Da qualche parte devo avere ancora una tshirt che avevo comprato agli scavi di Ebla. Ho avuto la fortuna di fare un viaggio in Siria, ormai molti anni fa. Uno dei posti più belli che abbia mai visto. Eravamo un gruppo di studenti accompagnati da una guida locale abituata ad accompagnare normalmente gruppi di anziani. Non si capacitava della possibilità di aggiungere fermate ai nostri itinerari, non gli sembrava vero di poterci caricare centinaia di kilometri al giorno senza temere che qualcuno avesse un collasso. Ci mise poco a prendere l’iniziativa, dopo il primo giorno, aveva già infarcito il programma con molti “fuori programma”. Grazie ad Elia – questo il suo nome – abbiamo sfruttato quei 10 giorni come meglio non si poteva. Alcuni momenti davvero memorabili: come la fermata ad un sito Ittita verso il tramonto, tutti noi seduti su pietre posate più o meno 2000 anni prima di Cristo; un tè alla menta improvvisato ai piedi di uno dei palazzi della regina Zenobia; il bagno nel fiume Eufrate; la calata all’interno di una cisterna romana, alta almeno 60 metri; fermate estemporanee nei caravanserragli disseminati lungo il deserto; l’anfiteatro a Busra; il viaggio di ritorno da Palmira verso Damasco, 800 km alle spalle e un dvd della saga di Gilgamesh in lingua originale senza sottotitoli! A volte il buon Elia si faceva prendere decisamente la mano! L’arrivo a Palmira, a  San Simeone e al Krak dei Cavalieri sono uno dei ricordi di viaggio più intensi che mi siano rimasti nella memoria, forse anche perchè in qualche modo arrivarono nel momento migliore della giornata, al tramonto con la temperatura decisamente più mite e una luce ocra che puoi vedere solo a certe latitudini. Ad Ebla invece – per una serie di circostanze – arrivammo nel momento peggiore: intorno a mezzogiorno!  Eravamo nel deserto siriano e il termometro segnava 52°C, quando l’autista aprì le porte del pullmann fu come essere presi a schiaffi da un lottatore molto sudato. Il caldo era fortissimo, ma si poteva sopportare. Sì, si poteva, ma non oltre qualche minuto e non era di certo il momento migliore per sentirsi raccontare la storia della spedizione archeologica nonostante fosse, principalmente, italiana. Ricordo davvero molto poco, forse solo la tshirt, che presi a testimoniare il fatto che in quel posto ci ero stato veramente.

Le foto che vi mostriamo oggi furono fatte allora e sono il nostro piccolo omaggio a un paese bellissimo, la Siria.

 

P.S.
Che nostalgia le Kodak Ektachrome 64!