Quando sento pronunciare il nome “Bonatti” a me la testa si riempe di azzurro cielo e tutti i pensieri si tingono di turchese vivido; vedo il grigio della roccia, screziata di bianco come le punte delle montagne…mi nasce poi un sorriso spontaneo, perchè mi torna in mente l’intervista di Che tempo che fa con Rossana Podestà che racconta con il sorriso del suo Walter, del loro strambo incontro e delle avventure che insieme hanno vissuto.


(la puntata di Che tempo che fa online non l’ho trovata ma magari voi siete piu bravi e se ci riuscite, godetevela!)

Per molti Bonatti è legato solamente al mondo dell’alpinismo e alle sue molteplici e grandiose scalate, spesso è ricordato anche per le fasulle storie che per anni lo hanno inseguito dopo la vicenda del K2 e i piu appassionati arriveranno sino alla tragedia del Pilone Centrale.
La sua vita straordinaria però non è fatta solo di rocce e pareti ma è anzi piena di moltissime altre avventure che Bonatti ha affrontato nella seconda metà della sua vita.
Dopo l’apertura in soli cinque giorni di una nuova via in solitaria, invernale, sulla mitica parete nord del Cervino nel 1965, Bonatti decide di abbandonare l’alpinismo estremo e di tornare ai sogni giovanili e più puri che lo porteranno in giro per il mondo.

Di questa seconda era Bonatti mi sono, sinceramente, sempre disinteressata. Io, affascinata dalle montagne, dalle sfide al freddo e in quota; di quanti kilometri avesse affrontato Walter tra il 1966 e il 1986 non mi interessava molto.
Però il fascino quasi mitologico della sua figura era magnetico…l’obbiettivo è stato raggiunto appena ho scoperto che la fotografia era parte integrante e fondamentale di quei viaggi. Non voglio anticiparvi nulla (sempre se, come me, siete rimasti stupidamente attaccati all’era ante 1965) ma vi posso assicurare che di cose da scoprire ce ne sono ancora molte.

Antartide (quadrante neozelandese). Novembre dicembre 1976 ©Walter Bonatti/Contrasto[Antartide (quadrante neozelandese). Novembre dicembre 1976 ©Walter Bonatti/Contrasto]

Quello che avvenne dopo infatti, furono vent’anni di esplorazioni per il mondo, che Bonatti fece sopratutto come inviato di Epoca, furono (citando Bonatti stesso) anni di sogni divenuti realtà. I primi viaggi, sopratutto la solitaria in canoa sul fiume Yukon, sono stati un ritorno a qualcosa di profondamente gioioso che aveva popolato la sua infanzia: il mondo descritto da Jack London, i viaggi fantastici di Melville e Stevenson.

Vulcano Krakatoa, Indonesia. Dicembre gennaio 1968 ©Walter Bonatti/Contrasto[Vulcano Krakatoa, Indonesia. Dicembre gennaio 1968 ©Walter Bonatti/Contrasto]

A Milano, sino a marzo 2015, è in mostra un percorso intenso e colorato che illustrata il rapporto di Walter Bonatti con la fotografia e il mondo. Allestita presso Palazzo della Ragione, permette di vedere (in tre piccole teche) alcuni cimeli originali dell’archivio Bonatti e una selezione di fotografie prodotte per i reportage di Epoca dall’Africa alla calotta artica.

Le sue foto mi ricordano fortemente quelle di Chris McCandless raccolte nel libro Back to the Wild, nella loro estrema differenza (stilistica, di contenuto, di finalità) portano comunque lo stesso tipo di messaggio. Entrambi guardano in camera con lo stesso sorriso e sembrano pieni della stessa energia positiva. Bonatti trovava se stesso una volta immerso nella natura, definisce se stesso non appena si ritrova solo ai piedi delle piu grandi cascate del mondo e Chris nelle foto dell’arrivo al Magic Bus sembra essere soddisfatto e in perfetta armonia con se stesso.
Le loro vite e le loro avventure sono due realtà profondamente diverse, forse anche in antitesi tra loro, ma portano in qualche modo allo stesso punto.

Cascate Murchison, Nilo Vittoria, Uganda. Giugno 1966 ©Walter Bonatti/Contrasto [Cascate Murchison, Nilo Vittoria, Uganda. Giugno 1966 ©Walter Bonatti/Contrasto]

La Mostra: Walter Bonatti. Fotografie di grandi spazi – Milano, Palazzo della Ragione fino all’ 8 marzo 2015 per info qui
Il Libro: Walter Bonatti. Giorno per giorno l’avventura, appunti radiofonici – 232 pagine, edizioni Contrasto

La foto in copertina è di Rod Waddington pubblicata su licenza CC.