Nel grande spazio del Palazzo del Ghiaccio di Milano si intrecciano mille storie. Di chi si è ritrovato con una tradizione centenaria, legato ad un luogo, ad una terra. Di chi ha deciso di fuggire dalla grande città e dallo stress cercando un angolo di tranquillità da qualche parte in collina. Di chi si è prima allontanato da un mondo per poi riavvicinarsi nel corso di una vita. Dall’Austria alla Spagna, passando per Slovenia, Francia e Grecia fino ad ogni singola regione italiana, accumunati tutti dalla stessa passione: il vino. Ma non è solo una passione per un prodotto tutto sommato facile da apprezzare e amare, ma anche per come si arriva a farlo, come si decide di trattare il suolo, la pianta, il frutto. Il LiveWine raccoglie molti produttori diversi, piccoli, alcuni piccolissimi, tutti, però, condividono la la stessa idea di rispetto per il territorio, per il lavoro in vigna e in cantina. La parola d’ordine è “natura”, nessun aiuto esterno (per quanto assolutamente lecito e consentito), niente fitofarmaci, niente chimica, in alcuni casi nemmeno i pochi solfiti che i vari protocolli ammettono. Una ricerca costante di qualità, di prodotti eccellenti con un unico principio ben in testa: rispetto per l’ambiente e sostenibilità.

Ogni volta che ti capita di parlare con qualcuno di questi produttori, in regioni diverse, con metodi diversi, percepisci sempre una costante di fondo: amano profondamente quello che fanno, e questo amore traspare nelle loro parole ma anche dalle bottiglie che producono. Si percepisce quando si mette il naso nel bicchiere e quando si porta il frutto di tutto quel lavoro alla bocca.

Palazzo Del Ghiaccio, Milano.

A prima vista l’immenso salone dal sapore liberty si presenta come una massa uniforme di tavoli e bottiglie. Bisogna girare, fermarsi, ascoltare e semplicemente lasciarsi guidare dai propri gusti ma anche un po’ dalla curiosità. In questa 3 giorni milanese, abbiamo trovato tutti disponibili a raccontare del proprio lavoro, di come sono arrivati alla loro produzione, di come hanno sperimentato e anche di come a volte non vada sempre bene e magari un anno le bottiglie che riescono a produrre sono molte meno di quelle sperate, ma va bene così. La natura toglie, la natura dà.

Si può andare in una manifestazione di questo tipo senza essere dei sommelier professionisti? Assolutamente sì, noi lo abbiamo fatto. Magari ci siamo persi qualche nota di albicocca secca o qualche sentore di frutti rossi, ma abbiamo comunque assaggiato e apprezzato degli ottimi vini. In più all’interno del grande spazio erano presenti anche alcuni stand di prodotti gastronomici che spaziavano dai formaggi, ai salumi, dai prodotti da forno al miele. Esiste qualcosa di meglio di formaggi, taralli e vino?

Live Wine 2018.

É anche un modo per entrare in contatto con realtà che magari non si conoscono, un modo per conoscere un territorio con la scusa di andare ad assaggiare in cantina quello che in questi 3 giorni si è solo sfiorato. Noi siamo sempre stati dell’idea che i grandi viaggi a volte inizino a pochi kilometri da casa, e la scoperta di un prodotto così legato a un territorio e che lo caratterizza così fortemente è sicuramente un chiave di lettura molto interessante per un fine settimana o per un giro di qualche giorno in più.

Ok, è stato tutto molto bello e interessante, ma qualche consiglio per bere bene no?

Eccolo (a nostro insindacabile e assolutamente non professionale giudizio, in ordine sparso):

Offida Pecorino e Marche Passerina di La Valle del Sole Offida  (Marche)

La Cupa – Sangiovese di Mani di Luna (Umbria)

Vino del Passo e Gewürztraminer di LieseleHof (Alto Adige)

Serenaro e Riserva Sangiovese di Villa Venti (Emilia Romagna)

Centesimino e Perlagioia di Ancarani (Emilia Romagna)

Durlindana e Pianpiano di Castel del Piano (Toscana)

Sole e Vento e Bukkuram Padre della Vigna di De Bartoli (Sicilia)