“Los Dias De Los Muertos” sono un aspetto della tradizione messicana molto presente e profondamente radicata che ogni anno attira anche molti turisti internazionali che desiderano vivere in prima persona questa esperienza. Anche io quest’anno sono stata assalita dalla curiosità di poter sperimentare, documentare e capire meglio questo loro approccio alla morte e ai defunti.

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Prima di raggiungere la destinazione mi sono informata un po’ online e leggendo vecchi articoli e blog di altri viaggiatori; mi sono fatta delle idee e ho cercato di capire un po’ meglio l’origine della loro tradizione.

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Il “Dia de los Muertos” ha origini antiche, nella Mesoamerica, prima che gli spagnoli conquistassero il Messico. Già presso queste civiltà precolombiane, quasi 3 mila anni fa, l’idea della morte era strettamente legata al concetto di “rinascita”. Gli Aztechi, per esempio, consideravano il continuo alternarsi di morte e vita un fenomeno indispensabile per il mantenimento dell’ordine cosmico.

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Nel calendario azteco la festa dei morti cadeva nel nono mese dell’anno, e cioè per noi, più o meno all’inizio di agosto. Le celebrazioni duravano diverse settimane ed erano dedicate a Mictecacihuatl, Dea di Mictlan, il regno ultraterreno dove le anime dei defunti finivano subito dopo il trapasso. Furono gli spagnoli nel XVI secolo, a riadattare il culto locale alle festività cattoliche dell’1 e 2 novembre, concentrando tutte le celebrazioni in soli due giorni.

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Attualmente, secondo questa tradizione popolare, nel Día de los Muertos, i defunti tornano dall’oltretomba per riabbracciare amici e parenti e per celebrare con loro la vita. Per accoglierli come si deve e poter aprofittare al massimo di questi giorni, i familiari e gli amici decorano le tombe con fiori colorati e profumati, costruiscono davanti alle lapidi piccoli “altari” privati – chiamati ofrendas – con foto, pietanze, ricordi, liquori, sigarette e altri oggetti cari al defunto. Amici e familiari si ritrovano al cimitero in un viavai continuo, per celebrare e ricordare il loro defunto. Si riuniscono e molti si accampano tra un sepolcro e l’altro per passare la notte e la giornata vicino ai propri morti, con tanto di picnic, musica e persino con alcool (tequila e birra solitamente).

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Questa tradizione viene festeggiata praticamente in tutto il Messico. Dopo l’incertezza iniziale su dove passare questi giorni, ho avuto la fortuna di poter stare nella città di Oaxaca dove ho visitato alcuni cimiteri della zona per poter vedere in prima persona questo evento e sentire sulla mia pelle questa atmosfera. Qui la morte è vita, la morte è colore, la morte è qualcosa che fa parte del quotidiano e che viene semplicemente celebrata come parte del nostro cammino. Non è un tabù, non è un aspetto triste e malinconico.

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Se ne parla, si ricordano i defunti con canzoni e racconti, con risate e chiacchiere ad alta voce. Molte famiglie pagano i “mariachi” per poter dare un tocco maggiore di allegria e poter passare insieme una bella giornata.

Nathalie Vigini, anno 1982, cresciuta in Svizzera, da 10 anni mi ritrovo a vivere nel continente Sud Americano. Prima in Brasile e ora dal 2010 in Costa Rica dove lavoro nel campo turistico. Sono un’instancabile sognatrice e viaggiatrice, che continua a mettersi alla prova per scoprire le bellezze del nostro mondo. La fotografia e i viaggi ora sono parte importante della mia vita e cerco sempre di raccontare momenti, situazioni, storie ed emozioni che grazie alla mia curiosità continuo a vivere.  Mostrare alla gente le bellezze del mondo, delle persone e  far conoscere delle realtà diverse.

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