Quest’anno quasi niente autostrada. Qualche centinaio di kilometri, ed eravamo già sulla statale per Briançon. Una sorpresa, da subito. Grandi fortificazioni che si vedono da lontano. Sono patrimonio UNESCO e ti fanno venir voglia di fermarti. Ma oggi non si può. Un’altra volta, sicuramente. Eravamo già stati in Provenza qualche anno fa, girando principalmente la sua zona costiera. Da Arles ad Aigues Mortes, dalle saline ad Avignone. Questa volta abbiamo pensato di spingerci un po’ più verso l’interno – se non per una giornata ad Arles – e andare in giro tra colline, canyon e campi di lavanda (in agosto, purtroppo, ormai già completamente raccolta).

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Arles

Avevamo deciso di fermarci in un posto abbastanza comodo per gli spostamenti, in modo da non dover fare troppo kilometri quotidianamente e la scelta è caduta sul piccolo centro di Pierrevert, tra le regioni di Vaucluse, Luberon e Alpes de Haute Provence. Tutta la zona è decisamente collinare, con le strade che continuamente salgono e scendono da una piccola valle all’altra, senza particolare traffico e con un paesaggio suggestivo a fare da sfondo. É questa una zona particolarmente ricca dal punto di vista naturalistico, gole profonde, altipiani, conformazioni rocciose imponenti, il tutto contornato da paesi arroccati e costruzioni religiose di raro pregio. E poi c’è il Gigante, lui, il Mont Ventoux.

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il Gigante

Per quanto la Francia sia un paese decisamente laico, è ricco di grandi complessi monastici, requisiti ai tempi della Rivoluzione e poi riconsegnati agli ordini religiosi in epoche successive. La vita monastica qui si divide tra la preghiera e il lavoro dedicato alla raccolta della lavanda, al confezionamento dei prodotti che ne derivano, più le consuete produzioni di biscotti, marmellate, ecc. Una delle più famose è senz’altro l’Abbaye de Senanque, situata al fondo di una valle, circondata da campi di lavanda e da un’atmosfera davvero unica. Insieme all’Abbaye de Silvacane, pochi kilometri più a Sud, compongono un vero e proprio manuale di architettura religiosa della tradizione cistercense. Gli spazi, la disposizione degli edifici, le scelte funzionali, rivelano un profondo studio e un modello applicato in ogni circostanza.

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Abbaye de Senanque

Abbaye de Silvacane

Abbaye de Silvacane

Al Monastero di Ganagobie invece, si abbandona il fondo valle per salire vorticosamente tornante dopo tornante in cima ad una montagna. La vita monastica qui è in pieno svolgimento, l’unica visita possibile è quella della chiesa, aperta solo poche ore durante il pomeriggio (15-17). La vista che si gode a 360 gradi sulla valle della Durance, è spettacolare, così come la passeggiata tra ulivi e lecci che portano al complesso.

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Monastero di Ganagobie

Se non siete ancora stanchi di architettura religiosa medievale e volete fare un giro in un posto un po’ strano, a pochi kilometri da Forcalquier presso l’Eglise de Châteuneuf, vive una suora tutta sola che cerca di mantenere e restaurare questa piccola chiesa con i proventi ricavanti da rimedi medicali naturali. Quando ci siamo arrivati noi, con non poche difficoltà per trovare la strada, ci ha accolti una signora su una sdraio sotto un albero all’ombra che ci faceva segno di entrare liberamente. Non sappiamo se fosse la suora, ma il posto è molto suggestivo.

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Eglise de Châteuneuf

Di paesi arroccati e cittadelle poste sui cucuzzoli delle colline se ne vedono a perdita d’occhio. La configurazione della zona si prestava a costruire in modo da potersi difendere agevolmente, dominando la pianura sottostante. Sisteron o Forcalquier, hanno la loro cittadella fortificata, ma anche paesi più piccoli come St. Saturnin les Apt hanno la loro. Quest’ultimo in particolare si distingue per una camminata in cresta tra le rovine, prima di raggiungere la chiesa che domina tutta la vallata.

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St. Saturnin les Apt

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Sisteron

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Forcalquier

Una volta percorsa la salita alla cittadella di Forcalquier ci si ritrova su una specie di terrazzo, al cui centro è stata costruita una cappella a pianta centrale. Anche qui il paesaggio è davvero meraviglioso e in generale tutta la cittadina è particolarmente bella, con  numerose botteghe e nei laboratori artistici sparsi un po’ ovunque.

Ma questa zona è anche caratterizzata da grandi manifestazioni naturali. Il più famoso di tutti probabilmente è il canyon creato dal fiume Verdon, le Gorges du Verdon. Un canyon profondo che ricorda certi paesaggi tipici dell’america settentrionale, passaggi strettissimi, gole ripide e acqua cristallina. Molti sono i percorsi che si possono fare, a seconda del tempo e del grado di allenamento.

