“E’ il tempo che scorre lungo i bordi.”

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Ho accompagnato Paolo nella prima tappa del suo viaggio verso il mare. MilanoMare, l’ha chiamato. Mi piaceva l’idea di abbandonare Milano a piedi, anche se simbolicamente, visto che poi la sera sarei rientrato a casa. Mi piaceva l’idea di misurarlo, il tempo, nell’arco di una giornata. Tante ore prima e pochi minuti poi, per fare la stessa cosa. Mi piaceva l’idea di prendere anche un po’ le misure con il camminare, con le mie gambe non abituate, con una sensazione nuova. Avevo già camminato in altre occasioni, in viaggi solitari, ma mai per così tante ore consecutivamente e mai per tre giorni, uno dopo l’altro. Non che fosse un’impresa impossibile, ma non l’avevo mai fatto. E volevo provare. Se ne era parlato, mi aveva raccontato di quelle zone, di quell’incrocio di regioni e province proprio a due passi da casa. Così dopo aver fatto il primo test verso Pavia, decido di partire da Varzi, in Lombardia, per raggiungere Torriglia, in Liguria, sfiorando la provincia di Alessandria prima e quella di Piacenza poi. Non avrò nessuna percezione di questi bordi, nessuna differenza se non qualche cartello e qualche paletto a segnare il territorio.

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Giorno 1. Varzi – Capanne di Cosola
Alle 7.30 del mattino scende qualche goccia mentre attraversiamo il ponte sul torrente Staffora; è solo una spruzzata che finirà presto. Il sentiero si inerpica subito ripidamente in quello che sembra il letto di un corso d’acqua creato dalle ingenti piogge dei giorni precedenti. Il primo pensiero è che se avesse piovuto sarebbe stato impossibile risalire. Incontriamo le prima case e sembra un paese abitato solo da gatti, poi incrociamo un signore che saluta senza darci troppo peso.

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La strada è ancora lunga, e il tempo sembra peggiorare di minuto in minuto. Sappiamo che troveremo due rifugi prima di raggiungere il Monte Chiappo, e se dovesse piovere forte, potrebbero essere gli unici punti dove poter mangiare all’asciutto. Ora che abbiamo superato il dislivello più grande, la strada prosegue in piano in mezzo al bosco, il terreno è fangoso, l’aria umida e il poco sole hanno impedito che si asciugasse. Arriviamo al primo rifugio segnalato, camminiamo da più di 4 ore e ci fermiamo per mangiare all’asciutto. La pioggia ha ripreso a cadere con più insistenza. Abbiamo frutta e panini, non ci vogliamo fermare a lungo, giusto il tempo di mettere qualcosa sotto i denti e riprendere la strada dopo esserci coperti con la roba impermeabile.

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Qualche salita non troppo ripida e qualche discesa dopo ci ritroviamo tra gli abeti in un’atmosfera quasi irreale. Ma la pioggià si fa sempre più intensa e il poncho non sembra tenere a sufficienza. Aumentiamo leggermente il passo sperando di trovare un punto riparato per coprirci ancora di più.

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Finalmente scorgiamo l’altro rifugio, entriamo, indossiamo la giacca impermeabile e mettiamo la copertura sullo zaino. Il cielo è scuro e la pioggia è sempre più forte, il fango sotto i piedi sempre più scivoloso, rivoli d’acqua ci vengono incontro mentre risaliamo il sentiero. Il paesaggio intorno però è davvero notevole, anche con questo tempo.

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Ci imbattiamo in alcuni cavalli allo stato brado. Alcuni ci passano accanto correndo. Sono bellissimi e io penso a quella scena del film “Michael Clayton”.

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Il sentiero si apre, camminiamo in cresta e abbiamo le valli ai nostri piedi. Le nuvole sembrano andarsene, il cielo schiarisce ed esce un pallido sole. Abbiamo camminato per quasi due ore ininterrotamente sotto la pioggia, ma d’un tratto tutto sembra cambiare.

