Ieri, la quarta puntata di Deejay On The Road condotta da Frank e in diretta sulla pagina Facebook di Radio Deejay, è stata dedicata a Marco Invernizzi, che ha viaggiato per un anno intorno al mondo in bicicletta. Su NoBordersMagazine ci siamo occupati spesso di viaggiatori che hanno scelte le due ruote come mezzo per i loro spostamenti, per cui è stato davvero un piacere incontrare Marco e la sua storia.

Marco ha viaggiato spesso con la bicicletta in Europa raggiungendo Barcellona, Oslo e Francoforte in diverse occasioni. Ha inoltre fatto un giro dell’Italia da 2500 km in 20 giorni. Poi ha deciso di partire per il giro del mondo, percorrendo in un anno circa 35.000 km.

Il suo viaggio ha avuto inizio nell’estate del 2015 e dopo aver toccato tutti i continenti è giunto alla sua conclusione esattamente un anno dopo.

Marco non si è preparato maniacalmente per questa impresa, ha fatto qualche piccolo test nelle sue zone, ma una volta messo a punto l’attrezzatura e qualche piccolo accorgimento (tipo le coperture impermeabili per i bagagli) è partito senza pensarci troppo.

Ha iniziato puntando verso il Portogallo, da qui è arrivato sulle coste americane, per ridiscendere verso sud, fino in Cile. Attraversato l’Oceano, è sbarcato in Australia per poi proseguire verso l’Asia, l’Africa e infine il ritorno a casa. Tra incontri, qualche disavventura, mille imprevisti e sorprese piacevoli.

Il viaggio in bicicletta di Marco Invernizzi

Dopo la chiacchierata con Frank, abbiamo fatto qualche domanda in più a Marco, incuriositi sia dal suo entusiasmo sia dal suo pragmatismo.

NBM: Hai raccontato a Frank che tu non sei un ciclista esperto, anzi. Quindi come ti sei preparato al tuo giro del mondo?

Marco: Ho fatto alcune uscite prima di partire ma come ti prepari a un giro del mondo in bici? Un allenamento vero e proprio non si può fare. Per allenarti dovresti  uscire tutti i giorni in bici, ma è impossibile, soprattutto se lavori come nel mio caso. L’allenamento vero poi si fa nel primo periodo del viaggio…

NBM: Quindi il primo periodo è stato difficile?

Marco: Leggermente, ma se conosci bene il tuo corpo sai misurare i kilometri e lo sforzo. Non devi fare una gara, quindi hai tutto il giorno per fare i tuoi kilometri, se te li gestisci bene e vai piano piano, non hai grossi problemi.

NBM: Quindi consiglieresti questa esperienza anche a chi non è preparato?

Marco: Certo, ovviamente è meglio conoscere il proprio corpo e conoscersi a livello sportivo, ma per il resto direi proprio di sì.

NBM: Qual è il paese che ti ha affascinato di più?

Marco: Bella domanda, è difficile… credo che il Myanmar sia tra i paesi più incontaminati che si possano trovare al mondo. Il centro e il sud America anche.

NBM: Tu raccontavi nel tuo blog che hai sempre trovato una grande ospitalità, vero?

Marco: Sì, pensa che in un anno di viaggio ho pagato solo 10 notti. Il resto è stata una combinazione di pura ospitalità, couchsurfing oppure warmshowers che è la versione per ciclisti di couchsurfing. Con warmshowers se le persone non possono ospitarti in casa ti possono però offrire una doccia.

NBM: E tu, dormivi in tenda?

Marco: Sì, quasi tutti i cicloturisti hanno la tenda nel bagaglio. Poi, in ogni nazione, cercavo di capire dove poter piantare la tenda e dove potermi far ospitare. Così ho imparato che negli Stati Uniti i posti migliori per piantare la tenda sono i giardini e gli spazi attorno alle chiese, in sud America le stazioni di polizia e dei pompieri e in India le stazioni di polizia!

NBM: Marco prima del viaggio e Marco dopo il viaggio, ci sono delle differenze?

Marco: Sicuramente sì, ma non mi ha stravolto la vita. Sono sempre io, vedo le cose in modo diverso e mi fanno meno paura le cose. Una volta che hai affrontato tanti problemi quotidiani in giro per il mondo, i problemi che trovi quando torni a casa si ridimensionano di molto.

NBM: Adesso hai dei piani?

Marco: Sì, inizio a sognare cose nuove, ma non voglio dire nulla…

La foto in copertina è di Marco Invernizzi.