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Gorges du Verdon

Uno dei più semplice da affrontare in giornata è chiamato Sentier du Pecheur, un anello di poco più di 5 km che si può tranquillamente fare in 3 ore. Visto il paesaggio e le meraviglie che si incontrano, per le mille soste, alla fine – però – ci si mette anche di più. Vi consigliamo anche di percorrere (in auto o se avete la possibilità, in bicicletta) la Route de Crêtes: una strada panoramica che si snoda tra un belvedere e l’altro proprio nel cuore del canyon. I tratti senza alcuna protezione sono allo stesso tempo inquietanti ed emozionanti!

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Route de Crêtes

La Provenza, oltre al blu di lavanda, porta con sé il colore dell’ocra e infatti vicino a Rustrel, nel cuore del Luberon è possibile camminare tra pareti color ocra e formazioni rocciose bianchissime, in quello che viene chiamato Le Colorado Provençal de Rustrel. 

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Le Colorado Provençal de Rustrel

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Le Colorado Provençal de Rustrel

Se invece siete stufi del caldo, vi consigliamo una passeggiata all’interno della Foresta dei Cedri, nei pressi di Bonnieux. Un’immensa distesa di cedri, giovani e centenari, che si distendono sulla collina creando una foresta piena di ombra e di profumi. Diversi percorsi ben segnalati, permettono di scoprirne ogni angolo, e anche qui il belvedere è assolutamente degno di nota!

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Foresta dei Cedri, Bonnieux

Tra i tanti paesi dove fare tappa anche solo per mangiare o fare due passi, vi segnaliamo Castellane (con una chiesa a picco sulla vallata davvero particolare), Oppede Vieux, un piccolo borgo prima abbandonato e ora in pieno stagione di restauro, Moustier St. Marie, con santuario incastrato nella roccia e una grande tradizione di manufatti in ceramica, Les Mees, con i suoi “penitenti” di roccia a fare da guardia e poi tenete sempre d’occhio quello che vi scorre intorno, perchè laghi, fiumi, vallate e colline possono davvero regalare momenti unici.

Castellane

Castellane

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Oppede Vieux

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Les Pénitents des Mées

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Moustier St. Marie

Come ultimo grande protagonista di questo piccolo viaggio, non possiamo non lasciare il Mont Ventoux, le Géant de Provence o le Mont Chauve, il Gigante o il Monte Calvo. Una montagna che sfiora i 2000 mt e che è una specie di santuario per i ciclisti di tutto il mondo. E anche se non siete ciclisti, non tarderete a capire che qualcosa di magico li attragga, perchè fin dal paese ai suoi piedi, Sault, troverete ciclisti di ogni tipo spingersi lungo i 26 km che li separano dalla cima. I ciclisti dominano tutto il percorso, ma anche chi non è particolarmente attratto dalle due ruote, si rende presto conto che il posto ha una carica monumentale imponente. La sua conformazione, che a 6 km dalla cima lo svuota di qualsiasi presenza verde, non un cespuglio, un arbusto, nulla di nulla. Solo roccia e sabbia come se improvvisamente si fosse atterrati sulla Luna. Su queste strade, nella storia dei ciclismo è successo di tutto: dalla tragica fine di Simpson, morto a pochi km dalla vetta, alle epiche tappe del Tour de France che ha visto protagonista Pantani. Ma anche se non siete appassionati, è impossibile rimanere impassibili davanti alla figura di uomini e donne, ragazzini e bambine che salgono sui pedali su una delle salite più terribili che si possano affrontare in bicicletta. Una volta arrivati in cima, è come aver preso una medaglia!

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Mont Ventoux

Il paesaggio della vetta e quello che si dispiega sotto è qualcosa di unico, si domina praticamente tutta la Provenza e nelle giornate più limpide si riesce anche a scorgere il Mediterraneo.

E per finire un chiarimento sul titolo: da qualche anno viaggiando ci ascoltiamo i film. Quelli di “Hollywood Party”, la trasmissione di Rai RadioTre. Tra quelli di quest’anno c’era un vecchio film di Eric Rohmer, Il Raggio Verde appunto, che racconta le disavventure di Delphine rimasta senza compagna di viaggio proprio a ridosso delle vacanze, e dei suoi continui spostamenti estivi in cerca di un posto dove stare, da nord a sud, da sola o in compagnia. Purtroppo il podcast era corrotto e siamo rimasti senza finale, così una volta a casa ci siamo guardati il dvd!

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Note di Viaggio:

  1. La strada che passa dal Monginevro è davvero bella e Briançon è un posto dove vogliamo tornare, perché quel poco visto di passaggio ci ha molto incuriosito.
  2. Abbiamo preso una casa tramite AirBnB, grande e molto ben accessoriata, in un paese, Pierrevert, molto piccolo ma molto comodo per gli spostamenti anche per evitare il casino dei parcheggi a pagamento tipici delle città.
  3. Il vino della zona è ottimo, cantine e vigneti si susseguono continuamente, fanno il paio con i campi di lavanda, tantissimi e sterminati.
  4. L’acqua, i laghi, i fiumi, i canali sono una presenza continua e importante di tutta la zona, alcuni laghi in particolare sono molto scenografici.
  5. Anche se non è proprio zona, ma come me amate i biscotti bretoni, qui se ne trovano abbondantemente. Io ho riportato a casa 26 scatole, per dire.
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Casa a Pierrevert