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Siamo quasi a 1700 metri, arriva anche il caldo, proprio mentre si staglia di fronte a noi la sagoma nera del rifugio sulla vetta. L’impianto di risalita fermo, facciamo una pausa sulla terrazza. Abbiamo camminato per più di 6 ore e ormai non manca molto alla nostra meta, Capanne di Cosola.

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Ormai ci siamo, vediamo il sentiero davanti a noi, un’altra salita e poi la lunga discesa fino alla fine della tappa. Il tempo finalmente bello ci fa percorrere questi ultimi kilometri senza quasi sentire la stanchezza e il fatto che siamo completamente fradici.

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Note: Il sentiero è ben segnato e si prende subito dopo aver attraversato il ponte sul torrente. Seguite “Via del Sale” e “Monte Chiappo” e non avrete difficoltà. Portatevi acqua e cibo, perchè a parte un piccolo paese che si incrocia all’inizio, non troverete altra struttura attrezzata. Partite presto, la strada è lunga.

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Giorno 2. Capanne di Cosola – Monte Antola
Partiamo con le migliori premesse: non piove, i kilometri non sono molti, il dislivello è contenuto. Una tappa tranquilla, in uno scenario splendido, tutto da godere. Camminiamo senza problemi, finalmente gustandoci tutto il panorama, assaporando ogni passo che finalmente sembra non essere più incerto e scivoloso. Il sole scalda in fretta, del resto siamo a giugno. Arriviamo nei pressi di un pascolo, vacche placide che mangiano erba fresca. Non manca molto all’arrivo di questa tappa. Ma siamo in montagna e tutto può cambiare da un momento all’altro: ce ne accorgeremo ben presto.

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Appena superiamo le vacche al pascolo sentiamo i cani in lontanza, più giù nella valle. Da queste parti per riequilibrare l’inserimento del lupo, gli animali sono tenuti a bada dai pastori maremmani, come il bianchissimo protagonista del racconto Belle & Sebastien. Il loro compito è proteggere il bestiame, allontanare chiunque si avvicini troppo. Che siano lupi o “pellegrini” sulla Via del Sale, non fa troppa differenza evidentemente. Noi siamo sul loro territorio, dovremmo attraversarlo perchè di lì passa il nostro sentiero, ma non è così facile. I cani sono in 3 e sono piuttosto agguerriti, cerchiamo di proseguire senza scomporci troppo, sperando che continuino ad abbaiare senza farsi sotto. Speranza vana, risalgono rapidamente la china e ce li abbiamo davanti. A questo punto la scelta è affrontarli sperando che “can che abbaia non morde” oppure deviare e provare a lasciarli alle nostre spalle. Così facendo perdiamo sicuramente il sentiero, la speranza è di recuperarlo un po’ più a valle. I nostri piani vengono ulteriormente scombussolati perchè i tre cani pastore non sono soddisfatti della nostra deviazione, e ci spingono ancora più in là. Sono molto, molto vicini e per nulla amichevoli, dobbiamo scendere ancora in maniera più o meno ordinata. In pratica cadiamo, tutti, almeno una volta. Siamo in un punto molto scosceso, cerchiamo di risalire quando intravediamo un’apertura tra gli alberi. Troviamo un sentiero, ma non è il nostro, e quando ce ne accorgiamo ci rendiamo conto di aver camminato per più di un’ora nella direzione sbagliata. Si torna indietro alla ricerca di un sentiero più basso che ci eviti un nuovo incontro ravvicinato. Un paio d’ore più tardi arriviamo a Capanne di Carrega.

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Da qui ci aspetta un pezzo di strada asfaltata, l’idea è di fare pausa ristoro prima di salire al monte Antola. Il tempo però peggiora, a Casa del Romano è tutto chiuso, per cui affrettiamo i tempi. Mangiamo qualcosa, riempiamo le borracce e riprendiamo la marcia. Si sente tuonare sempre più vicino, anche oggi prenderemo la pioggia.

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Mancano solo un paio d’ore al rifugio, quella che avrebbe dovuto essere una tappa tranquilla è stata scombussolata parecchio dagli imprevisti. Giusto il tempo di indossare la roba impermeabile che comincia a piovere. Bastano poche gocce per riempire il sentiero di fango, si scivola ma ormai è quasi fatta, siamo al rifugio.

