Ieri, sulla pagina Facebook di Radio Deejay, Frank ha intervistato live, all’interno della nuova edizione di Deejay On The Road, Tamara Lunger. Noi di NoBordersMagazine eravamo dietro le quinte per ascoltarla e per tornare sulle nostre pagine a raccontarvi qualcosa in più di lei.

La prima cosa che ci viene da dirvi è che Tamara è, sì, una delle più importanti alpiniste italiane della nostra generazione, ma è soprattutto una donna estremamente curiosa, che si è spinta fino a 8mila metri (e qualche volta oltre) per provare emozioni, per una ricerca personale instancabile e per condividere.

Nata in montagna, da papà alpinista, Tamara si racconta come una bambina a cui le cose facili non sono mai piaciute. Quindi non stupisce se a 14 anni ha già lo sguardo puntato sulle cime più alte d’Italia e decide prestissimo di voler conquistare una vetta da 8mila metri. Per conquistarla, deve inevitabilmente partire, e lo fa già nel 2009, quando viaggia fino in Nepal per conquistare l’Island Peak (6189 m).

Da questo momento in poi, le sue salite sono inarrestabili, nel 2010 è la donna più giovane a conquistare il Lhotse e il Cho Oyu (8210 m), entrambi parte della catena dell’Himalaya. Nel 2011 si sposta in Kazakistan, dove scala il Khan Tengri, la montagna più alta del paese.

Nel 2013 completa una traversata di sci alpinismo in Pakistan con suo padre, conquistando due vette inviolate e senza nome (6345 m e 6489 m) e racconta questa particolarissima avventura così sul suo sito personale «Ho potuto vivere la solitudine più totale, provare cosa vuol dire razionare il cibo, ho imparato a muovermi su terreno sconosciuto e reagire di conseguenza, a gestire ancor meglio le mie forze e le mie debolezze. Un’esperienza che mi ha reso ancora più completa».

Nel 2014 conquista il K2, senza ossigeno. E nel 2015 tenta la salita invernale del Manaslu, l’ottava vetta più alta al mondo, insieme a Simone Moro. La sua ultima impresa, ma ancora per poco visto che è in partenza a fine marzo per il Nepal, è il tentativo di raggiungere il Nanga Parbat, la nona montagna più alta della terra, in inverno. Questa salita è il suo primo alt (Tamara si deve fermare a 70 metri dalla vetta per problemi di salute), ma lei non la vive così, anzi.

Ora sono una Tamara nuova, più matura e coraggiosa. Una Tamara che sa di aver fatto la cosa giusta rinunciando alla vetta e che ringrazia dio per aver sentito la sua voce. Una Tamara che ha visto la morte in faccia ed è ancora viva, che temeva il freddo e ora sa di poterlo sopportare… Una Tamara che sta imparando a conoscere le persone e ha capito che il compagno di cordata giusto e il sostegno di un buon team sono fondamentali per la realizzazione di qualsiasi grande impresa! Adesso so con certezza, che la mia vera casa non è… a casa, ma lì, in mezzo alle montagne più alte, in solitudine e semplicità.

Ascoltare Tamara è ascoltare prima di tutto una persona che cerca l’estremo non per conquistare il successo o per rischiare la vita, ma per sentirsi parte di un mondo e di un ambiente naturale più grande e più potente di ogni opera umana.

Sarebbe impossibile, altrimenti, rientrare dal Nanga Parbat senza averne conquistato la vetta ma galvanizzata tanto quanto lo è lei: l’importante non è la conquista, né l’arrivo in cima, ma i compagni che l’hanno accompagnata e le emozioni che ha provato durante il viaggio.

NBM: Hai viaggiato molto, per esempio in Nepal, in Kazakistan, quali sono i posti che ti hanno colpito di più e perchè?

TL: Per me il Pakistan, è bellissimo. Mi piacciono anche il Nepal e il Kazakistan, anche la Cina, ma il Pakistan resta il numero uno! Perché lì sei in una zona veramente remota, puoi trovare dei posti dove attorno a te non c’è nessuno, nessuno per 200 km e quindi ti senti anche molto responsabile per la tua vita. Per esempio quando ho fatto un’attraversata con gli sci, con mio papà, abbiamo fatto un giro di più di 200 km, e lì non c’era la possibilità di far arrivare un mezzo di soccorso come un elicottero. Quindi pensi: “Ok, non posso fare stupidaggini” perché se ti fai male hai un problema davvero grosso da risolvere. E poi lì le montagne sono davvero bellissime! Certo alcuni aspetti della loro cultura sono un po’ complicati, il modo in cui si rapportano alle donne per esempio. Il fatto che le donne abbiano tante restrizioni, che non possano nemmeno avvicinarsi agli uomini non di famiglia altrimenti rischiano davvero grosso, ti fanno veramente dire: ma sono pazzi! L’idea di famiglia è molto forte, la famiglia è un’entità molto unita che ha un valore molto grande, però certi aspetti sono difficili da capire.

