Chi l’avrebbe detto che mi ci sarebbero voluti 33 anni per innamorarmi dell’Italia. E che sarebbe successo in Trentino Alto Adige, per la precisione sulla cima di una montagna, davanti alle sedie in legno del Knottkino.

È iniziata così. Ci siamo dette ‘dove andiamo per Pasqua’ e io ho puntato il dito su una delle tante zone d’Italia di cui conoscevo poco o nulla: Lago di Garda, dai, e poi magari anche Bolzano, perché Trento – e il suo Trento Film Festival – la conosciamo bene.

Così siamo partite, abbiamo fatto tappa sul Lago di Garda giusto il tempo di avventurarci in un villaggio abbandonato:

lago-garda-villaggio-abbandonato-campo

e poi ci siamo dirette a nord-ovest, destinazione Verano.

Verano è un paesino di 930 abitanti, ti aspetteresti di trovarlo a fianco di Bolzano, e invece per raggiungerlo devi arrampicarti sulla montagna per 30 minuti. Il paesino è piccolo e ruota, quasi letteralmente, attorno alla chiesa che, con il suo campanile alto e appuntito, diventa il punto di riferimento principale durante le camminate nei dintorni.

La domenica di Pasqua, preferendo venerare la dea Natura piuttosto che il Dio cattolico, scegliamo uno dei tanti sentieri letteralmente alle spalle del nostro appartamento, e partiamo.

mappa-sentieri-avelengo-merano

Per curiosità (e per facilità del percorso), scegliamo il sentiero che porta al Knottkino, un punto di vista panoramico descritto, nella guida dei sentieri, con sufficiente ambiguità da incuriosirci. Tutti i sentieri dei dintorni di Merano sono perfettamente indicati ed è facile sceglierne uno, a seconda del grado di difficoltà e della durata: ce ne sono di brevi e lunghi, ad anello o con salita in funivia. Se esistessero parchi giochi per camminatori, questo angolo d’Italia sarebbe uno dei più belli.

Scivolando sulla neve ancora non del tutto sciolta (‘neve? niente neve’ ci aveva risposto Hanni quando le avevamo chiesto informazioni sulle condizioni dei sentieri) e arrampicandoci per salite che donne più anziane di noi affrontano con molta più scioltezza e coraggio di noi, arriviamo finalmente al Knottkino. E il Knottkino si presenta a noi così:

knottkino trentino alto adige

Non troppo affollato, popolato per la gran parte da tedeschi più equipaggiati di noi, è un ‘semplice’ cinema. Lo schermo, però, non è un telo bianco, ma è la catena montuosa davanti a noi. L’idea, del tedesco Franz Messner, è semplice, ma, una volta scoperta, stupisce che non sia stata realizzata in altri parchi.

Così, ci sediamo tra bambini con pane e salame e adulti che scattano foto nel tentativo di abbracciare tutta la vista, e ci godiamo il paesaggio.

È mentre consulto ossessivamente la cartina dei sentieri, promettendomi di tornare ancora a camminare, che mi rendo conto di iniziare ad amare l’Italia più di quanto non abbia mai fatto. Ma a questa nuova passione si accompagna un forte senso di amarezza: se il Trentino ha un’infrastruttura turistica di ottimo livello, non si può dire lo stesso di altre regioni.

Il nostro paese avrebbe tutte le risorse per trasformarsi in un cinema a cielo aperto. Ma manca la volontà. O, forse, manca il coraggio – tutto nostro, di singoli individui e associazioni – di sostituirsi alla volontà politica e cambiare le cose.