“Michael sentiva la responsabilità di averli messi in quella situazione. Era stato lui ad invitarli lì, erano venuti per lui e adesso la responsabilità di tirarli fuori era la sua. Ancora non sapeva bene come avrebbe fatto, ma si sarebbe fatto venire in mente qualcosa. Chiamo Elizabeth prima, che sembrava sull’orlo di una crisi di nervi, e poi chiamò Marlon, che invece sembrava estramamente calmo e fiducioso. Prendere un volo, un volo qualsiasi che li riportasse a casa, era impossibile. Tutto bloccato, ogni possibilità. L’unica era guidare, cercare una macchina e guidare fino a casa. Michael fece rapidamente mente locale e cercò di agire il più in fretta possibile, non c’era più tempo da perdere. Recuperò una macchina, poco più di un’utilitaria giapponese, ma sarebbe andata benissimo. “I giapponesi sono gente saggia” si limitò a dire Marlon.”

Più o meno deve essere andata così, in una stanza del Carlyle di New York, nelle ore immediatamente successive l’11 settembre. Marlon Brando ed Elizabeth Taylor erano stati ospiti di Michael Jackson la sera prima, per un suo concerto al Madison Square Garden. Poi era successo di tutto, l’attacco, la città terrorizzata e paralizzata, il blocco totale degli aeroporti. Ma dovevano tornare a casa, in California. Forse, anche, per sentirsi più sicuri. Michael li aveva portati lì, e da lì li avrebbe tirati fuori.

Così narra la leggenda, confermata da alcuni, smentita da altri, che – dopo l’attacco alle Torri Gemelle – sulle strade che uscivano da New York in direzione ovest, presumibilmente su una Toyota Camry, sedevano Michael Jackson, Elizabeth Taylor e Marlon Brando. Nessuno potrà più raccontare quella storia, ma qualche tempo fa, Zadie Smith, ha provato ad immaginare come sia andata. Un Michael Jackson pieno di idee, una Elizabeth Taylor un po’ sopra le righe, e un Marlon Brando serafico. Tutto molto credibile, in fondo.

Il racconto di quel viaggio lo potete leggere qui:

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Se invece subite il fascino della lettura ad alta voce e avete voglia di ascoltare la stessa Zadie Smith leggere il racconto, potete ascoltare o scaricare il podcast:

la foto in copertina è di Julian Belli pubblicata su licenza CC.