NBM: Hai mai avuto problemi durante questi viaggi?

TL: C’erano delle persone che mi dicevano di non mettere i pantaloncini corti o la tshirt e magari di coprirmi la testa. Però non ho mai avuto problemi, anzi, posso solo dire che viaggiare in quelle zone è sempre un piacere. Mi hanno chiesto spesso perché andassi in Pakistan con i problemi di sicurezza che ci sono, ma io devo dire che non mai avuto nessun timore, anche perché spesso durante il viaggio in pullman ci sono le guardie a protezione e a volte penso che se dovesse succedere qualcosa allora era proprio destino.

NBM: Adesso stai per tornare in Nepal giusto?

TL: Sì i prossimi due o tre viaggi saranno in Nepal, poi sicuramente di nuovo in Pakistan, poi forse la Cina, e poi vedremo.

NBM: Come li scegli? A parte l’altezza delle montagne che immaginiamo essere già un criterio con cui fai le tue scelte.

TL: Vedo un’immagine e poi dico: “Là, la amo!!” (ride)

NBM: Hai detto che da subito hai avuto una passione per gli 8000, c’è invece qualche montagna che non è così alta ma che ti affascina particolarmente? Te lo chiediamo perché qualche anno fa abbiamo visto un film sul Cerro Torre che non è particolarmente alto…

TL: No, infatti sono le condizioni lì…

NBM: ecco appunto…

TL: Adesso so che il mio corpo in alta quota funziona bene, ho ancora qualche sogno su qualche 8000 ma poi sicuramente voglio fare 7000, 6000 inviolati, dove sei solo e quindi è un altro tipo di avventura.

NBM: Ci sono ancora montagne inviolate???

TL: Oh sì sì sicuramente, ce n’è per tutti!

NBM: Ci sono molti esploratori che hanno viaggiato a piedi tra i ghiacci, hanno fatto il giro del mondo in barca ma sempre andando in piano, perché tu hai scelto di andare in alto, di scalare?

TL: Prima di tutto perché ho paura dell’acqua (ride)! E quindi devo per forza andare in alto per trovare lo spazio necessario.

NBM: Quali sono in Italia i tuoi posti del cuore? Dove vivi emozioni simili a quelle delle scalate.

TL: Sicuramente i posti che preferiscono sono tra le montagne, ma faccio fatica a vivere quelle stesse emozioni perché ci sono troppe cose intorno, come gli impianti, le teleferiche..

NBM: Troppo abitato quindi…

TL: Sì troppo abitato e tutto più piccolo.

NBM: Hai mai viaggiato completamente da sola?

TL: (ci pensa un attimo)…No

NBM: Ti piacerebbe un viaggio del genere?

TL: Sì, perché no!

NBM: É una sfida anche quella a volte, diverso da un 8000 metri…e invece scalare da sola?

TL: Quello sì. Mi è capitato una volta, un 8000, ma non è stato così bello perché mi piace avere qualcuno con me, qualcuno con cui condividere certe cose, come guardare davanti a te un paesaggio incredibile e vedere gli occhi che si illuminano. Questa per me è una gioia vera, che non puoi avere da solo, perché non puoi condividerla. Poi un giorno chissà, magari capiterà.

Congediamo Tamara che ci stringe la mano, una bella stretta, e in quel brevissimo lasso di tempo non possiamo non pensare al fatto che quelle dita, non troppo tempo fa, erano aggrappate da qualche parte su una parete del Nanga Parbat.

Se siete curiosi di leggere la storia di Tamara raccontata da lei in prima persona, è da poco uscito il suo libro “Io, gli ottomila e la felicità”, edito da Rizzoli.

Se vi siete persi la puntata, trovate il podcast qui.

Per nuove avventure e ispirazioni di viaggio, sintonizzatevi ogni giovedì alle 13 sulla pagina Facebook di Radio Deejay, per una nuova tappa di #deejayontheroad con Frank e con noi.