Un giorno ricevo una mail da Christian il cui oggetto era “guarda qui” e nel testo c’era un semplice link: www.ettoremoni.com. Ne è nata una piccola discussione in cui ci siamo detti che per noi la fotografia rimaneva ancora quella cosa lì fatta di luce, di chimica, di tempi lunghi e di fatica. Spesso mi sono definita una talebana dell’analogico, io che scatto solo in medio formato con una vecchia macchina anni Cinquanta ma sono convinta che sia solo l’inizio, tanto che ci siamo comprati un banco ottico antico e abbiamo in testa grandi progetti (progetti lenti, molto lenti).

Al rientro dalle vacanze ho ricevuto una mail da Ettore Moni, senza che lui sapesse niente delle nostre discussioni e dei nostri apprezzamenti verso il suo lavoro. Ettore salutava la redazione di NBM e mi chiedeva se mi andava di vedere il suo lavoro…ne ho approfittato e gli ho fatto qualche domanda: ecco qui le nostre chiacchiere ma soprattutto ecco qui un assaggio del suo progetto “Case Sospese” che ripercorre il fiume Po andando a scovare le architetture e le persone che animano queste rive. Tutto rigorosamente in analogico.

 

Photo © Ettore Moni

NBM: Raccontaci come ti sei imbattuto nella prima “casa sospesa” e nel suo abitante?
EM: Non conoscevo i posti, il progetto è nato quasi per caso. E’ stato l’incontro con un personaggio alquanto unico che vive sull’argine del Po a dare inizio a tutto: io amo molto girare e conoscere luoghi e persone, a volte mi fermo ore a parlare con gente che incontro senza magari neanche scattare una fotografia; poi però  torno nei luoghi con le idee più chiare.
Per questo progetto Case Sospese però l’inizio è stato andare con il mio amico/assistente Davide a vedere una costruzione in legno lunga circa 200 mt, creata da un uomo che ama il Po e che ha creato questo luogo per far divertire i ragazzi, chiamata La Nave. Parlando viene fuori che non è l’unico abitante del fiume ma che sull’altra sponda vive un altro uomo, che vive tutto l’anno dentro a delle roulotte, ed ecco che mi è scatta la curiosità e siamo andati a conoscerlo.

NBM: Come sono stati scelti i luoghi degli scatti?
EM: I luoghi non sono stati scelti ma mi sono comparsi davanti come quando si guarda un film…

NBM: Quanto è durato il reportage in totale?
EM: Il progetto è durato due mesi circa da fine giugno a fine agosto.

NBM: Tutte le tue immagini sono caratterizzate da una assenza costante, come mai la scelta di escludere gli abitanti di quelle case?
EM: In realtà ho fatto pochissimi scatti degli abitanti di quelle barche, non proporli nel progetto è stata una scelta voluta sia per motivi personali sia professionali; come ricerca fotografica affronto il paesaggio e ancora non mi sento pronto a proporre dei ritratti, ma ci sto lavorando per altri progetti.

NBM: Chi sono in realtà gli abitanti? Li hai incontrati?
EM: Gli abitanti sono sia pensionati, che invece di avere la casa al mare o in montagna hanno questo tipo di abitazione, sia ragazzi che trascorrono il loro tempo libero su queste barche e si distraggono pescando e facendo grigliate o andando in barca.

NBM: Il riciclo o comunque il riutilizzo sembra essere una caratteristica molto presente, case appoggiate su scafi di barche, roulotte sospese su palafitte: nel tuo viaggio qual è stata la casa che più ti ha colpito per questo aspetto?
EM: Si incontrano le abitazioni piu’ disparate! Quella che piu’ mi ha colpito è sicuramente la roulotte sospesa, da qui poi è nato il titolo dell’intero progetto. Certamente però tutte hanno una loro caratteristica unica perché fatte senza nessun parametro ufficiale prestabilito.

NBM: Sappiamo che scatti in grande formato, cosa ti ha portato a questa scelta?
EM: Credo che lo scattare in digitale sia un voler anticipare il risultato finale. Per me è il lavoro e il mezzo che si usa a dire e a dirci chi siamo: l’automazione rende il lavoro piu’ facile ma ci allontana dal conoscere sia quello che facciamo sia quello che ci circonda; con il banco ottico il tempo si dilata, ci si estranea dal contesto e ci si focalizza solo sul soggetto. Sono scelte, se dovessi affrontare un’altro tipo di fotografia (sport/attualità ecc) forse sceglierei il digitale?

NBM: Vedendo altri tuoi lavori (per esempio Alps) si vede quanto il tuo lavoro, anche per merito della scelta analogica, sia un lavoro di riflessione e allo stesso tempo di “viaggi”. Come hai affrontato il progetto a livello fotografico? Hai fatto più viaggi per il progetto di “Case sospese”? Come procedi per lo scatto?
EM: Lavorando con il grande formato qualsiasi progetto affronti ha bisogno di tempo e pianificazione, sia per la grande spesa che si affronta sia perché il lavoro è lento; il momento dello scatto però deve essere spontaneo, non lo forzo mai solo per portarlo a casa. Piuttosto ci torno con idee più chiare. Come per tutti i lavori in analogico non si possono riguardare gli scatti a monitor appena dopo averli fatti, in un certo senso la foto devi averla già in testa: è una cosa che si impara lavorando con il banco. Quando arrivo a scoprire il soggetto che cerco mi fermo e mi guardo intorno per cercare l’inquadratura migliore,  per la luce cerco di accontentarmi del momento, certamente per chi fa foto in esterno questa è sempre una sfida, ma a me piace molto e  spesso tendo a fare dei controluce, alla fine voglio rendere esattamente quello che vedo senza inganno. Ci sono fotografi che scattano solo al mattino o solo la sera, io lavoro con tutte le luci e devo dire che mi piace anche la pioggia, anzi credo che per certi progetti sia l’ideale…
La ricerca è stata fatta parlando con le persone che conoscevano i posti ma a volte anche con il caso: imbattendoci in qualcosa mentre si cercava o si viaggiava lungo gli argini. Ci siamo mossi in auto con più spedizioni nell’arco di due mesi; ho la fortuna di avere un fuoristrada che mi ha permesso di seguire i sentieri il più delle volte pieni di fango, essendo per la maggior parte in area golenale.  Alla fine credo proprio che il viaggio e la riflessione siano alla base del mio modo di fotografare, con l’aggiunta di un pizzico di imprevisto!

[Ci teniamo a ringraziare Ettore per l’aperitivo ricco di racconti che ci ha regalato.]