10268912_688303137897948_475112446_nFino ad ora non avevo realizzato bene la cosa che sto facendo da tre giorni.
Fino ad ora ho solo lavorato di logica e ho solo organizzato la cosa, in modo molto oggettivo e freddo.

Obiettivo: iniziare il Cammino di Santiago partendo da St. Jean Pied de Port e camminare per nove giorni, rientrare a casa. Poi di conseguenza: decidere cosa mettere nello zaino, prenotare i viaggi di andata e ritorno.
Il viaggio, presto fatto: da Milano volo per Biarritz (con Ryanair si fa scalo a Londra con qualche ora di pausa ma i tempi sono accettabili tutto sommato), dall’aeroporto di Biarritz con 1 euro si prende un bus per Bayonne e alle 18 e qualcosa parte un bus (in realtà un treno ma da qualche settimana a causa di problemi è sostituito da un bus) per St Jean che arriva per le 19.30, in tempo per cenare e andare a letto. È la soluzione con la tempistica perfetta, testato.

Lo zaino è allo stesso tempo semplice e difficile: sacco a pelo (in questo periodo assolutamente, in estate forse anche i sacchi letto possono bastare), indumenti in microfibra che si asciughino velocemente, tre paia di calze tecniche, cappello/bandana, scarpe tecniche da montagna in goretex (più leggere sono meglio è per i piedi, i percorsi sono in montagna ma non sono le Dolomiti, io ho optato per scarpe da trekking basse), un paio di sandali da camminata utili per la doccia ma anche per le tappe pianeggianti e per quando i piedi fanno male, doccia-shampoo, occhiali da sole e una guida del Cammino -utile per prepararvi alla tappa, per avere indicazioni sui posti dove dormire o sui punti per il rifornimento, io consiglio vivamente quella di edita da Terre di Mezzo.
Il resto valutatelo bene: oltre alle cose personali del bagno, valutate bene prima di mettere in borsa qualsiasi cosa,  pensate che ve lo dovrete portare sulle spalle. Tutto il giorno, tutti i giorni. Prestate attenzione, perché avere uno zaino leggero è davvero importante. E poi? Io ero arrivata fino a qui, fino alla parte logica e organizzativa. Ed eccomi qui ora, a Pamplona, dopo essermi massaggiata i piedi e le ginocchia. Ma perché cammino?

10299669_1495258810690121_1889488552_nA questo penso in questi giorni…perché cammino. E a come lo faccio.
Ho incontrato J. e le due signore americane la prima sera all’ostello di St Jean. Abbiamo chiacchierato di serie TV e loro erano eccitate all’idea che io, italiana, fossi in pari con le puntate di Grey’s Anatomy e True Detective che avevano visto loro.

J. è belga ed è lui a introdurre l’argomento: “Andate fino a Santiago?”. Tutti gli altri vanno fino in fondo, le americane hanno preso tre settimane e mezzo e poi si riposeranno in Inghilterra; J. ha detto al suo capo che tornerà dopo quattro settimane, la giapponese A. ha preso vacanze perché o lo faceva ora o non lo faceva più. J. l’ho visto per la prima volta in camerata quando mi ha chiesto un medicinale per il mal di testa, poi l’ho rivisto in bagno dopo essere stato male di stomaco e ridendo ci siamo detti che peggio di così non poteva andare. Abbiamo cenato discutendo del percorso del giorno seguente, del vero cammino che sarebbe iniziato la mattina dopo. Io, sola, a non andare “fino in fondo” ma l’unica decisa a fare la via alta per Roncisvalle. Prima di andare a letto, J. mi dà il suo biglietto da visita come sapendo che non ci saremmo più incrociati sul Cammino.

