Senza rendermente conto mi sono ritrovata in viaggio…carica di ricordi, luoghi e  immagini digitali, proprio come succede al giorno d’oggi (e al contrario di quello che mi accade nella vita reale). Eh sì, sono stata in viaggio: un on the road digitale in giro per il mondo.

Faccio un lavoro strano io, che mi porta spesso a girovagare per il web e sopratutto per la fitta rete di strade di Google Maps; salvo sul desktop screenshot di panorami e dettagli di case che possono servirmi, e nel mio ultimo grosso progetto mi sono ritrovata una cartella piena di questi “ricordi” e ho realizzato che era come tornare da un viaggio e rivedere le foto che abbiamo scattato.
Mi sono guardata indietro e ho scoperto di aver collezionato frammenti dei miei giri, a piedi tra le stradine del Perù o sulla costa brasiliana, in Croazia e in Corea, in Colombia e in Romania, a New York e a Chicago, con qualche altro scalo europeo ed asiatico.
Alla fine rivedendole tutte lì è come se avessi fatto un diario di viaggio da mostrare agli amici una volta rientrata a casa.

Vi verrà da ridere ora, lo so. Vi verrà da dirmi che non è un vero viaggio questo. Siete sicuri? Qual è la definizione di “vero”, quando si parla di viaggi? Io credo di viaggiare costantemente; ogni volta che leggo, guardo un film e persino quando ascolto della musica….anche se sono seduta sul mio treno da pendolare che mi porta in centro Milano per andare a lavorare. Quali sono i parametri che ci fanno dire di essere stati in viaggio? Il fatto che ci siamo mossi fisicamente? Oppure viaggiare significa fare qualcosa e ricevere in cambio delle cose, una specie di causa/effetto…Se un viaggio porta delle conseguenze, dei ricordi e delle sensazioni che ci accompagnano poi per il resto della vita allora confermo: viaggio molto più spesso di quello che sembra. E voi? Non avete mai passato qualche ora tra le strade polverose di Paris, Texas? o quelle patinate di Omotesando a Tokyo?

La foto in copertina è di ricardo pubblicata su licenza CC.