Avete mai sognato di visitare una foresta tropicale in compagnia di persone che riconoscono tutti i versi degli animali, ti raccontano le abitudini di una strana specie di scimmia che vive solo in un’area molto ristretta della Terra, ti mostrano un piccolo camaleonte nascosto sotto una foglia, spiegandoti che è da poco stato scoperto come specie o ti illustrano le proprietà medicinali di una liana che ricopre alberi secolari? Siete appassionati di natura e scienze? Non importa se siete “del settore” oppure no, l’idea dell’Ecotour e proprio di portare i viaggiatori a contatto con gli scienziati e ricercatori che si occupano di “conservazione”, per capire qual è in pratica il loro lavoro, quali le problematiche legate ad un territorio, entrare per qualche giorno nel loro mondo e accompagnarli “sul campo”, come veri e propri esploratori.

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Il progetto “EcoTour in Tanzania” nasce da 2 grandi passioni: la scienza ed il viaggio. Queste 2 grandi passioni mi hanno portato, nel 2008, a svolgere la mia tesi di laurea specialistica in Tanzania. Questa opportunità di ricerca all’estero mi è stata data da chi queste 2 passioni le incarna al 100%, la sezione di biodiversità tropicale del Museo delle Scienze di Trento (MUSE), che da oltre dieci anni lavora nei Monti Udzungwa, uno dei 34 hotspot di biodiversità del pianeta. La foresta dei Monti Udzungwa rientra nella catena dell’Eastern Arc, definita “Galapagos d’Africa” perché popolata da un elevato numero di specie animali e vegetali riscontrabili solamente in queste zone.

Ai piedi di questa foresta antichissima, che ospita una miriade di organismi definiti “fossili viventi”, specie rimaste invariate per milioni di anni, sorge “la base operativa” della sezione di biodiversità tropicale, l’Udzungwa Ecological Monitoring Centre, centro di ricerca con ostello che ospita ricercatori da tutto il mondo impegnati nella salvaguardia degli ecosistemi naturali africani.

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Tra i risultati più eclatanti delle ricerche scientifiche svolte dal MUSE, unico museo italiano ad avere una sede di ricerca permanente all’estero, in territorio africano, si annovera, nel 2008, la scoperta di una nuova specie di mammifero, il toporagno elefante gigante (Rhynchocyon udzungwensis), che ha portato il museo e la sua sezione di Biodiversità tropicale alla notorietà sul piano internazionale. I monti Udzungwa sono anche uno scrigno di biodiversità vegetale, molto piante sono da sempre usate dalla popolazione locale per uso medico. Una selezione delle piante più caratteristiche trova spazio nella serra tropicale del MUSE con lo scopo di informare i visitatori sulle caratteristiche di ambienti lontani, preziosi e poco esplorati.

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Durante lo svolgimento della tesi di laurea in educazione ambientale nei villaggi ai margini della foresta ho avuto modo di conoscere bene l’area dei Monti Udzungwa e la Tanzania in generale, ed innamorarmene a prima vista. In particolare, il Parco Nazionale dei Monti Udzungwa tutela una foresta tuttora inesplorata e poco toccata dal turismo. Quest’ultimo rappresenta, se impostato in un certo modo, una risorsa molto importante sia per la conservazione della biodiversità che per la popolazione dei villaggi ai piedi dei Monti Udzungwa.

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Qualche anno dopo nasce una collaborazione tra la cooperativa di guide ambientali escursioniste Biosphaera e la sezione di biodiversità tropicale del MUSE. L’esigenza è quella di creare un circuito di ecoturismo lento, interessato ed attento alla conservazione degli ecosistemi naturali e al rispetto delle culture locali, che tocchi, oltre alla nostra amata foresta, i luoghi più inesplorati della Tanzania. In particolare il tour ambisce a dare un assaggio, in soli 15 giorni, di 3 ambienti completamenti differenti tra di loro, con in comune il fatto di essere selvaggi ed autentici, cosicché il viaggiatore possa, al termine del tour, avere una visione della straordinaria ricchezza naturalistica di questo paese. Ma oltre alla Natura che sicuramente è la regina incontrastata della Tanzania, il tour vuole mostrare anche l’altro volto che fa innamorare di questo paese, il volto Umano, attraverso realtà che lavorano con la popolazione nello sviluppo economico, compatibilmente con la conservazione dell’ambiente naturale. Visite a scuole dove vengono svolte attività di educazione ambientale, a gruppi di donne che lavorano nelle energie rinnovabili, ad artigiani locali che costruiscono con materiali “locali” forni a risparmio energetico, tutto questo è possibile grazie all’associazione Mazingira, partner del MUSE, che da anni opera per coinvolgere la popolazione nella salvaguardia dell’ecosistema di foresta tropicale.