Ora me ne sto sdraiata in camerata guardando fuori e arriva J. di Barcellona e mi guarda un po’ perso. Iniziamo a chiacchierare e capisco che anche lui ha incrociato il belga dallo zaino troppo pesante. Il Cammino è questo, in parte è per questo che camminiamo. Per perderci. Per perdere pezzi senza avere indizi di cosa sarà dopo. J. ha iniziato il Cammino pensando che avrebbe solo camminato ed eccolo qui, mentre mi racconta dello svizzero che ha incontrato a Roncisvalle e che dopo essere arrivato a Santiago è ripartito sul cammino primitivo e ora va verso la Svizzera per fare poi gli ultimi 100 km a piedi. Gli ha regalato il suo cappello anche se lui non ci arriverà a Santiago: “Non è un peccato però. A te piace la fine delle cose? La fine della vita, la fine di  una storia?”. Mentre mi parla, inginocchiato vicino al letto accanto al mio, penso che lui ha già capito tutto. Io ci ho messo tre giorni e più di 60km a capirlo.
Il Cammino non è la strada, non è raggiungere o meno la fine. Per me e per lui il Cammino sono le storie, le persone, i sorrisi.
Il Cammino è questo perdersi continuo e il ritrovare altro al posto di quello che si cercava.

Più del perché è a “chi” cammina che ho pensato oggi. Chi cammina più del perché camminiamo.
All’inizio del viaggio mi sembrava di essere l’unica a fermarsi prima della vera meta. La domanda a cui si risponde più spesso è proprio: “Da dove sei partito? Vai fino a Santiago?”. Ma pian piano mi sono resa conto che molti, a causa della mancanza di tempo, si fermano prima per poi rimandare di un altro anno il continuo del Cammino. La prima sera a St Jean il nostro hostel ci ha raggruppati tutti a fine cena per parlarci, un discorso molto toccante sul perché lui si trovava lì, con noi e con tutti quelli che passano da lì ogni giorno. Ci ha dato qualche consiglio su come affrontare la giornata seguente, su come si cammina in modo corretto per evitare stress ai muscoli del piede e del ginocchio ma sopratutto ci ha consigliato di camminare con calma, soli.

Con il suo accento tra lo spagnolo e il francese ci ha consigliato di prenderci del tempo per noi, per camminare solo con noi stessi. Camminare da soli alle volte diventa difficile, soprattutto nei mesi di “alta stagione” ma il consiglio era prezioso e veritiero. Malgrado si parta in compagnia, è importante e quasi naturale fare tratti in solitudine. Sul cammino è inevitabile incontrarsi, conoscersi e rincontrarsi. Ognuno ha il suo passo ma è come se alcuni destini debbano incrociarsi. Gli esseri umani che si incontrano sono dei più vari possibili, gli asiatici che tendono a stare in disparte e a dialogare con altri connazionali senza però mancare di sorridere sempre a tutti; i santoni, o  presunti santoni, che negli ostelli regalano discorsi di amicizia e di incontri magici (o massaggi come J.), di gente che forse non si chiede perché cammina ma dovrebbe forse chiederselo.
Camminare è come le impronte digitali, ogni uno ha il suo ritmo e le sue necessità. Camminare in compagnia fa parte della meraviglia del cammino ma – credetemi – farlo da soli conpermette di riprendere possesso di sé e, in parte, anche di capire o domandarsi cosa si sta facendo davvero. Poi arriva il momento più prezioso della giornata, l’arrivo in ostello con i suoi riti e gli incontri che rendono il cammino più vero.

Noi siamo partiti da Saint-Jean-Pied-de-Port e siamo arrivati sino a Nájera, ben collegata con Burgos (bellissima) che permette di rientrare da Madrid comodamente.

La felicità è reale solo quando condivisa
(Christopher McCandless)

  • Sicuramente avete letto Ferraris, oppure Annamaria Testa, sulla questione del tempo al tempo di internet… ed io ci casco sempre, e vi immagino sul Camino, e poi scopro (si, lo confesso, dai commenti ), che è il viaggio dell’anno scorso, ma potrebbe essere adesso, e siamo di nuovo in un tempo senza storia, perché sempre presente…
    Comunque, me lo ricordavo, mi era piaciuto anche un anno fa, questo racconto. Così come gli incontri, e le storie. Lo prometto, starò più attento alle date adesso… (e pensare che ci ero cascato anche sul racconto islandese che pensavo di quest’anno..)

  • christian_nbm

    Ciao Camilla,
    grazie per l’apprezzamento. ti auguriamo di trovare presto il momento giusto. sarà sicuramente un bel viaggio!

  • Camilla

    Esperienza molto coinvolgente. Leggere le tue parole mi ha quasi commossa.
    Spero di trovare anche io, un giorno, il momento giusto per partire e camminare con me stessa.

  • Patti

    Condivido il tuo pensiero! Patti