“I don’t make records for pleasure.
I did when I was a younger artist, but I don’t today.
I record so that I can feed people what they need, what they feel.
Hopefully, I record so that I can help someone overcome a bad time.”
M.G. 1982

A vederla in agosto, quando la stagione è ormai finita non si direbbe il posto adatto. Con il sole la temperatura è abbastanza alta, ma appena arriva qualche nuvola, scende subito. Il vento soffia forte, spesso. Il tempo cambia repentinamente. Ostenda è la città più grande che si affaccia sulla costa belga. Solo 66 km, quasi tutti caratterizzati da grandi spiagge e dune sabbiose. Il cielo muta di continuo, il Mare del Nord spesso si fa grigio e scorbutico. Se aveste avuto la fortuna di passare da quelle parti il 14 febbraio del 1981, tra i tanti passeggeri che scendevano dal traghetto proveniente dall’Inghilterra, avreste potuto incrociare Marvin Gaye. Di sicuro sareste rimasti sorpresi, lui stesso diceva che forse non era proprio il primo posto in cima alla lista dei suoi pensieri, ma sentiva anche che era lì che doveva stare. Quel posto, probabilmente – pensava – gli avrebbe fatto bene. E in effetti fu proprio così, visto che dopo aver visto la sua carriera e la sua vita andare a pezzi, fino a spingerlo a vivere in un camioncino alle Hawaii, si sarebbe ritrovato tra la mani uno dei più grandi successi di tutti i tempi. Proprio durante il suo soggiorno fiammingo Marvin Gaye scrisse le canzoni di uno dei suoi album più premiati, “Midnight Love”, album che conteneva anche “Sexual Healing”:

Le motivazioni che spinsero Marvin Gaye ad arrivare a Oostende erano le più disparate: due matrimoni falliti, un ultimo disastroso divorzio, una situazione economica al limite della bancarotta, problemi con la casa discografica, demoni personali come la tossicodipendenza. Quella che poteva sembrare una tranquilla località di mare in realtà nascondeva un passato piuttosto turbolento, un po’ come la vita dell’artista americano. Vantava grandi fasti e notevoli cadute, spesso dovute a cause esterne, così come in qualche modo si poteva dire per Marvin Gaye. Quell’aria un po’ decadente, ma estremamente affascinante che ancora oggi si respira, doveva essere al stessa che lo aveva convinto a restare e a fermarsi – magari inconsapevolmente –  per quasi due anni. Ci sono alcune testimonianze di quel periodo, come la statua all’interno del Casino Kursaal dove tenne un prestigioso concerto poco dopo il suo arrivo, qualche foto in giro per i locali che frequentava e qualcuna scattata in chissà quale occasione, che ancora si trova in qualche vetrina di polverosi negozi di antiques.

mg

L’Ufficio del Turismo di Ostenda permette di ripercorrere le strade della città così come le aveva vissute, un tour virtuale grazie al noleggio di un ipod che tramite interviste, canzoni e video vi racconta tutti i “segreti” di quei mesi in un paio d’ore. Qui una breve anteprima:

Infine un documentario di Richard Olivier, “Transit Ostend”. Girato inizialmente nel 1981 su pellicola 16 millimetri, praticamente senza soldi, quasi sicuramente senza sapere nemmeno bene chi avesse di fronte, il regista ne ha realizzato una versione più lunga nel 2001 intitolata “Remember Marvin Gaye”. Quelle riprese sono la testimonianza diretta e senza troppe sovrastrutture di quello che sembrava uno strano caso del destino. O – come forse avrebbe detto Gaye – del volere di Dio: l’invito di un piccolo organizzatore di incontri di boxe con la passione per la musica nera, Freddy Cousaert, che si era preso a cuore le traversie sempre più cupe che il cantante stava vivendo a Londra. Allora perchè non chiamarlo a Oostende per un po’? Molto candidamente Gaye avrebbe ammesso che fino a quel momento, nemmeno sapeva dove fosse il Belgio, figurarsi Ostenda…Girato in pochi giorni, racconta la vita quotidiana di Marvin Gaye e regala alcuni momenti sublimi della sua arte: tra cui un assolo di pianoforte e una versione a cappella di “The Lord’s Prayer” (con tanto di fedeli increduli).

Di lì a poco Marvin Gaye avrebbe deciso di tornare negli Stati Uniti a raccogliere i successi tributati alla sua musica, a promuovere il disco in un nuovo tour, a salire sul palco dei Grammy Awards come vincitore. Pensava di essersi lasciato alle spalle molti dei problemi che solo qualche anno prima l’avevano portato a vagare in giro per il mondo, prima di approdare nel porto sicuro di Ostenda. Molti di quei problemi li aveva risolti, come i dissapori con una casa discografica che l’aveva tradito e che aveva deciso di abbandonare, i problemi con i soldi, che ora non sarebbero più mancati, visto il successo del nuovo album. Non tutto però era risolto. I demoni con cui aveva dovuto combattere non si erano allontanati del tutto, erano rimasti solo un po’ in disparte e una volta tornato a Los Angeles si erano nuovamente presentati alla porta. Manifestati in paranoie, manie di persecuzione, timori incontrollati. Tutte queste paure si sarebbero concentrate in una lite con il padre, finita poi in tragedia. Marvin Gaye muore ucciso da un colpo di pistola il 1 aprile del 1984, per mano di suo padre, il predicatore Marvin Gaye Sr.