al paese in cui è nato.

A metà tra sogno e realtà,
A metà tra vita e morte,
A metà tra America Latina e USA,
il Messico – dalle poltrone del cinema del Trento Film Festival – sembra un paese diviso, ma capace di trasformare e convogliare le profonde lacerazioni che lo solcano in immagini e storie particolarmente vivide, dove il dolore, la paura e i sentimenti “negativi” legati alla separazione e alla lacerazione vengono elaborati e superati utilizzando anche il potere dell’immaginazione, che sia quella necessaria a creare un mondo dei morti o quella che serve a costruire un mercato alternativo per contrastare la morsa del libero mercato.