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Per facilitare la comprensione degli ambienti naturali e gli usi e costumi del territorio vi è una guida naturalistica Biosphaera che accompagna il gruppo per tutto il tour e funge ora da accompagnatore,ora da vera e propria guida, all’occorrenza da mediatore culturale o interprete senza far mai dimenticare al viaggiatore lo “spirito” del viaggio: la scoperta, l’osservazione della natura e la conoscenza senza giudizio della cultura locale.

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Il cuore del viaggio non poteva non essere l’area del Parco Nazionale dei Monti Udzungwa, a cui sono dedicati 5 giorni, tra escursioni in foresta e biciclettate in villaggio, perché qui si possono vedere i villaggi rurali autentici del paese, dove ognuno ha il suo piccolo appezzamento di terra da coltivare, grazie alla fertile terra che riceve acqua dai fiumi che nascono in foresta. Nei villaggi si è in compagnia del personale dell’Associazione Mazingira che mostra i progetti attivi per contrastare la deforestazione, e in foresta degli assistenti del campo del Centro di ricerca del MUSE. Tra le attività più eccezionali previste in foresta c’è una giornata dedicata all’osservazione di un gruppo “abituato” di Cercocebi di Sanje, primate a rischio di estinzione, esclusivo dei Monti Udzungwa. Il gruppo di primati è stato abituato alla presenza “umana” dai ricercatori, per poterlo studiare e proteggere. Considera quindi l’uomo uno dei tanti “abitanti” della foresta ed è perciò possibile osservare il gruppo da molto vicino, impegnato nelle attività quotidiane, tra scorpacciate di frutta, giochi, rincorse ed evoluzioni sugli alberi, oltre che momenti di relax adagiati sui rami.

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Dopo essersi riempiti gli occhi ed il cuore di foresta si raggiunge la Savana del Parco Nazionale del Ruaha nel centro-sud del paese, uno dei parchi più grandi ed inesplorati, poiché, fino a qualche anno fa, difficilmente raggiungibile. Percorreremo questo parco in compagnia di guide locali e con i fuoristrada, l’unico modo per ammirare l’aspra savana punteggiata da acacie e baobab. Il parco prende il nome dal fiume Ruaha che scorre lungo il confine orientale del parco, creando gole e scenari spettacolari ed inconfondibili. E’ caratterizzato da una grande varietà di habitat, estendendosi su un altopiano e sulla Great Rift Valley: si alternano cosi foreste di acacie e baobab, zone paludose, colline, praterie e foresta sempre verde. Alla ricca varietà di flora consegue una ricca varietà di fauna: vi si ritrovano tutte le specie animali tra antilopi, giraffe, grandi mandrie di elefanti e bufali, ippopotami e coccodrilli nei fiumi, predatori tra leoni, avvistabili su base giornaliera, leopardi e ghepardi visibili nelle savane aperte ai piedi della scarpata. Il parco ospita anche specie molto rare di predatori come il licaone, oltre ad essere un vero e proprio paradiso per i bird-watchers, soprattutto nei mesi di dicembre-gennaio.

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Il viaggio termina a Zanzibar, che si raggiunge via mare dal porto di Dar es Salaam, l’isola tropicale caratterizzata da una miscela di culture, rinomata per la coltivazione di spezie e per la sua capitale, Stone Town, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 1987. Dopo una giornata dedicata alla conoscenza della “città di pietra”, unica al mondo per le sue porte di legno intarsiate, le sue vie labirintiche e i suoi mercati di spezie, il tour si dirigerà a sud-est, nei tranquilli villaggi di pescatori, dove la popolazione vive di pesca e raccolta di alghe. Il fenomeno delle maree qui è spettacolare, ogni 6 ore la marea di alza e si abbassa di circa 4,60 metri, permettendo durante la bassa marea di camminare sulla barriera corallina, tra stelle marine e coralli e durante l’altra marea di navigare con le imbarcazioni tipiche locali, i dhow, nuotare, fare snorkelling ed ammirare le sfumature turchesi dell’Oceano Indiano. Anche a Zanzibar il tour visita, tramite realtà del territorio, progetti di sviluppo economico che coinvolgono la popolazione locale, salvaguardando sempre le risorse naturali.

Il tour è ora alla sua 6° edizione e prevede partenze a dicembre e luglio-agosto.

Il giorno 11 Novembre 2015 ore 19:00 presso il Museo delle Scienze (MUSE) di Trento si terrà un incontro di presentazione dell’EcoTour in Tanzania.
Per informazioni e confermare la propria presenza:

Maria Teresa Trivella, mariateresa@cooperativabiosphaera.it