“Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere:
e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.”
Uno, nessuno e centomila – L. Pirandello

Cosa resta di 4 giorni passati sulla costa meridionale della Sicilia? Tanto, tantissimo. Gli occhi si riempiono continuamente di immagini, di colori intensi, blu profondi e bianchi accecanti. Di sapori e di persone. É una terra che vive di grandi contrasti, di grandi spazi e di piccole gemme, che si regge sulla tenace forza di volontà di alcuni, a dispetto del disinteresse di altri. C’è tanto da vedere e tanto da vivere in Sicilia. I paesaggi, il mare, l’architettura, la storia, la natura. In ogni paese, anche piccolo, puoi trovare un motivo per fermarti: dietro ogni collina può ergersi una fortificazione normanna o araba, un’eccellenza casearia, o un vitigno pregiato. Poi ci sono i siciliani, con la loro gentilezza e disponibilità, la loro passione per una terra che non sempre li ha ripagati, ma che innegabilmente continuano ad amare.

“Quando noi uscivamo da scuola venivamo qui a giocare. Non c’era nessuno, non c’era tutta questa gente. Per noi era normale correre qui in mezzo, nasconderci tra le tombe e le colonne”, così mi racconta Nuccio, la nostra guida alla Valle dei Templi di Agrigento. É mattino ma il caldo si fa sentire, l’ingresso delle persone all’area archeologica non conosce sosta. Fa questo lavoro da 20 anni, le cose hanno cominciato a cambiare negli anni ’90, solo allora si è iniziato a valorizzare questa zona, solo da poco si è capito che un tale monumento non poteva essere solo un campo giochi per bambini. Agrigento era una città grande e potente, densamente abitata e contava nella valle diversi templi, non tutti sono arrivati fino a noi. Tra cause naturali e scelte assai discutibili fatte dall’uomo, i templi sono stati rimaneggiati, ma quello che ne resta, è uno spettacolo che ha pochi rivali al mondo. Il caldo estivo confonde quasi ogni cosa, l’orizzonte diventa una macchia indefinita, l’ora migliore è probabilmente quella più vicina al tramonto, quando una luce arancione quasi palpabile si stende sul crinale.

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Al Museo Archeologico, distante solo pochi kilometri, tra collezioni di ceramiche e statue, vedi la maestria con cui venivano realizzati vasi decorati, piatti, volti, ma soprattutto si può ammirare da vicino uno dei Talamoni, giganti in pietra che decoravano il tempio di Zeus Olimpio, che danno la misura di quanto fosse imponente nel suo pieno splendore.

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Dalle meraviglie dell’uomo, alle meraviglie della natura. La luce è una protagonista assoluta, e il biancore accecante della Scala dei Turchi ne è una prova concreta. Quando, camminando lungo la spiaggia, dopo una curva ti ritrovi davanti questo pezzo di costa bianca pura, irreale, quasi non pensi che sia tutto vero. Resa famosa dai libri di Camilleri e dalle immagini in TV, questo pezzo di falesia che si butta a picco nel mare lascia incredulo chiunque. Alcuni turisti stranieri erano stupefatti che non ci fosse un biglietto d’ingresso da pagare. Il grande scivolo calcareo ti porta alla sommità della scogliera, girato l’angolo si apre verso la costa, dove il blu intenso e il bianco quasi ottico non hanno altri rivali. Se non fosse per il riverbero abbagliante si potrebbe stare in contemplazione per ore.

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Lasciamo la provincia di Agrigento, per arrivare vicino Niscemi, nella vicina provincia di Caltanissetta. Ci aspetta una quercia da sughero di 400 anni. Pensate a Shakespeare, a Vermeer, a Bach, al Don Chisciotte, alla fondazione di New York…quella quercia era già lì. Placida, tranquilla nella Sughereta più grande di tutta la Sicilia. Molto di quanto presente originariamente ora non c’è più, ma nei 3000 ettari di cui si compone, è ancora possibile vedere piante tipiche della macchia mediterranea, orchidee, e poi gli animali, volpi, upupe, picchi, rapaci. É inoltre possibile vedere tre grandi radar che la Regione Sicilia ha concesso al ministero della difesa americano…una scelta opinabile che ha scatenato le giuste proteste di molti siciliani! La sughereta è visitabile grazie alla passione e alla dedizione del Centro di Educazione e Formazione Ambientale di Niscemi.

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In Sicilia, non è difficile trovare piccole gemme nascoste. Piccole realtà che sono cresciute lentamente negli anni grazie alla passione dei singoli, tra mille difficoltà e magari poche soddisfazioni. Totò Ravalli ha fatto tutto questo, ha raccolto per decenni tutto quello che raccontava il passato di Niscemi, ha cercato con forza di mantenere viva la memoria di un passato che pensandoci bene non è poi così lontano. Il Museo della Civiltà Contadina è la sua creatura. Ci ha messo degli anni, ma alla fine il lavoro è stato ripagato. Totò ci ha raccontato che a breve tutta la collezione troverà posto in un museo proprio a Niscemi, grazie ai fondi europei che hanno consentito la ristrutturazione di un convento. Finchè non sarà pronto però, è possibile visitare il museo nella sua vecchia sede di via Mazzini. Totò Ravalli sarà la migliore guida che vi possa capitare.