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Note: Il sentiero si prende subito dietro l’albergo, seguite il numero 200. Una volta raggiunta Capanne di Carrega vi aspetta un pezzo di asfalto fino alla Casa del Romano, ottimo per fare una sosta ristoro, ma non se viaggiate di martedì, perchè è chiuso per turno. Portatevi cibo e acqua, perchè lungo il sentiero non c’è nulla. La strada non è tanto lunga, ma gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Non partite troppo tardi.

Giorno 3. Monte Antola – Torriglia

Quella di oggi in realtà è una mezza tappa. Non sono più di tre ore di cammino e praticamente nessun dislivello da superare, anzi è proprio tutta discesa. Visto che il giorno prima siamo arrivati al rifugio con pioggia e nuvole basse, torniamo indietro un pezzetto e saliamo sulla cima del Monte Antola. La giornata oggi non è bellissima ma la vista resta spettacolare.

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Da qui torniamo per un breve tratto sui nostri passi, salutiamo il Rifugio un po’ più a valle e ci incamminiamo verso Torriglia. Non piove, ma il fango è ancora tanto e a volte si scivola pesantemente. Incrociamo un ragazzo a cavallo che risale il sentiero, lo ritroveremo qualche ora più tardi, ridiscendere verso Torriglia in compagnia di altre due persone.

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Su questi sentieri sono passati decine di partigiani, commercianti che andavano e tornavano dal mare all’entroterra. I segni dei loro passaggi sono praticamente invisibili, se non fosse per qualche costruzione ormai diroccata che si può incontrare lungo il cammino. Siamo talmente lontani da tutto e da tutti che per un attimo si riesce quasi a immaginare come potesse essere allora.

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Alla fine del bosco il sentiero si apre, e finalmente anche il sole fa la sua comparsa. La discesa verso Torriglia diventa più ripida e quasi si rimpiange la salita dopo venti minuti di sassi spacca-ginocchia.

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Si cominciano a sentire i primi rumori familiari, una campana in lontananza che segna le ore. Il primo centro abitato è vicino, ormai ci siamo quasi. Si passa in mezzo a un piccolo paese, si scende lungo un sentiero che costeggia giardini privati. Non c’è molta gente in giro, ma forse per il fatto che stiamo arrivando intorno all’ora di pranzo.

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Superiamo il paese, un altro pezzo di sentiero nascosto tra le fronde e sentiamo il rumore delle macchine: le prime da 3 giorni a questa parte. Costeggiamo un canale d’acqua completamente immerso nell’ombra, poi all’improvviso sbuchiamo in una stradina e siamo arrivati, siamo a Torriglia, provincia di Genova.

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Abbiamo fatto una settantina di kilometri, probabilmente, compresi i fuori pista. Abbiamo toccato le province di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova, abbiamo messo i piedi in 4 regioni saltando da un confine all’altro. Oggi sarà una giornata di riposo, poi si torna a casa, mentre Paolo continuerà la sua strada verso il mare. Il tempo di fare un giro in paese, rendersi conto di come il tempo scorra diversamente appena si esce dalla città, entrare in una pasticceria e prendere un po’ di biscotti da portare a casa. (Canestrelletti di Torriglia, da non perdere!)

Il mattino dopo l’autobus ci porta a Genova e da lì con il treno torniamo a casa.

Note: Il sentiero che scende a Torriglia è piuttosto semplice, basta seguire i due pallini gialli e in circa tre ore sarete arrivati. Non c’è nulla di particolarmente complicato, l’ultimo tratto tutto in discesa su una pietraia piuttosto ripida mette un po’ in tensione le ginocchia, ma per il resto è tutto tranquillo. Una volta a Torriglia, non perdetevi i biscotti, davvero.

Ringraziamenti.

A Paolo Bottiroli che ci ha coinvolti in questo viaggio.

Al proprietario dell’Albergo a Capanne di Cosola, gentile e accogliente come pochi.

Ai ragazzi del Rifugio del Monte Antola, giovani, simpatici e pieni di iniziativa (però fate qualcosa per l’accumulo dell’acqua, è davvero troppo lontano!!!).