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Dopo Caltanissetta tocca alla provincia di Ragusa darci il benvenuto. Il Castello di Donnafugata. Un principe arrogante e prepotente, una donna tutt’altro che sottomessa, una torre d’avorio e poi la fuga. Gli interni meriterebbero un restauro per evitare danni in un futuro che – allo stato attuale –  non si presenta tanto remoto. Nonostante quindi qualche difficoltà, la visita è uno splendido viaggio nel passato, tra arredi e stanze che non hanno perso nulla della loro bellezza originaria. É uno di quei posti che solo in Italia puoi trovare ma che troppo spesso vengono ignorati. Tutt’intorno un giardino all’inglese, grotte, enormi magnolie, tempietti e per finire un labirinto che metterà a dura prova il vostro senso dell’orientamento. L’aria che si respira è quella del romanzo d’avventura. Il castello è bellissimo e per questo più volte utilizzato come scenografia naturale per riprese cinematografiche e televisive. Impossibile non andare a vederlo.

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Poco distante ci aspetta la città di Ibla, l’antica Ragusa. La città è una delle più chiare rappresentazioni del movimento Tardo Barocco siciliano, il gran numero di chiese e palazzi nobiliari le sono valsi l’inclusione tra i siti UNESCO. Lucia, la nostra guida, ci racconta delle innumerevoli chiese, della rivalità delle famiglie, del Duomo di San Giorgio, di San Giovanni, del Circolo dei Cavalieri. Il Palazzo Arezzo di Trifiletti è proprio sul corso principale a pochi metri dalla grande scalinata che segna l’ingresso al Duomo. La porta si apre su un piccolo cortile, al cui interno trova posto un pianoforte: non è sempre lì, ma in questi giorni in città si svolge una delle tante manifestazioni culturali dell’anno, l’Ibla Grand Prize. Due generazioni ci danno il benvenuto, raccontandoci la storia della loro famiglia, di come si viveva con una nonna severa e di come le cose siano cambiate col passare degli anni. Si capisce da subito che siamo in una dimora storica, ma non è una casa museo. É una casa vissuta, benchè ci sia molta storia sulla sue mura.

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Salutiamo Ibla e la sua tradizione architettonica per provare un’esperienza a contatto con la natura. A Monterosso Almo ci aspetta un giro insieme agli asini. La sicilia è così, l’abbiamo imparato presto, un continuo passaggio tra cultura e natura. Il Passo dell’Asino è un modo per scoprire un territorio con un passo diverso, quello degli asini, appunto. Anna ci racconta di averne 12, li chiama per nome e ci racconta di quale sia più mansueto e quale il più estroverso. Le chiediamo il perchè della nomea di animale stupido e ci spiega che non è affatto stupido, è solo molto testardo e spesso si ferma a valutare se una cosa valga la pena di essere fatta oppure no. Tutto sommato sembra piuttosto intelligente, questo asino! Usciamo con 3 asini, Pina, Martina e Alice, lungo un percorso che prevede qualche saliscendi e che poi si immette sul vecchio tracciato di una ferrovia a scartamento ridotto ormai dismessa. Pina è più tranquilla, Martina tende un po’ a spingere da una parte all’altra, Alice si lascia portare senza troppi strattoni. Ogni tanto si fermano per mangiare un po’ di erba che profuma lungo il sentiero, come il finocchio. Ci immettiamo in un paio di gallerie perfettamente conservate, testimonianza della ferrovia dismessa. Il bosco è fitto e molto affascinante. Dopo circa un’ora e mezza siamo di ritorno, con 3 amiche in più. Giusto il tempo di vedere sfrecciare per la strada una piccola volpe e siamo di nuovo in strada verso l’hotel.

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Il nostro giro alla scoperta della Sicilia è quasi terminato, i 4 giorni sono volati. Ci resta da fare un giro in mare, davanti alla costa di Licata. L’idea iniziale di salire su un peschereccio locale non si concretizza per un piccolo problema burocratico. Il nostro giro si accorcia un po’, ma non abbastanza per non ammirare la costa dal mare. Ormai siamo sulla via del ritorno, un pomeriggio alla Cala del Re e poi sarà ora di tornare verso casa.

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Il viaggio è finito, è stato breve ma intenso. Se l’idea era quella di scoprire un territorio, la missione è perfettamente riuscita perchè la voglia di tornare, con più tempo e con ancora più voglia di conoscere questa terra, è davvero tanta. La navetta che ci porta all’aeroporto di Catania, ci aspetta. Il tempo di ringraziare Jessica ed Alessio di EdenHotels, che hanno organizzato questo giro nel migliore dei modi e poi si è pronti a riprendere la via di casa.

(continua)